di Tommaso Segantini

La parola “intellettuale è diventata sostantivo nel XIX secolo, quando in Russia si cominciò a usare il termine “Intelligencija” per indicare quel ceto intellettuale rivoluzionario critico verso il regime zarista del tempo. Ma la figura dell’intellettuale esisteva anche nel periodo dell’Illuminismo, due secoli prima. Già in quel periodo, infatti, gli intellettuali svolgevano un ruolo politico e sociale importante, poichè avevano assunto il ruolo di portavoce del dissenso verso le autorità e le istituzioni del tempo.

Nell’epoca post-moderna di oggi, il ruolo assunto dagli intellettuali è tragicamente cambiato. Gli intellettuali, come dice molto bene Bauman, sono passati da “legislatori”, ovvero da individui che grazie all’uso della ragione erano in grado di progettare ordini sociali migliori, a “interpreti”, cioè a ceto al servizio del pensiero unico, che legittima il modello capitalistico dominante. Noam Chomsky rappresenta in questo senso oggi uno dei pochi intellettuali nel senso originale del termine, cioè una figura che attraverso il suo spirito critico e la sua lucidità è in grado di mettere a nudo le infinite contraddizioni del mondo moderno.

Chomsky nasce a Philadelphia, Stati Uniti, nel 1928, da genitori ebrei. Oltre a essere stato, nella prima parte della sua vita, un importante linguista, Chomsky è noto anche per il suo impegno politico, per aver criticato fortemente la politica estera americana, e per aver smascherato la strumentalizzazione dei mezzi d’informazione americani, schiavi delle potenti lobby economiche.

Chomsky è uno di quei rarissimi intellettuali che oggi varcano la soglia del cosiddetto “politicamente corretto”, cioè quel perimetro di idee, visioni del mondo, all’interno delle quali si muovono tutti i mass media, che permettono una critica solo superficiale dell’esistente, che non lo mettono realmente in discussione, e che, di fatto, non fanno altro che legittimarlo ancora di piú. Nel suo libro “La fabbrica del consenso” (Manufacturing consent), Chomsky descrive il meccanismo e gli effetti del controllo da parte di potenze economiche sui mass media. È innegabile che oggi, come sostiene Chomsky nel libro, i giornali che leggiamo tutti i giorni e più in generale tutti i media, influenzino il nostro modo di pensare, e che essi siano silenziosamente in grado di indirizzare, controllare, plasmare l’opinione pubblica. Questo controllo sulle menti degli individui causa l’accettazione passiva di quello che ci circonda, impedisce la formazione di un pensiero critico, e di conseguenza rende impossibile l’ideazione di società alternative a quella odierna. Il politicamente corretto dei media santifica l’esistente, lo naturalizza, e soprattutto lo eternizza, affermando che il mondo dominato dai rapporti di forza capitalistici di oggi è il solo mondo possibile.

Politicamente, Chomsky non si colloca in nessun partito tradizionale. Si definisce un socialista libertario, ed è stato contestato per aver, talvolta, assunto posizioni anarchiche (idee che non rientrano nel politicamente corretto). Questo rifiuto, o meglio questa incapacità, per formazione personale e per ideali divergenti, di collocarsi in un partito tradizionale (centro destra o centro sinistra), è un’ulteriore dimostrazione della sua onestà intellettuale, della sua coerenza, del suo coraggio di assumersi le proprie idee fino in fondo.

Chomsky è anche un convinto oppositore della politica estera americana dell’ultimo secolo. In una intervista, ha definito gli Stati Uniti come una “potenza terroristica”, facendo ovviamente riferimento alle invasioni da parte degli americani degli Stati che non volevano piegarsi al suo dominio, che non accettavano l’american way of life; invasioni che sono state e sono tuttora giustificate con la retorica dei diritti umani, o con l’esportazione della democrazia (come se la democrazia fosse una merce). La cosa piú grave, secondo Chomsky, è l’ormai globalmente condivisa accettazione che, riportando le parole di Obama, tratte dal suo discorso sulla nuova politica estera statunitense di pochi giorni fa,  “gli Stati Uniti devono sempre e comunque guidare la comunità internazionale”.

Definito dal New York Times “probabilmente il piú grande intellettuale vivente”, Chomsky è un modello da seguire, da cui trarre ispirazione, se si ritiene che oggi piu che mai è necessario liberarsi dalle morse del pensiero unico che distorce la realtà e, gramscianamente, fare “egemonia culturale”, creare una corrente di pensiero alternativa, seguendo le orme di personalità come Chomsky e altri pochi, veri, intellettuali.

“Se vogliamo, possiamo vivere in un mondo di illusioni confortanti” Noam Chomsky