Il primo sindaco grillino d’Italia, per di più di una città capoluogo di provincia. La prima vera affermazione elettorale del Movimento che “nessuna aveva visto arrivare”, come direbbero gli americani. Sembra già passata una vita, da quel maggio 2012, e sicuramente è passata per Federico Pizzarotti, che deve aver vissuto quattro anni molto intensi. Passato dall’anonimato alle luci della ribalta nel giro di una notte, non dev’esser stato facile sedersi su quella montagna di debiti e di scandali che minavano l’incerto municipio di Parma. Ebbe il coraggio folle di farlo. Arrivava da un’elezione vinta sull’onda del disgusto per la politica tradizionale, intrallazzona e corrotta, cui purtroppo fece seguito un progetto politico sostanzialmente impalpabile. Questo, in estrema sintesi, è il riassunto della saga pizzarottiana, e oggi il sindaco si trova ad affrontarne il fragoroso epilogo.

La sospensione è solo la fine di una lunga fase da separato in casa, e la causa della separazione è sostanzialmente ideologica. Se vogliamo semplificare, Pizzarotti incarna una delle due anime del Movimento 5 Stelle, quella meno ambiziosa e forse più pragmatica, che cavalca il mantra dell’onestà. E’ tristemente ironico che debba cadere proprio per mano di un avviso di garanzia. Questa corrente di minima è stata spesso e volentieri strumentalizzata da Grillo e dai pueri novi del direttorio, ma non li accontenta, non li finisce. Chi segue Grillo da quando era ancora un comico lo sa: nei suoi spettacoli c’era di tutto, dall’auto ad idrogeno (e lui beveva l’acqua che usciva dallo scarico) alle mazzate tirate ai computer, dalle palline magiche da usare al posto dei detersivi alla sovranità monetaria, fino alla scoperta della Rete (e la fine delle mazzate). Da quel magma zazzeruto e ribollente che si agitava sul palco sono partiti come lapilli i meetup, l’ossatura reale e fisica del Movimento. Assemblee di persone che si autocoordinano su internet per agire sul territorio. E’ qui che nasce in buona parte il programma politico del Movimento di massima, quello ambizioso, quello della democrazia diretta, della decrescita felice, della sovranità monetaria e della sovranità della Rete. Questo Movimento ha spesso utilizzato l’altro, colpendo la sciagurata classe politica della Seconda Repubblica al fegato (noto punto doloroso per i pugili), ma non si può ridurre l’intera non-ideologia pentastellata all’onestà.

E’ qui che nasce concettualmente il problema tra Pizzarotti e Grillo, nell’essere diversi, addirittura troppo diversi per stare assieme. Antropologicamente, il sindaco è un piddino al vago odor di ambientalista. La forma mentis è quella. E’ una persona economicamente di destra e progressista su diritti civili e immigrazione, che molto probabilmente si definirebbe “di sinistra”. Di 5 Stelle ha solo il mantra dell’onestà. Lo dimostra buona parte del suo operato. Il problema del debito è stato affrontato come il peggior Monti, strozzando i cittadini tra tasse e multe (chi è di Parma avrà segretamente ringraziato più volte il fucilatore plurimo del velox in tangenziale sud), vendendo assets pubblici (tipo le azioni Iren del Comune) e tagliando le spese all’osso, compresa l’ordinaria manutenzione delle siepi o delle fontanelle dei parchi (in compenso ha installato i distributori di acqua pubblica, chiaramente a pagamento). Insomma, un’austerity in salsa comunale. L’esperimento monetario dello Scec è stato vagamente lanciato senza venire mai sostenuto. L’ambientalismo ha preso le forme di una cervellotica raccolta differenziata porta a porta, gestita dalla stessa Iren proprietaria del celeberrimo inceneritore di Ugozzolo, in palese conflitto d’interessi. E proprio il grande forno è responsabile della prima incrinatura nel rapporto tra Pizzarotti e i vertici del Movimento ma anche della frattura tra il sindaco e la sua base, il meetup di Parma.

E’ infatti proprio a livello locale che la frattura tra le due anime, tanto qualunquista l’una quanto radicale l’altra, si è palesata per prima, con lo sfaldamento del meetup, ad oggi composto praticamente dai soli consiglieri comunali. In compenso ne sono nati altri due, dalle alterne fortune, più o meno anti-Pizzarotti, composti dagli emarginati dal sindaco, che sembra aver fatto nel piccolo ciò che Grillo fa nel grande (in questo sì, simili). Poi è arrivata la fuoriuscita di due consiglieri dalla maggioranza, che hanno creato un nuovo gruppo consiliare sempre a denominazione 5 Stelle, ma all’opposizione. Nel mentre, è avvenuta tutta l’epopea pubblica sulla stampa nazionale del “sindaco dissidente”.

E’ da quella promessa non mantenuta, lo spegnimento del grande forno, che sono cominciate le frizioni tra l’anonimo staff e Pizzarotti. Accuse reciproche, iniziate non appena si capì che tra le promesse elettorali e le difficoltà del governare si frapponevano contratti firmati da altri e obblighi di legge: le luci si sarebbero accese ad Uguzzolo, e sono ancora ben visibili nella notte della Bassa. Grillo e Casaleggio non si risparmiarono qualche frecciata (“le promesse si mantengono”) perché avrebbe voluto più coraggio, il coraggio del radicale. Il sindaco la prese male, rispose che governare era diverso, che era una questione di responsabilità, di doveri istituzionali, palesando quella differenza di vedute di fondo sulla natura stessa del Movimento.

In seguito non risparmiò gli attacchi, nel corso di un’escalation che ha trovato da poco il suo cessate il fuoco. Approfittando della visibilità che i media gli offrirono, Pizzarotti si lanciò più volte in critiche anche profonde alla gestione del duo di testa. A torto o a ragione, di sicuro non mostrò aziendalismo, forse si ammalò pure di protagonismo. E’ finito col difendere per partito preso gli espulsi, fino a convocarli a Parma in una pallida imitazione della già eburnea Leopolda di Renzi. C’è del vero in quello che ha spesso affermato Pizzarotti: il Movimento 5 Stelle ha seri problemi di democrazia interna, che derivano dalla sua (probabilmente voluta, in parte per motivi ideologici in parte utilitaristici) cronica carenza di organizzazione. Nessuno però lo ha incaricato di risolverli. In politica più che in altri campi della vita, bisogna sapersi e saper pesare. Tra un microcebo politico ed un pachiderma la differenza di stazza è notevole, e Pizzarotti è al massimo un ungulato di media taglia. Finirà col far perdere qualche punto percentuale al Movimento proprio quando questi era in odor di sorpasso al Pd, per poi scomparire.