Il 5 Gennaio è un giorno emblematico per la Sicilia. Un’isola conosciuta nel mondo perché madre di due diversi figli: il mafioso ed il primo nemico del mafioso. La vera antimafia non può che nascere in Sicilia, proprio qui dove tutto ebbe inizio. Proprio qui dove per molto tempo parlare di mafia era bestemmiare. Proprio qui, dove le prime file delle Chiese erano occupate dai boss della zona e poi ancora quelle dei funerali di Stato dai reali mandatari in giacca e cravatta. Qualcosa del genere la disse il giornalista Pippo Fava una settimana prima di essere ammazzato, quella sera del 5 Gennaio 1984 a Catania, in una intervista rilasciata ad Enzo Biagi (29 dicembre 1983):

“I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri. I mafiosi sono banchieri. I mafiosi in questo momento stanno ai vertici della Nazione (..) Il problema della mafia è molto più tragico, è un problema di vertice nella gestione della Nazione ed è un problema che rischia di portare al decadimento culturale e definitivo dell’Italia (..) Io ho visto molti funerali di Stato, molto spesso gli assassini erano sul palco delle autorità”.

Parole che non furono perdonate a quell’uomo che faceva molto più male a grossi imprenditori e politici che alla criminalità del ‘pizzo’. Fu il secondo intellettuale siciliano a morire per mano della mafia. Una mafia che però lui definiva cambiata, non la mafia di Genco Russo, non quella vecchia della coppola e della lupara. Ma la mafia moderna, quella che permetteva il proliferarsi di banche utili al riciclaggio di denaro derivante dai grossi traffici di droga dall’America e che egli stesso denunciava. Quella della collusione con la politica e l’amministrazione pubblica, quella del protettorato, quella dei compromessi.

Ma oggi, 5 Gennaio, avrebbe compiuto 68 anni anche Peppino, sì Peppino Impastato. Quel ragazzo ‘pazzo’ che sognava di cambiare Cinisi con la sola forza della parola. Quel ragazzo che le nuove generazioni hanno conosciuto grazie alle bellissime scene del film ‘I Cento Passi’ e che merita di essere ricordato nelle scuole, nei convegni, nei libri. Peppino era una rosa sbocciata in un campo di spine, quella rosa che riusciva a farne sbocciare altre in una Sicilia governata dalla mafia e dagli interessi. Quella Sicilia in cui “la minor distanza tra due punti” non era una retta ma una strada a curve di cui Peppino denunciava le speculazioni in una scena dello stesso film. Di Peppino oggi rimangono i suoi discorsi sulla bellezza, le sue denunce contro ‘Tano Seduto’ ed il sistema mafioso che rappresentava, i ricordi degli amici e di chi lo conosceva, l’albero di fronte il portone di casa sua.

Il 5 Gennaio è la nascita di Peppino Impastato (5 Gennaio 1948) e la morte di Giuseppe Fava (5 gennaio 1984). Un giorno simbolico, un giorno come tutti gli altri. Eppure oggi  come ogni giorno, cerchiamo di ricordare il giornalismo libero, i giornalisti liberi. Non lasciamo i loro volti appesi ad un quadro o le loro parole in bocca a chi non ci crede. Perché anche loro avrebbero forse denunciato la mafia di una certa antimafia. E perché le denunce di Peppino Impastato e Pippo Fava non moriranno finché non morirà anche quel sistema che li ha uccisi.