Lavoro, tasse, sanità e istruzione. Questi i principali problemi che affliggono l’Italia d’oggi, ma il Parlamento sembra averlo scordato. Ed ecco che si ritorna a parlare di unioni civili, riconoscimento delle coppie  di fatto, stepchild adoption (possibilità che, all’interno di una coppia omosessuale, uno dei due possa adottare il figlio del partner). Infatti nelle ultime ore il dibattito politico, messa da parte la legge (controversa) di Stabilità, si è concentrato sul disegno di legge Cirinnà. Il ddl, che dovrebbe essere votato entro il prossimo gennaio, prevede in 19 articoli la costituzione di unioni civili tra persone dello stesso sesso ( che avranno gli stessi diritti e doveri dei coniugi per quanto riguarda residenza, abusi famigliari, assistenza sanitaria e carceraia, ecc.) e la stepchild adoption. Insomma, il disegno di legge tocca temi delicati, importanti, ma poco urgenti.

Il dibattito politico

Nel fine settimana il botta e risposta dei Ministri Alfano e Boschi sul ddl ha ravvivato i media. Il capo del Viminale, forte della corrente “ecclesiastica” interna a Ncd, ha dichiarato che il suo partito  non voterà mai l’adozione sulle coppie gay. Ci si è chiesti, allora, la maggioranza è divisa?  Macchè, la Boschi l’ha subito rincuorato: “Sulla stepchild adoption ci sono opinioni diverse e trasversali. Il Pd probabilmente lascerà libertà di coscienza su questo tema. Non ci saranno rotture del governo e di maggioranza, è possibile trovare un accordo”.

Si dice che sia stato proprio Matteo Renzi, illuminato anche da un sondaggio del Corriere della Sera secondo il quale 2 italiani su 3 sono contrari alla stepchild adoption, a chiedere al Ministro delle riforme costituzionali di fare un passo indietro per tenere vicino “l’alleato” Alfano. Anche se questo significa fare uno sgarbo alla minoranza del Partito Democratico sempre sensibile alle iniziative “progressiste” e pro-gay.

In realtà, sul tema del riconoscimento delle coppie civili e sull’adozione da parte dei gay, c’è stata una timida apertura da parte del Movimento 5 stelle, oltre che il sostegno di Sel. Ma non c’è stato modo di far cambiare idea al Premier e ai suoi fedelissimi.

Tra Peppone e Don Camillo

Insomma, la questione è delicata. E ancora una volta gli italiani si dividono tra Peppone e Don Camillo. E, come sempre, il cuore li porta dal primo, la testa dal secondo. Ma il principale ostacolo al ddl Cirinnà non si trova nei palazzi di Piazza Colonna e tanto meno a Palazzo Madama.

E’ dalle alte mura Vaticane che arriva il niet su gran parte del disegno di legge. E si sa, sulla questione gay, i preti in Italia hanno l’ultima parola.  Il segretario della Cei Nunzio Galatino ha tirato le orecchie all’esecutivo : «Non si può pensare a un governo che sta investendo tantissime energie per queste forme di unioni particolari ed il fatto sta mettendo all’angolo la famiglia tradizionale che deve essere un pilastro della società”. Quindi, stavolta, la lobby gay in tunica ha dovuto tacere. Secondo il portavoce della Cei la famiglia tradizionale è il nucleo sociale. E dovrebbe ricordarselo il Premier, dato che nell’ultima legge di Stabilità non ha inserito alcun provvedimento strutturale di reale aiuto alle famiglie ( sgravi fiscali, detrazioni, ecc..), oltre agli annunciati aiuti economici per bambini che vivono sotto la soglia di povertà. Insomma, per quanto riguarda il ddl Cirinnà, il riconoscimento di coppie gay e le loro adozioni, ci sarà ancora da attendere. Peccato.