Non è un uomo: é una breaking news vivente, per dirla all’americana. Le 10, dico 10 ore di fila che si è fatto Enrico Mentana questa notte per le elezioni amministrative in una delle sue abituali “maratone”, ci lascia sinceramente ammirati. Non solo per lo stakhanovismo, che per gli stakhanovisti non è mai tale, nel senso che loro ci godono, a lavorare mentre gli altri solitamente non lavorano. Ma soprattutto per l’inumana resistenza al vuoto: nella prima parte, prima di exit poll e proiezioni, quando si deve commentare creativamente il nulla; e poi in tutta la parte restante, quando il nulla si fa «solido» (cit. proprio lui, l’indistruttibile Chicco) con l’affluire dei primi dati e delle prime dichiarazioni sensate, ma ciò nonostante rimane indefettibilmente e invariabilmente nulla, data l’inconsistenza di fondo della politica italiana. 

Il vero vincitore di queste elezioni è Mentana. Anzi: lui é le elezioni (che altrimenti sarebbero di una noia letale, con quelle Raggi, quei Giachetti, quei Marchini, quei Sala, quei Parisi, quei Fassino, ché a nominarli ed enumerarli tutti si prova la stessa elettricità di quando si contano le pecorelle). Domina il video, gigioneggia con gli ospiti (ma è proprio necessario invitare l’ammorbante Sorgi? perfido di un Chicco!), battuteggia con tutti, sipareggia con le sue teledislocate “spalle” Celata e Sardoni, imperversa in ogni collegamento. O si droga, o ci é nato, per queste profusioni notturne di acido lattico ed energia nervosa.  

Solo che, detto fra noi, se le elezioni le ha vinte lui, a perderle è stato il dibattito. Tutto è spettacolo e niente è al di fuori dello spettacolo, secondo Nostra Signora Televisione. In questo, Mentana è il migliore, è lui stesso un dopante umano: grazie a lui seguiamo perfino le soporifere banalità di un Cazzullo. Ma così, assuefatti al “mentanismo”, non resta più un pixel di spazio catodico per capirci davvero qualcosa, di questi benedetti risultati elettorali. C’è solo lui, e il suo protagonismo. 

I ragionamenti diventano rumore di fondo che ascolti solo perché sei in attesa del prossimo sketch mentaniano, e il tutto ti dà una sensazione di movimento, di “stare sulla notizia”, perché in realtà sei semi-ipnotizzato dalla sua incontenibile vitalità. E ti crogioli in uno stato quasi allucinatorio. Quello ideale del cittadino ideale della società ideale della democrazia reale: l’homo videns, altrimenti detto homo demens