In periodi di isteria collettiva, accade che Laurence Rossignol ministro della Repubblica francese, femminista e per ironia della sorte fondatrice del centro anti-discriminazione SOS Racisme, abbia l’ardire di paragonare le donne con il velo islamico a schiavi “negri” che sopportano la schiavitù. Ospite di un programma radiofonico sulle frequenze di RMC, il ministro socialista, rispondendo a un ascoltatore che le faceva notare come il velo fosse per tante donne una scelta, ha affermato: «certo che ci sono delle donne che fanno questa scelta. C’erano pure dei negri americani che erano a favore dello schiavismo. Credo che molte di queste donne siano militanti dell’islam politico».

Parole pesanti che hanno scatenato l’ira di numerosi musulmani e non. In rete è partita addirittura una petizione per chiedere le dimissioni del ministro, con più di 20mila adesioni in un giorno solo. La Rossignol, però, non ha ceduto di un centimetro scusandosi solo per l’utilizzo della parola “negri”, ma confermando in toto il resto. La vicenda Rossignol dimostra il preoccupante livello di razzismo e islamofobia a cui sta andando incontro non solo la società francese, ma tutto l’occidente. Un sentimento ormai non più appannaggio delle sole destre, ma fatto proprio anche dalle sinistre che, in nome della laicità e di un non ben chiarito femminismo, sfoderano con tutta l’arroganza tipica di un certo ceto il proprio disprezzo per il diverso.

Le parole della Rossignol sono razzismo di stato e certificano che l’odio contro i musulmani ha raggiunto lo stesso livello di razzismo della “civilissima” America della prima metà del ‘900. Del resto, l’omologazione culturale per dirsi completa deve coprire tutti gli aspetti del vivere sociale, anche quelli più bassi e deprecabili. L’islamofobia è la nuova frontiera del razzismo. Il paragone utilizzato dal ministro francese ne è la prova. La Francia con il laicismo a tutti i costi, le restrizioni legali sul velo e sui simboli religiosi e con un modello di integrazione fallito, ha tutte le carte in regola per diventare il capofila degli islamofobi d’occidente. Il jihadismo sicuramente gli dà una mano, ma non bisogna dimenticare che terrorismo e islamofobia viaggiano su binari paralleli. Il miglior regalo che si può fare ai jihadisti è abbandonarsi agli istinti dei seminatori di odio. Cavalcare l’onda dell’islamofobia, come in Italia fanno in tanti, su tutti Salvini, è un boomerang. Combattere il terrorismo significa anche lavorare affinché le condizioni che lo generano vengano meno. Il Rispetto del diverso, la lotta al razzismo e alle discriminazioni religiose sono dieci volte più efficaci di qualsiasi bomba o retata. Combattere l’islamofobia significa combattere il terrorismo. E chissà se prima o poi ci arriveranno anche Salvini e la Rossignol.