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Benvenuti nella Terza Repubblica, benvenuti all’inferno

La nuova Italia di Matteo Renzi è sempre più simile a “Rinascita Democratica” di Licio Gelli
di - 14 gennaio 2016

Il 2016, come ci ripetono in continuazione, è l’anno decisivo delle riforme. Infatti è appena stata ratificata quella del Senato, inequivocabile segnale che il Governo c’è e procede spedito nella “modernizzazione” del Paese. La riforma Boschi è l’ultimo e fondamentale tassello verso il “premierato assoluto”, ovvero il sogno di un Partito della Nazione votato da una minoranza e retto da un uomo solo al comando. Un sistema che permetta di procedere spediti nel legiferare (o meglio – come spiegherò in seguito – nel ratificare) senza l’impaccio di un iter legislativo “arcaico”, che consentiva anche alle opposizioni di proporre, discutere e magari modificare le proposte di legge.

Il 2016 è un anno da segnarsi sul calendario; quello in cui nasce di fatto la Terza Repubblica. Infondo, se per definire la Seconda nel ’92 bastò Tangentopoli per sancire la fine del pentapartito, l’inizio del bipolarismo (ancora imperfetto, perché  frutto di coalizioni) e la personificazione della leadership; quest’anno si fa sul serio: la nuova Repubblica si fonda – come da tradizione francese – proprio sul cambiamento della Costituzione.

Come ogni radicale mutamento la Terza Repubblica non nasce certo di punto in bianco con la Boschi, ma è un percorso che ha subito una repentina accelerazione proprio con il governo Renzi. Se ne possono infatti ravvisare i prodromi già durante il premierato di Monti: è proprio  grazie all’esecutivo dell’emerito professore che viene inserito nella Costituzione il pareggio di bilancio; prima mossa atta a porre in scacco la Consulta su eventuali leggi a discapito dei Diritti dei cittadini. Durante quell’anno e mezzo si inizia a configurare la nuova Repubblica, dove l’elezione diventa opzionale e in cui, infatti  giustamente, non si parla più di governare ma di “governance”. Nei giorni del ricatto dello Spread e nel più totale asservimento di tutti i Media nazionali – e con l’interessata benevolenza di quelli stranieri – si consuma il primo e diretto attacco ai principi democratici dello Stato. Spazzato via il governo Letta e ottenuta una maggioranza grazie a quasi 300 “cambi di casacca” parlamentari – in totale spregio dell’elettorato – inizia a configurarsi la nuova Italia. Il Patto del Nazareno consente al premier di modificare il Porcellum, ottenendo così il pieno controllo sui deputati nominati dal capo del partito e capace – grazie al ballottaggio – di portare una minoranza a governare escludendo ogni terzo incomodo. Ma il progetto è più articolato e per compiersi necessita della riforma del Senato che, reso non più elettivo eppure carico di immunità, prevede la facoltà di modificare la Costituzione e soprattutto l’elezione di due dei giudici della Corte Costituzionale, pregiudicandone completamente l’indipendenza. La Terza Repubblica risolve anche l’annoso problema della lottizzazione della Rai e si può sintetizzare così: fuori i partiti, dentro il governo. Non più un cda ma un amministratore delegato che, grazie al nuovo canone in bolletta e alla pubblicità, avrà carta bianca e un budget superiore a ogni concorrente con prevedibili conseguenze. 

Non occorre essere gufi contro il “governo del fare” per capire il funzionamento della Terza Repubblica, basta attenersi ai fatti: una legge su tre è approvata con voto di fiducia; oltre il 60% di queste nascono poi al di fuori del Parlamento; 8 leggi su 10 sono presentate dall’Esecutivo e il 36% sono ratifiche di trattati internazionali, mentre il 26% conversioni di decreti legge. Il premierato all’italiana, attorniato da avvenenti quanto impreparate ministre, trova il suo habitat naturale nella Leopolda, nella Fondazione Open, nelle nomine di amici come Claudio Costamagna, vecchio amico di Bisignani, alla Cassa Depositi e Prestiti; non certo in aula.  Non osate però dire che questa nuova Repubblica è un “principato”; ci sarà il referendum a sancire democraticamente questa “rinascita”. 

Per approfondire con il Circolo Proudhon

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