Che Marino sia innocente è facilmente dimostrabile col metodo logico per assurdo: se fosse colpevole, dovremmo dare ragione innanzitutto al PD romano, alle continue faide tra le famiglie che lo gestiscono mafiosamente e che stavolta erano tutte d’accordo nel congiurare contro il primo cittadino. Ma questo è assurdo: segue che Marino è innocente.

Che Marino sia stato un sindaco mediocre, lo percepiscono tutti. Un mix di piccole cose buone e cattive sormontate da grandi pagliacciate: la rivoluzione colorata dei matrimoni omosessuali (immediatamente repressa nell’inconsistenza), la pedonalizzazione dei fori senza nessuna strategia per la mobilità generale, la sottomissione al prefetto Gabrielli e all’imparzialità della legge (del più forte) nella gestione degli spazi occupati.

Il fatto è che Marino non sa neanche rubare. Marino è il “tecnico impolitico” della nuova moda politica, la stessa che lo ha fatto cadere. Perché il dato più frustrante di questa vicenda è che, ancora una volta, la politica vera non interessa più. Il grillismo, riassumendo in questa parola un iceberg di trasformazioni di cui in Italia Beppe Grillo ha saputo cogliere le ultime tendenze, ha già vinto. Le persone parlano di scontrini, i giornali titolano con colazioni da 8 (otto,00) euro. Sono psicosi collettive alle quali assistiamo sbigottiti: da malattie così profonde difficilmente si torna indietro.
Nella vana attesa di un sindaco (magari un’intera classe dirigente) che si ricordi che l’onestà è solo un mezzo e che per raggiungere qualsiasi fine politico è necessario anche sporcarsi le mani coi disonesti, un politico che sia fiero di rubare in nome di qualcosa, ammiriamo con rinnovata angoscia la prossima campagna elettorale per governare onestamente la capitale.
Chissà se Caligola nominò senatore il suo cavallo proprio perché non aveva mai rubato.