La libertà, dice il liberale. Ma la libertà di parola e d’espressione è il premio di consolazione che ci rimane, giusto pro-forma, per aver messo un cartellino col prezzo ad ogni esistenza, ad ogni aspirazione, facendo di ogni bene una merce, facendo di tutto un mercato, inchiodando ciascun individuo al reddito che produce e alla spesa che consuma. Gratta l’involucro ed esce che la libertà occidentale è la libertà di arricchirsi, e se non ci riesci, tu sfigato che non ti accontenti dello squallore casa-lavoro-weekend, la tua parola vale poco o niente. Non ha valore, non è un valore. Ecco perché libertario non equivale a liberale, ecco perché il liberale è un porco illuso.

L’uguaglianza, dice il democratico. Ma pensare di essere uguali in una società di diseguali che ha bisogno di masse di schiavi salariati significa cadere nell’autoinganno che permette di imperare a chi ci si ingrassa sopra. L’uguaglianza non esiste e non esisterà mai. Lo scopo di un’umanità sana dovrebbe essere valorizzare la differenza di capacità e talenti naturali (virtù, dicevano gli antichi che la sapevano lunga), eliminando l’ingiustizia che viene dall’accumulo e dalla speculazione del denaro, lo sterile nulla che corrompe tutto ciò che tocca – il vero e solo valore di tutti i valori nell’Occidente senza valori. Tutto il resto è truffa democratica, una testa un voto per legittimare i servi dell’unica chiesa globale, la finanza. Ecco perché il socialista (da societas, unione di uomini liberi) non può ridursi a democratico, visto che la democrazia è solo un metodo di governo tanto più utile quanto più promuove il conflitto d’idee sale della vita pubblica, e tanto più pernicioso se si prostituisce a strumento di oligarchie parassitarie.

La vita stessa, dice il borghese. Ma essere vivi vale se si vive per Qualcosa. Altrimenti manca il senso, ed è come essere morti che camminano. E allora anche i piccoli piaceri che fanno la piccola felicità quotidiana si svuotano di significato e diventano un grande alibi per aggirare la grande domanda: perché siamo qui? Il borghese, che non è più una classe sociale ma una condizione mentale ed esistenziale (“il privato prima del pubblico”), misura le giornate sul metro dell’edonismo da quattro soldi, dell’innocente evasione (termine rivelatore, come se fosse in gabbia), del suo particulare, del pensiero debole e del “tempo libero”, ché il tempo di lavoro è in realtà tempo imprigionato, schiavo.  Ma con la fissa tipicamente borghese dei diritti, pretende che godere sia un diritto, e con ciò si condanna da solo all’infelicità e alla depressione. L’ego infantile (io posso perché io voglio) che assurge a teoria e prassi politica: ecco la vostra bella modernità da dementi. L’individuo nobile (aristocratico, per dirla alla vecchia maniera) é la negazione dello spirito borghese perché mette al primo posto la propria vocazione, e il piacere è per lui il doveroso ristoro del guerriero.

Senza la sua superiore armatura tecnologica ed economica, l’Occidente è un pietoso narciso rachitico. Un falso eroe che ha svenduto l’Europeo all’Americano. Un poveraccio che ha perso il sentimento stesso della Grandezza, del Disinteresse, dell’Onore. E senza questi valori forti – cioè: umanissime valutazioni, ma che danno forza e regalano attimi immensi, che sfiorano l’eternità – autentici, connaturati alla natura profonda dell’uomo da quando è uomo (senza bisogno di scomodare alcun Dio, che o è stato ucciso, oppure se ne frega o si è da tempo chiuso nell’Olimpo, sdegnato e incollerito) non può esserci Giustizia, che è l’ideale più alto e più puro. E il cui motto è: gratis et amore Fati. L’unico Assoluto a portata di mano, per noi moderni che sogniamo l’oltre-moderno, per cui vale la pena vivere e soprattutto morire. E che assieme ai fanatici nemici della vita si fotta la bestia calcolante e vigliacca chiamata civiltà occidentale: noi si vuole l’Europa.