Renzi ha deciso di muovere guerra ai talk show della Rai. La loro colpa? Troppo pessimisti. Guardano solo i lati negativi senza lasciare spazio alle notizie positive. “Se i talk show del martedì fannno meno della centosettesima replica di Rambo dobbiamo riflettere” ha poi concluso caustico.

Questa l’ultima sparata del premier, che evidentemente sembra aver confuso il servizio pubblico della Rai come una sorta di nuovo Istituto Luce, da utilizzare per propagandare la buona novella del cambiamento e diffondere sempre di più il culto della personalità del Primo Ministro. Un momento, ma la Rai è proprio tutto questo. Già, poiché gli stessi talk show che Renzi critica oggi sono quelli che fin dal suo insediamento un anno e mezzo fa hanno permesso la creazione attorno alla sua figura del mito dell’homo novus portatore di cambiamento, sono quelli che l’hanno incensato fino alla nausea per ogni scemenza detta o fatta, in un quadro degno della miglior emittente di regime. Sono quegli stessi talk show che hanno trasmesso in gran pompa le promesse lanciate nella famosa conferenza stampa di marzo 2014 (quella che sembrava la nuova pubblicità della Lidl, sì), salvo poi non averlo sbugiardato punto per punto a ogni singola scadenza non rispettata. Dunque cosa pretenda ora Renzi da questi suoi fedeli lacchè televisivi non è chiaro. L’hanno servito anche troppo bene fin ora. Forse dopo averli usati per il suo tornaconto personale si è improvvisamente stufato di essi e da bambino capriccioso qual è ha deciso di rottamare anche loro, come vecchi giocattoli rotti? Non sarebbe tra l’altro la prima volta che riserva questo trattamento agli amici, la fila dei pugnalati alle spalle dal premier è lunga. Oppure, magari, nella sua sempre maggiore distanza dalla realtà, isolato ogni giorno di più nei palazzi del potere, è davvero convinto che i programmi di intrattenimento politico pecchino di eccessivo pessimismo, e forniscano un quadro distorto dell’eroica e fulminante ripresa dell’Italia (ripresa che vedono solo lui e pochi suoi intimi amici).

Sono infatti lontani i tempi in cui si faceva vedere a spasso per piazza Colonna a bordo della sua brava smartina; ormai, stando a recenti avvistamenti, si aggira per il Paese con 24 auto e due moto di scorta (forse sa di non essere più tanto amato…), e chissà come deve essere difficile per lui, circondato da quella scorta faraonica, rendersi conto della situazione reale del Paese. E quindi giù con l’affondo su Di Martedì e Ballarò. Al quale, per quanto riguarda il servizio pubblico, ha risposto un Giannini ancora più ridicolo del solito, che si è lanciato in un’ardita prosopopea sui principi fondanti del giornalismo (“Siamo convinti che questa sia la missione: informare l’opinione pubblica mettendo in luce le zone d’ombra e le contraddizioni che albergano in ogni potere. […] Sempre al servizio del cittadino”), certamente ignaro del fatto che già quel giorno il direttore di RaiTre Andrea Vianello fosse andato a riferire in Vigilanza Rai per difendersi proprio dalle accuse lanciate dal PD e da Renzi. E deve averla capita bene la lezione Vianello, vista la sua prontezza nel dichiarare alla stampa che in effetti “Bisogna ripensare il genere”.

Ma il servizievole direttore in fondo ha ragione, il genere va ripensato. È vero infatti che i talk show arrancano, che gli ascolti non ci sono. Il livello (sub)culturale degli ospiti dei talk e dei dibattiti da essi intavolati è talmente imbarazzante che a volte non si capisce se si sta assistendo a una puntata di Ballarò o di Amici di Maria De Filippi. Questo è forse il nodo che il premier e i suoi dovrebbero aver a cuore di cambiare. Se il livello massimo del dibattito politico in Italia è una tumefatta e starnazzante Daniela Santanchè che si accapiglia con la ragazza-immagine di turno del governo Renzi – Madia, Boschi, Picierno, fate voi -, o al più un impettito Saviano – o Fazio, o Gramellini, o Benigni, fate sempre voi – che impartisce lezioncine di morale al popolo, allora non c’è da meravigliarsi se la gente cambia canale. Cento volte meglio le avventure di John Rambo delle labbra di plastica della Santanchè.