“Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio”. Comportandovi così, perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere uomini. Una delle componenti indispensabili: la facoltà di indignazione e l’impegno che ne è la diretta conseguenza.”

E’ morto il 27 febbraio di quest’anno Stéphane Hessel, il padre del pamphlet “indignez-vous!”, un libretto che dal 2010 ha scosso un’Europa stanca e spassionata che punta il dito contro la crisi economica e i suoi fautori, contro l’Ue dell’austerity, le banche, la grande finanza, gli squali di Wall Street e l’economia nella politica. I primi contestatori sono gli indignados spagnoli, poi la protesta sorvola i Pirenei, attraversa le Alpi e si riversa in tutte le capitali del vecchio continente sino a raggiungere in seguito anche New York – il movimento #Occcupy – Tokyo ed Hong Kong. Di Manifestazione in manifestazione, le parole di Hessel “indignez-vous!” hanno rappresentato lo slogan di un protesta che rimarrà nella storia.

Proveniente da una famiglia di origini ebraiche ma convertita al luteranesimo, Hessel nacque in Germania, a Berlino, nel 1917. Arrivò in Francia nel 1925. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1939, venne mandato a combattere sul fronte francese e partecipò attivamente ai conflitti armati contro le truppe del Terzo Reich. Venne fatto prigioniero di guerra e riuscì ad evadere subito dopo per raggiungere a Londra il Generale de Gaulle che aveva lanciato il famoso appello alla Resistenza il 18 giugno 1940. Dall’impero britannico coordinò le azioni volte a destabilizzare l’avanzata della Germania nazista. Inviato in francia per svolgere la Mission Greco (il ripristino delle comunicazioni con Londra) nel 1944 fu catturato e deportato nel campo di concentramento di Buchenwald. Finalmente riuscì ad fuggire e si unì alle truppe americane che sconfissero definitivamente la Germania nazista.

Nel secondo dopoguerra partecipò alla stesura della Dichiarazione dei Diritti Umani e con il tempo cominciò diverse battaglie politiche in quanto attivista intellettuale. Tra le più importanti, e per la quale fu tacciato di antisemitismo, fu proprio una campagna anti-israeliana e pro-palestinese. Hessel accusò le autorità di Tel-Aviv di essere fautrici di crimini contro l’umanità nei confronti degli abitanti di Gaza. Al rimprovero di antisemitismo lo stesso Hessel si difese così:

« Mio padre era ebreo, sono scampato a Buchenwald, le accuse di antisemitismo non mi sfiorano.»

Il suo libro più celebre, “Indignez-vous!”, venne pubblicato nel 2010, quando Hessel contava già 93 anni. Un inno ad una gioventù invitata a rigettare l’indifferenza e a tornare ad indignarsi. Contro il torpore abulico e spassionato l’indignazione come strumento di lotta, da sbattere in faccia al potere, sulle piazze e per le strade, per recuperare un ruolo politico in una società alla deriva.  Contro un sistema fondato sull’economia finanziaria, incapace di ridistribuire la ricchezza, che è andato a modificare le dinamiche sociali, tra “pochi molto ricchi” e “tanti molto poveri”.

“L’interesse generale deve prevalere sull’interesse particolare, l’equa distribuzione delle ricchezze create dal mondo del lavoro prevalere sul potere del denaro.”

A favore di una riconciliazione nazionale tra le generazioni, un ritorno in politica della società civile in nome della volontà generale e non della volontà finanziaria. Contro la stampa politica e a favore dell’informazione indipendente, contro la dittatura dei mercati internazionali a discapito della democrazia e della pace.
Questi i temi che Hessel mette sul tavolo e che ci raccontano il mondo di oggi, delle guerre imperialiste e pseudo-umaniste Occidentali – pensiamo alla Libia e alla Siria – o dell’austerity acclamata dalla Troika, che di riforma in riforma toglie sovranità nazionale agli Stati europei e piega i popoli – l’esempio lampante è quello greco – a misure troppo rigide.

“Creare è resistere. Resistere è creare.”

Ma Hessel pur rimanendo sempre un resistente e un combattente, non fu mai un rivoluzionario, e il suo “Indignatevi” non è un appello alle armi e all’insurrezione, ma un richiamo per il singolo e per l’umanità allo stesso tempo, un richiamo a quei valori che hanno guidato la vera Résistence alla libertà e all’autodeterminazione.