Che c’è di male a intervistare i protagonisti di una notizia girata su tutti i giornali del mondo, i funerali kitsch del capoclan Vittorio Casamonica? Nulla. Cosa c’è di sbagliato nel modo in cui lo ha fatto Bruno Vespa a “Porta a Porta”? Tutto. Come ha giustamente fatto notare il consigliere d’amministrazione Rai Carlo Freccero, lo scandalo non sta nell’affrontare il tormentone dell’estate dando voce a parenti di gente finita in galera. L’informazione non deve avere tabù, anzi è suo specifico dovere raccontare e indagare i fatti e i personaggi più oscuri, inquietanti e anche sgradevoli. Altrimenti si scivola nel pericoloso terreno dell’educazione edificante, che fa rima con manipolazione politicante. Cioè di parte. E difatti ad avere uno scatto isterico sono stati il sindaco di Roma, Ignazio Marino, e le vergini del Pd: con una coda di paglia lunga un chilometro, loro che amministrano una città dove succede tutto e il contrario di tutto e ognuno fa un po’ il cazzo che gli pare, hanno strepitato entrando nel merito di chi Vespa può o non può invitare nel suo salottino.

Chiariamo: fosse per noi, di quel salottino non dovrebbe restare nemmeno un centimetro quadro di poltrona. Ma non per smania di censura, conculcando il diritto di una testata giornalistica, qual è bene o male anche la trasmissione di Vespa, a scegliere chi e cosa mostrare. Ma contestando Vespa e il vespismo su come mostrano l’argomento. Cioè più in generale su come la combinazione di informazione e intrattenimento (infotainment) manipola le notizie, come se non peggio rispetto alla propaganda travestita da giornalismo. Il siparietto fra il conduttore compiacente e sornione e i Casamonica che sembrano usciti da una versione sfigata dei Soprano, è l’esatto contrario del significato di informare. Che equivale a far capire, far ragionare, suscitare un punto di vista critico. Senza pregiudizi ma senza neanche buttare le cose serie in barzelletta o in vacca. E’ il tocco perverso dei media che banalizzano tutto, tragedie e farse comprese, in spettacolini di quart’ordine.

“Quando Biagi ha intervistato Sindona e Buscetta o quando Santoro ha intervistato Massimo Ciancimino, c’erano forse le vittime?”, ha replicato il prelatone catodico a chi, stupidamente, gli rinfacciava di non aver fatto sentire il contraltare ai Casamonica. Come se adesso per tutto dovesse valere la stupidissima regola della par condicio. Ma altrettanto offensivo per la nostra intelligenza è il paragone che Vespa fa di se stesso con Biagi: che era di una noia mortale, con quella sua ripetitività e moralismo da vecchia zia, ma le sue erano interviste degne di essere chiamate tali, senza ammiccamenti, sorrisini, mani sfregate e untuosità. Il confronto con Santoro, invece, è in un certo senso calzante: Santoro è il rovescio, uguale e contrario, di Vespa. Se quest’ultimo fa il piacione, l’altro fa il santone. La nemesi sarebbe il primo che intervista il secondo e viceversa. Sarebbe l’apice del trash. Altro che i Casamonica.