Video tratti dal film Macolm X, di Spike Lee

Nato nel 1925 con il nome di Malcolm Little a Omaha, nello Stato del Nebraska, era figlio di Earl Little, predicatore battista, e Louis Little. Entrambi i genitori furono vittime di aggressioni da parte dei bianchi del luogo. Difatti, se torniamo indietro di qualche anno, al 1 gennaio 1863, quando Abraham Lincoln proclamò l’abolizione della schiavitù dei neri con il suo Proclama di emancipazione, l’odio razziale nei confronti degli afroamericani aumentò esponenzialmente, sopratutto a partire dagli anni 70′ dell’Ottocento. Attraverso le teorie del “razzismo scientifico” presero forma le leggi più disparate, causa della segregazione razziale perpetuatasi poi nel novecento. Gli stessi scienziati cavalcarono l’onda di queste nuove teorie per giustificare le avventure colonialiste dei paesi “sviluppati” Occidentali.

In questo contesto nacque Malcolm X, che dopo la controversa morte del padre, e la nevrosi traumatica della madre, fu affidato a dei tutori, e terminò la junior high school con i migliori risultati della classe. Lasciò la scuola soltanto dopo che il maestro gli sconsigliò, dato il colore della sua pelle, di intraprendere la carriera di avvocato. Malcolm, a questo punto, spassionato, affronta un periodo buio della sua vita. Si trasferisce a Boston e comincia ad avere i primi problemi con la legge, finisce a fare il lustra scarpe in un night club, poi nel quartiere di Harlem, a New York, dove tira su qualche soldo e conduce per un certo periodo un’esistenza dissoluta e spregiudicata: entra nel giro della droga, della prostituzione, dell’estorsione, e viene imprigionato dopo una rapina. La condanna, a causa anche dei suoi rapporti con donne bianche, ammonta a dieci anni di carcere. Era il 1946.

Fu in questo periodo che venne a conoscenza – tramite le lettere del fratello – della Nation of Islam, un’organizzazione indipendente,  di religione islamica, che cercava di coinvolgere intorno a sé tutti gli afroamericani degli Stati Uniti. Dietro le sbarre Malcolm cominciò, secondo la sua autobiografia, a comprendere il suo stato di perdizione, e intraprese un lavoro spirituale su sé stesso, che lo vide nel 1952, una volta uscito di prigione, totalmente cambiato. Vide la sofferenza subita dai suoi fratelli neri e dalle generazioni che lo hanno preceduto: quattrocento anni di schiavitù e ancora linciaggi per le strade, ancora segregazione, ancora razzismo. I suoi capelli rossi e la sua acconciatura, il suo modo di vestire da dandy “negro”, le sue attività illecite, non lo rendevano altro che un pagliaccio succube del sistema americano e bianco. Durante la sua permanenza lesse il corano e trascrisse a mano tutto un dizionario, studiò a fondo la storia per comprendere le origini musulmane che professava la Nation of Islam di ogni africano. Era proprio Elijah Muhammed, il capo e fondatore del Tempio Islamico, che sosteneva queste tesi, e considerava l’uomo nero come l’uomo originario dell’umanità. L’uomo bianco veniva invece dipinto come il simbolo del male e della perdizione. Una volta uscito di galera nel 1952, Malcolm si avvicinò a Elijah Muhammed, con cui aveva avuto durante questo periodo un rapporto epistolare ed iniziò a professare, con grandi abilità oratorie, il credo della Nation of Islam tra Boston e Chicago. Fu in questo periodo che gli agenti della CIA cominciarono a tenerlo sotto controllo.

Malcolm assunse il cognome X proprio per protesta contro lo schiavismo, poiché il cognome Little, come tutti i cognomi dei neri, derivava dai padroni dello schiavo. Si sposò con Betty X, anch’essa musulmana, da cui ebbe sei figlie. Tra il 1952 e il 1963 la Nation of Islam passò da 500 a 30 000 iscritti. La predicazione di Malcolm ebbe una forza esplosiva notevole, tanto che divenne un amico intimo del campione Muhammed Alì e il suo talento attirò persino l’attenzione di Martin Luther King, con cui, però, a causa dell’apertura verso i bianchi di quest’ultimo, non vi fu inizialmente un grande dialogo. Infatti le prime posizioni di Malcolm  erano nettamente più estreme, e non predicavano l’integrazione, ma quasi l’indipendenza, il “black power”, puntando il dito contro il nemico: l’uomo bianco e il suo sistema sociale e giuridico. Subito dopo la morte di JFK avvenuta nel 1962, il signor X asserì che questi episodi non erano altro che il frutto di uno sistema violento, e questa violenza, che i fratelli Kennedy non hanno saputo controllare, si è rivoltata contro di loro. Per le sue posizioni fu allontanto dalla Nation of Islam nel 1964, e formò un altro movimento non più basato sulla religione come essenziale collante sociale. Subito dopo però, nell’aprile dello stesso anno si recò alla Mecca per adempiere alla higgà, il pellegrinaggio, uno dei 5 pilastri dell’Islam che ogni buon musulmano deve compiere almeno una volta nella vita. Questa fu un’esperienza incredibile che lo avvicinò alle diverse culture del mondo unite semplicemente dal Corano: bianchi, neri, asiatici, arabi. Qui Malcolm comprese l’importanza dell’Islam come superamento dell’idea di razza e come unione sia sociale che spirituale.

“Da quando alla Mecca ho trovato la verità, ho accolto fra i miei più cari amici uomini di tutti i tipi – cristiani, ebrei, buddhisti, indù, agnostici, e persino atei! Ho amici che si chiamano capitalisti, socialisti, e comunisti! Alcuni sono moderati, conservatori, estremisti – alcuni sono addirittura degli “Zio Tom”! Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi!”

Macolm X, dopo essere sfuggito ad un primo attentato nella sua abitazione, fu ucciso durante un comizio all’età di 39 anni, nel 1965. Ad ucciderlo furono tre membri della Nation of Islam, che rischiarono immediatamente di essere linciati dal pubblico prima di essere catturati dalla polizia. Dietro il suo omicidio, però, alcuni – e lo stesso Malcolm, dopo le numeroso minacce di morte subite – considerarono una possibile intrusione della Cia.

“Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente; si limitano a piangere della propria situazione. Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose.”

Malcolm X rimane una figura controversa nel panorama statunitense, e le sue sollecitazioni forti, ma mai violente, le sue rivendicazioni che miravano a far recuperare al popolo afroamericano la propria libertà con qualsiasi mezzo necessario, furono una frattura importante nella sfera socio-politica americana, che diede quella dignità perduta ai neri, sempre più oppressi dalla democrazia made in USA, e influenzò tutti quei fenomeni successivi, come le “black panthers” e i movimenti di protesta della fine degli anni 60. Come ogni personaggio scomodo alle autorità, anche alle stesse autorità che lo hanno cresciuto e sostenuto, Malcom X fu assassinato e il suo omicidio, oltre qualche capro espiatorio sullo sfondo, come al solito, non viene mai pagato dai veri colpevoli.