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Nei primi anni Sessanta, un chitarrista e studioso di musica folk, fan della musica blues, di nome Tom Hoskins, si ritrovò a viaggiare per le antiche vie dell’America, alla ricerca di un posto chiamato Avalon, da qualche parte nello stato del Mississippi. Hoskins era sulle trace di una figura chiamata Mississippi John Hurt. Era il 1892 quando John Smith Hurt, venne al mondo nel cuore del Mississippi, in una piccola cittadina denominata Teoc. Fu cresciuto successivamente in un vicino paesino collinare, chiamato Avalon, cui facevano parte non più di cento persone. Cominciò a suonare la chitarra da autodidatta all’età di nove anni, scoprendo quel mondo che lo avrebbe presto condotto, non al successo, ma ad una tacita pace interiore. Un amico gliene aveva data in prestito una, quando si trovò a passare da lui per corteggiare una ragazza dei dintorni. Suonava principalmente per i suoi amici, nelle feste, e più passava il tempo più diventava abile, più il suo stile unico cominciava a formarsi. Tutti cominciarono a notare i suoi arpeggi veloci e un’accattivante ritmo sincopato, così spontaneo da sembrar quasi naturale. Un giorno Hurt raccontò che durante una fiera musicale nel suo paese uno dei musicisti, avendolo visto suonare, lo chiamò proponendogli di seguirlo e lavorare per lui. Hurt ovviamente rifiutò.

Uno di loro mi voleva, ma io dissi di no, perché non avrei abbandonato casa per niente al mondo.

Lavorò inizialmente come mezzadro, vivendo in una relativa reclusione, quando nel 1916 trovò, sebbene per breve tempo, un impiego nelle ferrovie. Intanto i suoi orizzonti musicali aumentavano di pari passo con l’età. I gusti che erano principalmente rivolti verso il blues, oltre che il gospel, si indirizzarono verso il ragtime e il country. Nei primi anni Venti fece il suo incontro con Willie Narmour, violinista, che diventò il suo fidato partner musicale. I due suonarono insieme in molte serate di square dance. Una di quelle sere si concluse con lo scioglimento del duo, e della firma di Willie per la Okeh Records. La stessa casa discografica che tempo dopo, nel 1927, notò John Hurt ad Avalon, proponendogli di registrare dopo una veloce e breve audizione a casa sua, in cui Hurt eseguì la splendida Monday Morning Blues. Delle otto tracce che registrò a Memphis, solo due furono distribuite: Frankie e Stack O’Lee; inoltre gli fu richiesto di registrare a New York l’anno successivo, entusiasti dello stile innovativo e vivace del chitarrista.

Mississippi John Hurt

Mississippi John Hurt

Ma come spesso accade, il talento e la bravura non sempre conducono al successo e alla fame anelati. Le due registrazioni infatti si rivelarono un totale fallimento dal punto di vista commerciale, unito a ciò l’abbattimento della grande depressione sugli Stati Uniti negli anni Trenta, la piccola casa discografica fu costretta a licenziare Hurt, decretando in tal senso l’epilogo della breve vita artistica del musicista. La sua intrepida destrezza come chitarrista, unita ad una natura schietta e pacifica, costituirono apparentemente il suo insuccesso come bluesman. Il suo modo di suonare era troppo tranquillo e articolato; anche la sua voce, inadatta per un pubblico alla ricerca di musica blues, o da ballo. Le sue sonorità erano forse meglio asservibili in piccoli luoghi, non molto affollati, all’ombra d’una intimità inespressa. Inoltre Hurt non considerava se stesso come cantante blues, piuttosto preferiva che fosse la sua voce stanca e le sue note grezze, quasi sussurrate, a parlare per lui, senza dargli un tono o un colore particolare, rendendo il suo timbro irriconoscibile e poco identificabile.

Ritornato nella città natale, nella sua cara Avalon, John Hurt, decise di dedicarsi al lavoro nei campi, abbandonando un po’ alla volta la chitarra, che suonava solo raramente, in occasioni di festa con gli amici. Tuttavia, per quel che se ne possa pensare, John non era minimamente deluso o insoddisfatto della sua vita, né tantomeno rattristato del suo fallimento. Questi erano problemi dei cosiddetti uomini d’affari,  ma per lui, piccolo mezzadro di un piccolo paese, il successo contava ben poco. Ad ogni modo, sarebbe potuto vivere e morire nell’oscurità e nell’ombra più assoluta, se non fosse stato per il Folk Music Revival degli ultimi anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Una nuova generazione di ascoltatori e studiosi improvvisamente espresse un profondo interesse per la musica dell’entroterra statunitense, non solo per ascoltarla, ma anche per riscoprirla e preservarla. Due delle canzoni di Hurt tra le quali Spike Driver Blues e Avalon Blues, apparvero in alcune antologie di musica folk, e si ignorava totalmente chi potesse essere la persona celata dietro la firma John Mississippi Hurt. Nel 1963, quasi quarant’anni dopo la prima incisione di Hurt, Tom Hoskins, ipotizzò che il cantante, seppur rimasto isolato dalla scena musicale per tanti anni, poteva essere ancora vivo e conduceva la sua tranquilla esistenza in un posto chiamato Avalon da qualche parte nel Mississippi. Seguendo gli indizi contenuti nella canzone Avalon Blues, Tom riuscì a scovarlo e il loro incontro fu decisivo, oltre che fatale per Hurt. Quest’ultimo aveva pressappoco settant’anni, con in viso i segni vividi di un’esistenza stanca e dolorosa, provata da una vita di duro lavoro, come poteva essere la vita di un bracciante in quegli anni. Tuttavia, ciò che colpì l’incredulo studioso fu constatare che le abilità musicali di Hurt erano rimaste inalterate, e che non si infastidì affatto quando egli gli chiese di poter ascoltare un po’ della sua musica.

Adesso so cosa provò Howard Carter quando aprì la tomba di Tutankhamon e guardò dentro. […] Lui era lì, vivo e ancora in piedi.

Quale emozione, provò John nell’imbracciare di nuovo la chitarra, o quella di Hoskins, nel vederlo suonare davanti ai suoi occhi, dopo tante ricerche, non ci è dato sapere. Quello che è noto, è che al chitarrista di Avalon, fu richiesto di partecipare a numerosissimi concerti, tra i quali al Newport Folk Festival, dove fu salutato e accolto come una leggenda vivente. L’umile mezzadro non si aspettava certo un successo di queste dimensioni, e quando questo nuovo mondo gli si schiuse davanti, fu ben grato e commosso nel trovare migliaia di persone – anche molti giovani che non erano neanche nati quando lui era in studio a registrare – ansiosi di ascoltare qualsiasi cosa egli avesse da cantare o da dire loro. Seguì un tour nelle principali università americane, e delle sedute di registrazione: prima in un contesto relativamente informale, allo scopo di catturare Hurt nella sua intima essenza e in un’atmosfera naturale e confortevole, e poi presso la Vanguard Records, con il cantante folk Patrick Sky nel ruolo di produttore. Differentemente da contemporanei quali Skip James ad esempio, lui non provò amarezza nel successo arrivato in tarda età, e come risultato continuò a soddisfare e conquistarsi nuovi ascoltatori praticamente fino alle ultime settimane della sua vita.

Mississippi John Hurt in concerto al Newport Folk Festival nel 1965

Mississippi John Hurt in concerto al Newport Folk Festival nel 1965

Si era ormai arrivati a metà anni Sessanta e John Hurt aveva colto l’opportunità di tenere concerti e fare nuove registrazioni, includendo canzoni vecchie e materiale inedito, lasciando un’eredità musicale senza precedenti, che non si discostava minimamente da quella dei primi anni Venti nei tempi della Okeh Records. Come molte persone a cui il successo arriva tardi nella vita, certi aspetti erano difficile da gestire. In particolare, affermò più volte che i soldi che guadagnava erano molti di più di quanti lui ne avrebbe mai sognati in tutta una vita di onesto lavoro. Il primo album che la nuova casa discografica pubblicò nel 1966 fu Today!, una serie di pezzi estratti dalle precedenti registrazioni. In aggiunta a ciò, la registrazione di un concerto che Hurt tenne ad Oberlin College nell’Aprile del 1965, distribuito sotto il titolo di The Best Of Mississippi John Hurt; le ventuno canzoni dal vivo erano tutto il meglio che si potesse sperare da un musicista del suo calibro: performance perfetta e suggestiva, nella quale esegue pezzi nuovi e vecchie ballate dal repertorio blues arrangiate da lui personalmente nel suo usuale stile country, mostrando al mondo un uomo al massimo della forma. La sua potenza musicale ed efficacia stilistica, a differenza di altri suoi colleghi, come Furry Lewis o Blind Blake per citarne alcuni, in cui le registrazioni erano mera distillazione di una musica che dal vivo risultava decisamente migliore, emergeva più chiaramente dai dischi, perfetta rappresentazione di ciò di cui era capace. Il lavoro di più alto pregio di Hurt fu distribuito nell’album postumo The Immortal Mississippi John Hurt. Tuttavia molti sostengono che solo con Last Sessions, anch’esso postumo, dimostrò il suo vero talento artistico e umano. Mai stanco di esplorare nuovi terreni per le sue liriche melanconiche, queste canzoni pongono sotto un luce fulgida la voce e la chitarra di Hurt, eternizzando tutta la forza, il vigore e la tenacia di un uomo che non si è mai arreso, e che pochi mesi dopo quella registrazione avrebbe incontrato la morte.

Mississippi John Hurt ospite nel  programma televisivo Rainbow Quest durante l’esecuzione di You Got to walk that Lonesome Valley

Mississippi John Hurt lasciò dietro di sé un’eredità unica negli annali del blues, e non solo in termini di musica. Un umile gran lavoratore che non tentò mai di ottenere fama o fortuna dalla sua musica, ma che condusse la sua vita nella più onesta e onorabile maniera possibile, e non troppo coinvolto nei drammi che sovente afflissero le vite di numerosi suoi amici musicisti. Lui era un musicista puro, d’animo e d’intenzione, che suonava per se stesso e per il più piccolo numero possibile di ascoltatori, sviluppando la sua tecnica chitarristica e il suo stile di canto per soddisfare nessun’altro che lui e ritrovandosi improvvisamente con un ampio seguito di ammiratori, proprio grazie a quel suo stile unico. Niente che abbia mai registrato fu meno ispirato, niente che abbia mai cantato fu meno sincero.

Bisogna percorrere quella valle solitaria,

beh, solo tu puoi farlo,

sai che nessun’altro potrà camminare al posto tuo,

bisogna percorrere quella valle solitaria.