Nata e vissuta ad Olympia (Usa), studentessa di arte e relazioni internazionali, a 23 anni decide di andare nella striscia di Gaza per documentare quello che sta succedendo in quella seconda intifada.

Ho proprio paura per la gente qui. Ieri ho visto un padre che portava fuori i suoi bambini piccoli, tenendoli per mano, alla vista dei carri armati e di una torre di cecchini e di bulldozer e di jeep, perché pensava che stessero per fargli saltare in aria la casa. In realtà, l’esercito israeliano in quel momento faceva detonare un esplosivo nel terreno vicino, un esplosivo piantato, a quanto pare, dalla resistenza palestinese. Questo è nella stessa zona in cui circa 150 uomini furono rastrellati la scorsa domenica e confinati fuori dall’insediamento mentre si sparava sopra le loro teste e attorno a loro, e mentre i carri armati e i bulldozer distruggevano 25 serre, che davano da vivere a 300 persone. L’esplosivo era proprio davanti alle serre, proprio nel punto in cui i carri armati sarebbero entrati, se fossero ritornati.

Parte il 18 Gennaio, e raggiunge i compagni dell’International Solidarity Movement.
Due mesi dopo, in una delle ordinarie demolizioni di case palestinesi da parte dell’esercito israeliano, Rachel e il suo gruppo tentano di fermare le ruspe. La tecnica degli attivisti prevede di pararsi davanti alle case e sbarrare con il proprio corpo il percorso del bulldozer. Ma il 16 marzo, davanti alla casa del suo amico medico Samir Masri, il bulldozer davanti a Rachel non si ferma. Rachel Corrie muore schiacciata.

Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.

Il giudice della corte israeliana di Haifa ha dichiarato innocente il conducente della ruspa perchè non avrebbe visto l’attivista davanti a sè. Questa assoluzione ha generato numerose polemiche a livello internazionale, suffragate soprattutto dai testimoni oculari presenti sul luogo dell’incidente.

Ma non è questo il punto: un soldato condannato in più non avrebbe spostato di una virgola la violenta occupazione e la lenta demolizione della Palestina, perchè altri mille lo avrebbero rimpiazzato su quel bulldozer.
Il punto è che c’è un’ideologia razzista e suprematista, di fronte alla quale ogni fondamentalismo religioso o etnico impallidisce, che si chiama sionismo e viene sponsorizzato in gran parte del mondo.
Il punto è che su questa ideologia è nato uno Stato coloniale chiamato Israele, che da 65 anni pratica un sistematico genocidio di chiunque si trovi sulla sua strada verso l’ebraicizzazione dell’intera regione.
E il punto è che se ancora oggi esiste una vaga speranza che un giorno questa ideologia e questo Stato vengano messi alla gogna dalla Ragione dell’umanità, questa speranza la tengono in vita le persone che a 23 anni fanno 12000 km per andare a morire sotto una ruspa. La tengono in vita le persone che hanno una casa comoda, in una città comoda, in uno Stato comodo che intrattiene guerre comode per asservire territori comodi, ma ad un certo punto decidono di alzarsi in piedi, di andare a respirare il fosforo delle bombe, di mangiare la polvere delle città rase al suolo e bere l’acqua avvelenata dall’occupante.

La tengono in vita quelli che continuano ostinatamente a frapporsi in affari che non riguardano direttamente il loro orticello, ma a cui si sentono legati a doppio filo in funzione di quel loro essere e restare umani.

La tiene in vita, a 12 anni dal suo martirio, il corpo schiacciato di Rachel Corrie.

Bisogna che finisca. Credo che sia una buona idea per tutti noi, mollare tutto e dedicare le nostre vite affinché ciò finisca. Non penso più che sia una cosa da estremisti. […] Quello che provo è incredulità mista a orrore. Delusione. Sono delusa, mi rendo conto che questa è la realtà di base del nostro mondo e che noi ne siamo in realtà partecipi. Non era questo che avevo chiesto quando sono entrata in questo mondo. Non era questo che la gente qui chiedeva quando è entrata nel mondo. Non è questo il mondo in cui tu e papà avete voluto che io entrassi, quando avete deciso di farmi nascere. Non intendevo dire che stavo arrivando in un mondo in cui potevo vivere una vita comoda, senza alcuno sforzo, vivendo nella completa incoscienza della mia partecipazione a un genocidio.