Ad ingrandire le fila della destra neocon non è solo la novizia Giulia Innocenzi, pronta dopo il suo soggiorno iraniano, ad indire una crociata fallaciana contro l’Islam sciita, a suo dire fondamentalista. Adesso c’è di mezzo anche un algerino francese ma frequentatore di Israele, Boulalem Sansal, scrittore erede di Orwell e prosecutore di Houellebecq che con il suo 2084. La Fin du monde (Gallimard) ripropone il capolavoro orwelliano in salsa islamista. Nel libro l’anno 2084 segna lo scoppio della “Grande Guerra Santa” contro la “Grande Miscredenza”, ossia l’Occidente infedele.  Al “comunismo integrale”del Big Brother descritto dallo scrittore britannico, Sansal preferisce immaginare un ipotetico islamismo totalitario nel fantomatico e anonimo (senza storia, scienza, strade, treni) paese dell’Abistan – finzione territoriale del Daesh? – dove un nuovo Dio, Yolah, viene pregato nove volte al giorno, impone rigidissimi costumi e vieta qualsiasi forma di pensiero attraverso una ridottissima lingua universale, l’abilang. L’alter ego di Muhammad, Abi, “il delegato di Yolah sceso in terra”, è il profeta del Gkabul, una sorta di Corano manomesso. Abi è la controfigura del Big Brother: “Il sistema è ispirato da Yolah, concepito da Abi, messo in opera dalla Giusta Fratellanza, sorvegliato dall’infallibile Apparato, e infine rivendicato dal popolo dei credenti per il quale era una luce nel cammino della Realizzazione finale”. Toni apocalittici, linguaggio escatologico e biblico, Sansal prefigura la mondializzazione musulmana come un Medio Evo oscurantista proiettato nel terzo millennio.

Benedetto da Houellebecq durante la trasmissione On est pas couché, il romanzo di Sansal ha toni ben più forti della “sottomissione dolce” dell’Islam di Ben Abbes. Certo è che l’algerino non sembra dotato di grande originalità quando al trittico orwelliano “War is peace, slavery is freedom, ignorance is strenght” sostituisce un banalissimo “la vita è la morte, la menzogna è verità, la logica è l’assurdo”, eppure ha colpito nel segno la destra pronta allo scontro di civiltà.  Nel libro infatti si condannano le élite europee progressiste che imbevute di politicamente corretto hanno paura di accostare la parola Islam a quella di terrorismo.

Finalmente anche Sansal finirà nella biblioteca dei ferventi fallaciani e la cultura della destra, abbandonando i maestri Guénon, Evola e Quinzio, nonché una corretta interpretazione dell’Islam, si è ridotta alle distopie fantascientifiche di qualche algerino nostalgico e agli istant book di Feltri, Non abbiamo abbastanza paura, strizzando l’occhio a chi, dall’altra parte, come la santorina Innocenzi, la pensa allo stesso modo. Non rimane che indossare la croce di San Giorgio.