Era nato nel dicembre del 1881. Un ragazzo come tanti, di famiglia modesta, cresciuto nei sobborghi parigini che così duramente lo improntarono più tardi al carattere aspro e al gesto impulsivo. Un uomo come pochi, esempio concreto per gli avanguardisti europei: su due ali, lanciava la propria sfida alle stelle.

A vent’anni lavorò in Inghilterra come meccanico, prima di ottenere – tornato in patria – uno dei primi brevetti da pilota. A Jules Védrines, così si chiamava, non bastarono i primi successi. Nel 1911 si aggiudicò la Parigi-Madrid su un monoplano Morane-Borel, ottenendo una buona somma di denaro e la Croce dell’Ordine di Alfonso XII di Spagna. Poco meno di quindici ore di volo per 1197 chilometri, un risultato che lo portò sotto i riflettori, ponendolo avanti a ben più noti piloti militari e civili. Nel frattempo, per mantenere moglie e quattro figli, trasportava giornali in aereo. Spaccone come era, carreggiare carta stampata non lo avrebbe mai soddisfatto; e allora eccolo, nello stesso anno, conquistare il record di 167,8 chilometri orari, da lui stesso superato nella coppa Gordon Bennett dell’anno successivo. Quei baffi ispidi e quella pelle rossastra conobbero più volte il vento gelido.

Tentò la via della politica, nella quale gli riuscirono meglio i comizi movimentati che la raccolta elettorale. Non erano i voti dei francesi, ma il cielo ciò che Védrines voleva conquistare. Perciò si arruolò in guerra. Prime missioni, esecuzioni perfette, ma caratteraccio insopportabile: venne spostato dai caccia agli aerei da trasporto.

Alla fine della Grande guerra, non si fece contagiare dal bisogno di pace e normalità. Qualche anno prima si parlava dell’istituzione di un premio di 25 mila franchi al pilota che fosse riuscito ad atterrare sopra il ben noto palazzo dei magazzini Lafayette, nel boulevard Haussmann. Nonostante le polemiche della stampa e l’interdizione della prefettura parigina, Védrines riuscì a portarsi – non senza danni all’aereo – su quella terrazza di venti metri per dodici, meritandosi il titolo di primo “delinquente aereo” della storia dell’aviazione. Era il 19 gennaio del 1919. Un fotografo immortalò l’impresa: l’aereo che sfiora la balaustra alta un metro, l’atterraggio brusco, gli amici che lo recuperano appena saltato fuori dall’abitacolo, prima dello schianto sull’edificio adiacente.

Furono quelle immagini, prova d’eroe, che i giornali recuperarono nell’aprile dello stesso anno, allorché Jules Védrines e il suo meccanico Marcel si schiantarono a terra con un Caudron C-23; inauguraravano la linea Parigi-Roma, con la pretesa di prendersi il cielo e la fama. Ma, traditi da un’ala spezzata, il bimotore si prese la loro vita.