Arrivo al Circo Massimo con un manipolo di amici poco prima di mezzogiorno, due ore prima dell’inizio ufficiale del Family Day. Sui social i detrattori già si divertono a sbeffeggiare il nome inglese della manifestazione (“da amanti della tradizione avreste dovuto intitolarla Giornata della Famiglia”). Osservazione legittima ma l’impressione è che più che da un genuino amore per la lingua Italiana tali commenti siano mossi dal fastidio per la gazzarra festosa di famiglie dalla prole chiassosa e numerosa. Il catino del Circo Massimo è un tripudio di striscioni, stendardi, bandiere e vessilli. 

Un assortimento variegato e improbabile come variegata e improbabile sa essere solo la realtà cattolica, pro-famiglia e pro-life. Comunità Neocatecumenali, Alleanza Cattolica, Giuristi per la Vita, ProVita, parrocchie, preti in sottana o colletto, suore, frati e persino la parte battagliera e dissidente di CL (che non ha ufficialmente aderito alla manifestazione). Tutti uniti al grido di “Cirinnò”, “Sbagliato è Sbagliato anche se dovesse diventare legge”, “Unioni civili cavallo di Troia”, “Cirinnà non nel mio nome” e soprattutto “#Renzi ci ricorderemo”. Lo scandisce dal palco Mario Adinolfi, acclamato dalla folla, chiamando in causa il Primo Ministro e i palazzi del potere. Lo ribadisce la delegata croata Zeljka Markic, che ha raccontato come sia il Presidente che il Primo Ministro croati abbiano perso le elezioni dopo essersi opposti al referendum che ha introdotto nella costituzione croata la tutela del matrimonio tra uomo e donna. Temibili gufate croate. 

Chi si aspettava una giornata solo bimbi e palloncini in salsa melensa democristiana si è dovuto ricredere. Il popolo del Circo Massimo (la diatriba sui numeri, mirante al ribasso, è affare da rosiconi: piana e pendii erano stracolmi) si è schierato, senza aggressività ma con ferma risoluzione: rifiuto in toto del ddl Cirinnà, battaglia a oltranza contro ogni tentativo di legiferare su istituti altri del matrimonio, decisa opposizione ad ogni compromesso. Per intenderci, nessuna disponibilità a barattare qualche sussidio economico alla famiglia (promesso dalla finanziaria) per un tacito e mansueto consenso all’avanzata dei cosiddetti diritti civili. Ma anche nessuna illusione rispetto al dibattito in corso al Parlamento. Sul ddl non è stata ancora pronunciata l’ultima parola ma la propaganda omosessualista gode di potere economico, mediatico e politico, mentre il popolo del Circo Massimo, orfano di rappresentanti nei palazzi del potere, si è autofinanziato con donazioni anche da due euro (cit. Costanza Miriano). 

Golia contro Davide. Ma è un Davide rumoroso che Renzi, che ha legato il suo destino politico al referendum sulla riforma del Senato, farà fatica ad ignorare completamente (Premier avvisato, mezzo salvato). Alla fine della giornata resta comunque la soddisfazione per una manifestazione partecipatissima, netta nel messaggio politico e antropologico, mosso da un genuino e appassionato interesse per l’origine, la vocazione e il destino ultimo dell’uomo. I turisti nordici ci guardano spaesati: non si aspettavano di trovare in Italia tanta civiltà.