Emmanuel Macron vince il ballottaggio con oltre il 60 per cento dei consensi. Nel quartier generale del Front National non basta il canto della “marsigliese” a nascondere l’amarezza dei sostenitori accorsi nella capitale. Marine Le Pen è arrivata solo pochi minuti dopo l’annuncio ufficiale in diretta televisiva. “È un risultato storico e di massa, i francesi hanno scelto un’alleanza di patrioti come prima forza all’opposizione”, ha detto davanti ai giornalisti presenti nella sala Le Chalet du Luc. Con 11 milioni di voti i sovranisti scavalcano Les Républicains e il Parti de Gauche confermandosi secondo partito di Francia e già si preparano alle legislative del mese prossimo che li ha visti arrivare primi  in ben 47 dipartimenti (uno su due).

Urge una riforma elettorale che re-introduca il proporzionale all’Assemblée Nationale. La Francia repubblicana è entrata definitivamente in una nuova epoca. Il Front Républicain e il Front National non esisteranno più nei prossimi anni. Il primo non ha trovato unanimità all’indomani del 23 aprile, mentre il secondo cambierà nome come ha affermato lo stesso vice presidente Florian Philippot. “Una nuova forza politica che sia all’altezza delle necessità del Paese” probabilmente più aperta al dialogo con altri partiti politici come accaduto con Debout la France di Nicolas Dupont Aignan. Il paradosso è che c’è stato un “barrage” nei confronti di un candidato dell’establishment, e non viceversa. Votare Marine Le Pen non è più tabù. Sono tanti gli elettori che in cabina elettorale hanno sbarrato per la prima volta nella loro vita il suo nome. Molti secondo la logica del “tutti tranne Macron”. Du jamais vu in un Paese dove a pochi giorni dal ballottaggio i mezzi d’informazione – televisioni, riviste, giornali – aprivano già le porte dell’Eliseo all’ex ministro di François Hollande.

Il Front National viene sconfitto percentuali alla mano ma vince la battaglia delle idee confermandosi primo partito dei giovani (18-35 anni). E paradossalmente perdere a questo giro può voler dire evitare di assumere la responsabilità di fronte alla storia dell’aggravamento della crisi economica consolidandosi così come un’unica alternativa politica. La difficoltà sarà quella di tenere unite le diverse anime che coabitano all’interno del partito. Poi inizierà per i sovranisti la sfida più entusiasmante: quella del radicamento sul territorio e dell’egemonia culturale dal basso per scardinare il monopolio dell’informazione e della formazione da parte di una casta giornalistica e intellettuale che ai comizi, dietro le quinte, batteva il cinque a Emmanuel Macron. In democrazia non basta avere il popolo dalla propria parte ma è necessario costituire dei gruppi di pressioni nei centri di potere che contano. Senza quelli Marine Le Pen sarà condannata a non governare mai.