Erano tre anni che non avevamo notizie di Giovanni Lo Porto, un giovane cooperante palermitano sequestrato nel 2012 in Pakistan da un gruppo terroristico vicino ad Al-Qaeda. Dopo tre anni Barack Obama ha confermato ufficialmente la peggiore delle ipotesi: Giovanni Lo Porto è stato vittima, insieme all’americano Warren Weinstein, di un raid USA guidato da un drone delle CIA. Un parlamento semivuoto ha accolto l’informativa del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni mentre, qualche ora prima, Barack Obama ha chiesto frettolosamente scusa all’Italia a nome degli Stati Uniti. Un silenzio assordante circonda la morte di Giovanni Lo Porto: escluso il Movimento Cinque Stelle – che ha chiesto le dimissioni dell’intero esecutivo – nessuno ha provato ad alzare la voce contro il governo americano. Venerdì 17 Aprile, esattamente sette giorni prima, Matteo Renzi è volato a Washington per un incontro ufficiale con Barack Obama. Sorge spontanea una domanda: possibile che i due non abbiamo minimamente sfiorato l’argomento ? Possibile che nella remota possibilità di una vittima italiana a causa di un operazione militare guidata dagli Stati Uniti Barack Obama non abbia quantomeno avvertito Matteo Renzi? Le frettolose e tardive scuse di Obama, le timide proteste di pochi parlamentari, e come verrà in pochi giorni archiviata l’intera questione, ci ricordano ancora una volta un fatto oggettivo evidente: siamo l’ultima delle colonie statunitensi su suolo europeo. Ad un giorno esatto dalla festa della Liberazione – liberati e subito dopo rioccupati – bisognerebbe ricordare sempre che, come ci insegna la storia, esistono due categorie sociali tra loro inconciliabili: i padroni e i sudditi, chi ordina e chi esegue, chi si arroga il diritto di prendere decisioni per gli altri e chi subisce in silenzio.

Sigonella, Calipari, la strage del Cermis, Abu Omar, l’Iraq, Gheddafi, 110 basi NATO su suolo Italiano; quanto tempo bisognerà aspettare prima che qualcuno reagisca ? prima che qualcuno sia in grado di alzare la testa una volta per tutte ? La morte di Giovanni Lo Porto ci ricorda per l’ennesima volta quanto il termine “sovranità” sia completamente scomparsa dal nostro lessico quotidiano: dall’economia, alla politica, finanche a sfere umane più sottili – come i modelli culturali che plasmano la nostra identità – abbiamo perso la capacità di guadagnare spazi di autonomia e decisionismo. Oggi quelle mosche bianche che provano a ribellarsi o più semplicemente a tenere la schiena diritta vengono emarginati ed isolati. Come raccontava George Orwell in 1984 però l’epilogo è ancora più inquietante: non abbiamo solamente dimenticato chi sono i sudditi e chi padroni, ma ci siamo consegnati amorevolmente all’aguzzino.