Pur avendo poca esperienza del mondo dell’editoria, possiamo dire di essere stufi del piagnisteo pressapoco unanime delle piccole e medie case editrici che puntano il dito contro i soliti big del mercato del libro e il loro monopolio – che si basa tutto sulla capacità di intrattenere rapporti agevolati con la filiera della distribuzione. Noi siamo consci dei pericoli dell’accentramento culturale (Mondazzoli detiene il 40% del mercato) del dovere di mantenere intatto il valore della biblio-diversità e della necessità di diversificare l’offerta.

Tuttavia capiamo perfettamente il grande pubblico di lettori che compra su Amazon.it o che dopo una giornata di lavoro non si mette alla ricerca del libro “perfetto” sugli scaffali impolverati della piccola libreria indipendente che si situa chissà dove, ma che invece rimane accattivato dalle vetrine colorate di uno di questi grandi centri commerciali del libro presenti in tutti i quartieri di tutte le città. È l’ignoranza del lettore, sbuffano subito i radical chic dell’editoria. Certo è che i big pubblicano una marea di porcate, e grazie ad un abile e capillare lavoro di marketing, invadono le colonne delle grandi testate che ancora pretendono di svolgere un ruolo critico (e non invece, come fanno, esclusivamente pubblicitario). Ma non possiamo neanche biasimare chi si reca presso una casa editrice che dietro questa coltre di arci-fuffa commerciale ha un’offerta culturale di tutto rispetto – e questo è il caso di Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, Einaudi, Bompiani e quanti altri. Perché, infatti, privilegiare una piccola e media casa editrice che stenta ad essere presente sul territorio, che raramente è in grado di proporre, per mancanza di mezzi, delle vere novità nel panorama editoriale e che spesso si auto-isola colpevolizzando il pubblico “ignorante”? In questo panorama, perciò – arricchito da piccoli progetti editoriali che hanno un’offerta valida e di successo – noi vogliamo lanciare la nostra “sfida alle stelle” attraverso una risposta chiara e semplice a questa domanda. Ossia che si può scegliere una piccola casa editrice quando questa non offre soltanto un libro. Il problema dei big, allora, è l’impersonalità, l’anonimato, l’incapacità di costruire un rapporto con il lettore-cliente che non sia un questionario sui riscontri per il servizio ricevuto. Di qui, infatti, i grandi editori offrono esclusivamente il prodotto-libro. Contante, scontrino e arrivederci. Quello che noi ci proponiamo, è invece la possibilità di essere parte di un progetto dispiegato su tutto il territorio. Prima con L’Intellettuale Dissidente, che assolve alla parte formativa e istruttiva del lettore, portandolo a conoscere certe tematiche e a posizionarsi in un determinato modo nella topografia politica, e poi con le nostre edizioni, seconda tappa di approfondimento, raccoglimento e momento di conoscenza che prevalica la confusione digitale. Ultima fase è l’adesione al Circolo di lettori più vicino, spazio aperto al confronto e al dibattito, vera e propria comunità dove si possono portare avanti le proprie idee.

Ecco così che chi acquista un libro del Circolo Proudhon Edizioni, non compra soltanto un libro, ma entra a far parte di una storia in divenire, passa dall’essere un lettore generalista a diventare un lettore forte, solidale, appassionato, disposto a muoversi pur di reperire i titoli che più gli aggradano, disposto a partecipare e a contribuire a un progetto con un’identità ben definita, a far parte di una rete di persone che la pensano e si mobilitano come lui. In questo processo di istruzione/formazione/partecipazione c’è l’algoritmo per superare una crisi dell’editoria che è in realtà la crisi di un solo settore del mondo del libro, quello della lettura generalista e casuale, che è passata con disinvoltura dal comprarsi un libro a guardarsi Netflix e che alla fine dei giochi penalizzerà l’altrettanto generalista e anonimo modello editoriale dei colossi.