Apri Chiudi

Il Mondo Salvato da Elsa Morante

E' un manifesto. È un memoriale. È un saggio filosofico. È un romanzo. È un'autobiografia. È un dialogo. È una tragedia. È una commedia. È un documentario a colori. È un fumetto. È una chiave magica. È un testamento. È una poesia.

elsamorante

E’ un manifesto. È un memoriale. È un saggio filosofico. È un romanzo. È un’autobiografia. È un dialogo. È una tragedia. È una commedia. È un documentario a colori. È un fumetto. È una chiave magica. È un testamento. È una poesia. Così Elsa Morante definì “Il mondo salvato dai ragazzini”. Goffredo Fofi aggiunse: “È un comizio. È una predica”. Sono i primi mesi del 1968, l’Autunno italiano non è ancora previsto ma già si levano le prime voci nel deserto affinchè gli universitari – e non solo – giungano a ribellarsi. Elsa Morante dà alla poesia un compito di eccezionale difficoltà, quello della poesia come politica e come religione. Molto più vicina a Ghandi che a Che Guevara, intuisce la necessità di una rivoluzione disobbediente contro il potere dell’irrealtà, contro la schiavitù capitalistica.

Similmente alla Weil quella della Morante è una letteratura engagé, un vero e proprio strumento di lotta come può esserlo un chiodo quadripunte ed uno sciopero operaio. Pur diversamente da Pasolini anche la Morante rivolge le sue speranze ai giovani, ai nuovi, ai pazzarielli, agli F.P.. Sono loro a dover adoprarsi per la rivolta, per rompere le catene della democratica società borghese, per contestare l’istituito e la sintesi – già dominante negli anni ’60 – della (in)felicità economicistica. Elsa Morante non rifiuta l’apertura verso l’esterno, sa che la posta in gioco non è solo la sperimentazione letteraria bensì le sorti del mondo. La funzione della poesia, con Elsa Morante, è quella di far sentire di “non essere sé, ma tutti”, la poesia è “l’avventura disperata di una coscienza che tende, nel suo specifico, a identificarsi con tutti gli altri viventi della Terra”.
“Il mondo salvato dai ragazzini” è suddiviso in tre parti, all’interno delle quali la Morante sperimenta ogni forma di stile: la prosa, il teatro, il verso, la poesia visiva. Estende la propria ricerca fino al limite estremo del linguaggio codificato. A soccombere è l’edizione cartacea che per continuare a leggere occorre posizionare in orrizontale, tanto lunghi sono i versi.

Notevole successo ha “La canzone degli F.P. e degli I.M.” già pubblicata nel 1967 su Nuovi Argomenti, letta e divulgata anche dai Quaderni piacentini per merito dello psicanalista Elvio Fachinelli. Chi sono gli F.P.? I Felici Pochi morantiani sono indescrivibili, sono i brutti-Bellissimi, sono i poveri-Ricchi, gli analfabeti-Sapienti, sono i “semi originari del cosmo, che volano fra poli fantastici, portati dal capriccio dei venti”. Un elenco ci aiuta a decifrare e a comprendere questa criptica-Chiarezza: Gramsci, Rimbaud, Spinoza, Bruno, D’Arco, Bellini, Platone, Rembrandt, Weil, Mozart. Se il lettore non si soffermerà su tutto il volume, è necessario che almeno ponga attenzione al “grande manifesto rivoluzionario degli estremisti F.P.” che qui ricopio. Buona lettura!

il grande manifesto rivoluzionario degli estremisti F.P.
è stampato a miriadi nei giorni e nelle notti
da prima ancora che esistessero le lingue
e le scritture. Ma per tutte le cose leggibili
si dà sempre un’altra lettura nascosta,
e se i viventi ne smarriscono i cifrari,
anche l’autore delle scritture li smarrisce,
per quanto sia chiamato Dio. Difatti, la casa di quest’unico Dio sono i viventi,
e se questi chiudono le loro finestre l’abitatore della casa
resta cieco.
Noi dobbiamo riaprire le luci dei nostri occhi
perché lui riveda.
Forse
nei cieli non significa un’al di là, e nemmeno
una regione altrui, forse, la doppia
immagine così in cielo così in terra si può leggere capovolta
essendo una figura sola raddoppiata nel proprio specchio.
Forse, tornate fanciulli insegna che l’ultima intelligenza della fine
sta nell’identificazione col principio. E la trinità misteriosa
si spiega nel seme che, generando, genera se stesso
col sangue ininterrotto della propria morte virginea.
Quanto al tuo prossimo
tu (parlo anche a te, mezza I.M., che qui scrivi)
puoi riconoscerlo naturalmente in chi nasce
venuto non si sa da dove, e muore per andarsene non si sa dove
senza nessuno per salvarlo dal dolore né risparmiarlo dalla morte:
né padri né madri né in cielo né in terra.
Zingaro e solo: né più né meno
di te.
E qui anzi l’Anonimo della caverna è persuaso
che nel difficile comando: Amalo come te stesso
il come deve leggersi uguale a perché. PERCHE’
l’altro – gli altri (F.P. e I.M. sapiens e faber cane e rospo e ogni altra vita moritura)
SONO tutti te stesso: non tuoi simili né pari né compagni né fratelli
ma proprio lo stesso unico
TE
STESSO.
Tali cose (a dire, sempre, di colui) non sono nuove: anzi sono state evidenti fino dal principio
ai loro destinatari selvaggi, banditi o dispersi.
L’ambiguità delle lettere non è un caso
ma una INTENZIONE proclamata a sfida lacerante
dal mistero che grida: chi vuole intendere intenda!
Però la Rivoluzione totale sarà solo nel punto
che quella propria lettura (come = perché)
ti arriverà con il tuo stesso respiro, non meno naturale
di quanto all’infanzia comune arriva la scoperta
del pronome di prima persona <io>.
Così tu immediatamente
ti sarai riconosciuto: e a te
sarà venuto il promesso
e allegro regno tuo…

Domanda: Ma QUANDO?
Risposta: Non c’è QUANDO.
D.: Ma DOVE?
R.: Non c’è DOVE.
D.: Ma allora, COME?!
R.: Mah, così…
D.: Ma infine, sarà
o non sarà
VERO?
R.: E a me lo domandi,
o mio povero
ragazzo-ragazza?!

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS