Il PD è di nuovo nella bufera. Lasciatosi da poco alle spalle il pasticcio romano di Ignazio Marino, ecco che a far parlare di sè è di nuovo il governatore della Campania De Luca. De Luca, già molto chiacchierato ai tempi della sua candidatura e successiva elezione, e in quell’occasione definito addirittura “impresentabile”, questa volta è al centro delle polemiche poichè avrebbe barattato la sentenza che sospendeva l’applicazione della legge Severino nei suoi confronti in cambio di un incarico nella sanità regionale al marito del giudice autore della stessa sentenza.

L’imbarazzo dei vertici democratici in questa faccenda è evidente, considerato che sulla candidatura di De Luca avevano puntato e ci avevano messo la faccia soltanto qualche mese fa. Qualche sparuta dichiarazione è arrivata dalla Bindi, che già tempo fa aveva inserito il governatore campano nella lista degli “impresentabili”, o dal ministro della Giustizia Orlando, che, solo ora, ammette che fosse dipeso da lui De Luca non sarebbe stato presentato come candidato PD in Campania. Ma per il resto dalla segreteria silenzio. Un’altra volta Renzi di fronte a una cantonata del partito, piuttosto che affrontare il problema, si è dileguato. Alcuni dicono di averlo visto a Malta, altri dicono che sia stato avvistato addirittura in Arabia Saudita; ma dal premier nessuna notizia, nessuna dichiarazione. Silenzio.

Quello di questi giorni è un copione ben collaudato, già visto ad esempio per il pastrocchio romano della vicenda Marino, in cui il premier per mesi ha preso le distanze dagli accadimenti romani, che avrebbero intaccato la sua immagine di uomo legato al successo e all’ottimismo, preferendo rimanere in una posizione ambigua di silenzio, aspettando che la bufera passasse senza assumere chiare posizioni pubbliche.   In occasioni come queste il premier preferisce abbandonare la nave e squagliarsela all’estero, a sciorinare la bella storia dell’Italia in ripresa e fuori dalla crisi (?) in cerca di investimenti stranieri, un po’come quei truffaldini e petulanti venditori di pentole sui pullman delle gite parrocchiali. Questa volta è andato a prendersi una boccata d’aria in Arabia Saudita da re Salman, e si è fatto un un giretto al vertice sui migranti di La Valletta, ignorando del tutto la situazione italiana. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Gli italiani penseranno che lui non c’entra niente e non lo assoceranno mentalmente alla losca vicenda di De Luca.

Quella che vediamo in scena è infatti una precisa strategia di comunicazione e di immagine, ben studiata dai consulenti del premier. I mantra: non associare la propria figura a vicende negative, torbide; accostarla compulsivamente a eventi in cui la vittoria, il successo siano in primo piano. E da qui le fughe di Renzi dai vari Marino, De Luca, dai disastri delle alluvioni, dalla città di Messina senza acqua per giorni, e da ogni evento del Paese che possa gettare un’ombra sulla sua aura di uomo di successo. La sua vetrina sono gli eventi mondani, l’Expo, dove non manca mai di esporsi con tanto di claque salmodiante e codazzo di stampa compiacente al seguito . Una strategia del genere certamente ha il risultato di legare l’immagine di una persona al successo e alla positività (almeno agli occhi di chi non si sforza di andare oltre l’apparenza); anche se un marketing del genere sembra confarsi più a un personaggio dello spettacolo, a un attore, a una rockstar, che a un primo ministro. Per un uomo politico, alla guida di un Paese per giunta, tutto ciò risulta alquanto inappropriato. La tempra e il valore di un uomo politico hanno infatti modo di venire in rilievo, e vi devono venire, soprattutto nei momenti di crisi e nelle avversità, circostanze in cui si misura la vera abilità politica e diviene chiaro se il politico è anche statista, o solo misero politicante. Non si può pretendere la botte piena e la moglie ubriaca e farsi solo le passerelle.

 La scelta di voler stare a tutti i costi lontano dalle situazioni difficili, il non saper accettare alcun tipo di critica, bollando chiunque si opponga ai proclami come “gufo”, a un occhio attento non fanno altro che alimentare l’immagine di un Matteo bambinone troppo cresciuto, capriccioso e un po’viziato, che si diverte a giocare a fare il presidente nel suo personalissimo “Renzi show”, ma poi quando c’è un problema si copre la faccia con le mani facendo finta di non esserci.  E non stiamo parlando del Renzi di Crozza, ma di quello vero.