E’ stata lucida fino all’ultimo Ida Magli. Fino a ieri: quando si è spenta,a 91 anni, accanto al figlio. Dopo una vita di battaglie – sempre dalla parte delle minoranze, sempre in prima linea per i diritti sociali, sempre contro i conformismi dominanti – se ne va quella che lo scrittore Giordano Bruno Guerri ha definito “una dissolvitrice dell’ovvio”. Da brillante antropologa indagò l’Italia e gli Italiani uscendo dagli schemi limitati e approssimativi abusati dalla ricerca. Docente alla Sapienza fino alle dimissioni del 1988, decise poi di alzare la voce nel panorama intellettuale del Paese. Ai suoi insegnamenti hanno guardato in molti: ma non tutti sono entrati in classe. Ribelle e costretta all’impopolarità, controcorrente e dunque emarginata. Allergica al compromesso. Il nemico più grande: la dittatura europea, di burocrati e faccendieri, dietro cui intraveda la fine di ogni valore culturale e identitario.

C’era una Magli realista: “Tutto quello che costituiva il patrimonio della civiltà europea, è andato in rovina, si è dissolto con una rapidità quasi incredibile”. C’era una Magli sferzante: “Laddove tutti sono «uguali» (o vengono costretti a sembrare uguali) la passività dei sudditi è assicurata, ma è assicurata anche l’assoluta debolezza della società”. C’era una Magli profetica: “Andrai nella tua banca ogni mattina, che è la tua chiesa, e quei pochi soldini che non hai impiegato nella corruzione, li verserai lì, nelle mani dei nuovi inquisitori-poliziotti di banca ai quali confesserai «quante volte» hai usato le tue monetine, così che il Governo possa controllare se davvero le adoperi soltanto per mangiare”.

Ha vissuto gli ultimi anni con la condanna di non essere creduta; e se ne è andata con l’amara consapevolezza di non essersi sbagliata. In fondo, quindi, se la sua scomparsa sarà preda di un’indecente dimenticanza, niente paura: una così meglio ignorarla che ascoltarla. Darebbe fastidio ai campioni dell’ideologicamente corretto, ai filosofi del progressismo europeista, ai signori dell’austerity in pillole.

Aveva ragione: ma non lo si dica in giro.

Aurevoir Professoressa.