I fatti di Colonia non rappresentano nulla di nuovo. Che le violenze sessuali di una minoranza etnica si concentrino in un punto o si distribuiscano su un territorio non sposta la sostanza del discorso: è solo una buona scusa per riattivare l’attenzione di chi vive e analizza il mondo dall’altalena delle emergenze mediatiche.

La dinamica fondamentale è sempre la stessa, già affrontata qui la scorsa estate: un gruppo di persone sradicate dalla loro terra (è assolutamente indifferente se per motivi di guerra o economici: la causa prima ricade inesorabilmente nel triangolo imperialismo/post-colonialismo/neoliberismo), sempre più simili ad indiani nelle riserve nordamericane, abbrutiti ed alcolizzati, mantenuti in condizioni di sussistenza precaria e privati di ogni dignità, sono mediamente più inclini a delinquere. I bersagli più facili, perché naturalmente più deboli, sono le donne. E questo è tanto evidente quanto indicibile, per vari ordini di motivi che sono stati già trattati altrove e su cui non vorrei soffermarmi.

Quello che è più interessante è riscontrare il grado di frazionamento della società. Oltre alla solita porzione di “destra” xenofoba, sembra ormai che anche la “sinistra” voglia polarizzare lo scontro verso posizioni estremamente ottuse, sezionare il fronte della lotta in entità sempre più piccole, fanatiche, terrorizzate. Ad oggi rileviamo i seguenti fronti: femministe contro immigrazionisti, immigrazionisti contro antiimmigrazionisti, antiimmigrazionisti a tratti con le femministe a tratti contro. E nel prossimo episodio, quando oggetto di violenza sarà un omosessuale rumeno, nuovi rappresentanti di categoria dovranno gettarsi nella mischia e battersi per qualche briciola di diritto, mentre la torta si allontana sempre di più.

Nel frattempo ogni slancio verso il ‘bene comune’ dorme sepolto insieme al concetto di comunità. Ogni desiderio di spazio sociale, di città vivibile arretra nel buio della sicurezza domestica o dell’illegalità rivendicata. Ogni guerra umanitaria, ogni devastazione e diaspora di culture non allineate viene incitata dall’urlo Welcome Refugees, in una meravigliosa eterogenesi dei fini. Le misure repressive restringono preventivamente la sfera della libertà al punto intoccabile della libertà di consumare: il livello dello scontro si è alzato, ma la posta in gioco ormai è minuscola. Un esempio su tutti: il sindaco di Colonia, Henriette Reker, pochi giorni fa ha dato alcuni consigli comportamentali (tra cui “tenere un braccio di distanza dagli stranieri”) alle donne della città, per evitare di incappare in nuove molestie.

Benvenuti, amici rifugiati. Benvenuti nel vostro prossimo inferno.