Invitato a Milano da Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Culturale Lombardia-Russia nonché portavoce di Matteo Salvini agli Affari Esteri alcuni rappresentanti del Circolo Proudhon Milano hanno avuto modo di incontrare Aleksandr Dugin, noto politologo russo ideatore della quarta teoria politica, per discutere con lui in merito al sostrato politico che giustifica la sua posizione in merito, e alle eventuali esplicazioni concrete che tale teoria possa avere nel mondo reale. Dopo circa tre ore di dibattito eloquente ed illuminante, possiamo affermare con relativa sicurezza che vale la pena conoscerla ed approfondirla. Quello che la quarta teoria politica si propone di spiegare è una posizione antitetica al totalitarismo liberale, e nel contempo identificarsi come un nuovo modo di concepire la politica, superando il dualismo partitico e l’identificazione dell’eurasiatismo come un simulacro comunista o nazionalista. L’era della modernità ci ha condotti attraverso il secolo dei totalitarismi, di cui ancora subiamo gli effetti, essendo il liberalismo stesso una dittatura uscita vincitrice dallo scontro delle tre grandi teorie del XX secolo. Dugin propone dunque una sintesi hegeliana che supera e abbatte l’antitesi della modernità liberale che, attraverso la privazione delle scelte di carattere sociale, sta automizzando la società.

Concretamente, però, come si può trovare riscontro dell’efficacia di una politica post-moderna nel mondo reale? Guardate Putin, Orban e l’Iran. Tutti e tre i casi, tra pregi e difetti, si collocano in un settore che non può essere identificato come liberale, nazionalista e, tantomeno, comunista. Secondo Dugin essi sono in un “vuoto” politico che viene colmato con la quarta teoria. Il filo che unisce le tre vie percorse in questi esempi è una comune volontà di resistere al mostro liberalista di matrice americana contro una omologazione del mondo unipolare sotto l’egida dell’egemonia statunitense. Il lobbysmo economico, politico e sociale esercitato nel contesto di questa dittatura liberalista sta annichilendo l’individuo, privandolo della possibilità di operare scelte di carattere sociale, come la religione, il sesso e la razza.

Molti hanno tentato di screditare tale teoria, stigmatizzandola come estremista – di destra o di sinistra – secondo una classificazione convenzionale delle teorie politiche, un po’ come l’intellighenzia nostrana fa con tutta la filosofia che ripudia. Un errore comune, poiché tutto ciò che politicamente tenta di recuperare l’ideologia marxista o fascista altro non è che nostalgia o simulacro di un’essenza politica sconfitta dalla storia. Riscoprite Heidegger, sebbene la storiografia ufficiale lo tacci di antisemitismo. Continuate ad apprezzare Hegel ,sempre attuale ed efficace. Leggete la quarta teoria politica – a breve anche in italiano, si spera! – e maturate una posizione che sia oggettiva alla luce di quello che ci propina il modernismo peccatore. Rintracciate un concetto politico di virtù – Dobrodetel’ – e trovate un Dasein che faccia da tramite tra la meta-politica di Dugin e il mondo reale.

Putin, così come Orban e il progetto politico degli Ayatollah trovano dei riscontri in tale teoria. Dugin ha definito Putin un illiberale, nel senso stretto di nemico del liberalismo, così come Orban e in parte la Cina, seppur contaminata dalle elite liberali globalmente insinuate nella classe dirigente. La storia non è finita, così come sosterrebbe Fukuyama, la virtù post-moderna deve superare il peccato della modernità liberale, e non deve essere simulacro e nostalgia di ciò che è stato sconfitto. La storia non è finita, deve continuare ad avere testimoni.