Henry Mayers Hyndman nacque a Londra il 7 marzo 1842, in una famiglia benestante; il padre era infatti un ricco uomo d’affari. Dopo aver studiato nel prestigioso Trinity College di Cambridge, egli si dedicò alla giurisprudenza che abbandonò ben presto per intraprendere la carriera del giornalista. Nel 1866 Hyndman ebbe il suo battesimo del fuoco: fu corrispondente di guerra del quotidiano londinese “Pall Mall Gazette” (1865-1923) in Italia durante il terzo conflitto per l’indipendenza nazionale, in quella che è comunemente nota come la guerra austro-prussiana. L’impatto con la realtà di quello scontro fu tremendo per l’inglese, che visitò più volte la linea del fronte e seppe cogliere e restituire al lettore gli aspetti più vividi ed essenziali della conflagrazione, non nascondendo peraltro le proprie aperte simpatie per la causa italiana. Al termine del conflitto, Hyndman continuò a lavorare per il suo giornale come inviato speciale e viaggiò molto, visitando l’Australia, gli Stati Uniti d’America e numerosi Paesi europei.

A un certo punto della sua vita, Hyndman conobbe una svolta paragonabile a quella vissuta da San Paolo di Tarso, fulminato sulla via di Damasco: nel 1880, sulla nave che lo stava conducendo negli Stati Uniti, lesse il primo libro de Il Capitale (1867) di Karl Marx (1818-1883) in un’edizione francese donatagli da un amico. Fu per lui come una rivelazione: egli si convertì al socialismo marxista e professò ardentemente questa sua nuova fede per tutto il resto della sua vita. Al ritorno in Inghilterra, egli volle fare la conoscenza di Marx e ne divenne amico devoto. Il 7 giugno 1881 egli con alcuni seguaci fondò la Federazione Democratica; l’inglese aveva in mente un piano ben preciso e lo illustrò al perplesso Marx: esso consisteva nel tentativo di ridare vita alla gloriosa agitazione cartista stimolando un forte movimento di massa e puntando sul malcontento della classe operaia britannica. Le sue speranze si appuntavano sui militanti dei clubs radicali che esistevano allora in gran numero nelle zone operaie nella convinzione di riuscire a portarli sulle proprie posizioni e di dare loro un programma sociale definito. Marx cercò di prospettargli le difficoltà dell’iniziativa, sostenendo che il cartismo avesse ormai fatto il suo tempo, ma Hyndman seguitò imperterrito per la sua strada.

Oltre alle oggettive difficoltà del suo progetto, Hyndman dovette fare fronte all’ostilità aperta di Friedrich Engels (1820-1895) che lo disprezzava immotivatamente considerandolo un volgare opportunista e cercando ogni mezzo per metterlo in cattiva luce agli occhi di Marx e indurlo a rompere i suoi rapporti con lui, peraltro non riuscendovi. Il movimento di Hyndman fu dunque immediatamente inceppato dalle manovre sfavorevoli di Engels che divenne ancora più avverso all’inglese dopo la morte di Marx avvenuta nel 1883. Il tentativo di collegarsi ai clubs radicali legati alla sinistra del Partito Liberale poc’anzi ricordato non ebbe successo, come il Moro di Treviri, in questo caso facile profeta, aveva pronosticato; questi raggruppamenti furono tra l’altro spaventati da una netta presa di posizione della Federazione Democratica in favore dell’autodeterminazione irlandese e di denuncia delle misure coercitive prese dal governo britannico, giustificando gli atti di violenza in Irlanda come inevitabile reazione al malgoverno e alla repressione di Londra. L’iniziativa quindi naufragò.

Friedrich Engels, economista e filosofo autore, insieme a Karl Marx, del Manifesto del partito comunista

Friedrich Engels, economista e filosofo autore, insieme a Karl Marx, del Manifesto del partito comunista

A quel punto Hyndman, fino a quel momento guardingo, non ebbe più remore a caratterizzare la sua organizzazione in senso più espressamente e decisamente socialista: in una dichiarazione di principi adottata ad una conferenza del 1882, la Federazione denunciò “i partiti agrari e capitalisti” come nemici dei lavoratori, e proclamò che “coloro i quali col proprio lavoro producono la ricchezza delle nostre isole devono dipendere soltanto da sé stessi”. La dichiarazione proseguiva dicendo: “La Federazione Democratica si propone di fornire i mezzi per organizzare i lavoratori di Gran Bretagna e d’Irlanda, sì che essi possano essere in grado di salvaguardare quegli interessi della massa del popolo che attualmente continuano ad essere sacrificati all’avidità e all’egoismo dei benestanti”. L’anno dopo, nel 1883, la Federazione Democratica se ne uscì con una esplicita e definitiva dichiarazione in favore del socialismo: si trattava di un opuscolo, Socialism Made Plain, redatto per intero da Hyndman, che ebbe una discreta diffusione. Vi si reclamava la proprietà pubblica della terra e del capitale; l’elemento monopolistico che si celava nella proprietà privata dei mezzi di produzione industriale era denunciato come fonte di sfruttamento alla stessa identica stregua del monopolio della terra.

“Finché i mezzi per produrre o materie prime o merci manufatte- vi si leggeva -saranno monopolio di una classe, i lavoratori nei campi, nelle miniere e nelle officine dovranno vendere sé stessi per un mero salario di sussistenza. La creazione di ricchezza è già un fatto sociale, nel quale ognuno è costretto a collaborare col prossimo; è ormai tempo che anche lo scambio dei prodotti diventi un fatto sociale e venga sottratto all’avidità e al profitto individuale”.

Nel gennaio 1883, mentre era in corso questa fase di transizione della Federazione dalla democrazia radicale al socialismo, il celebre poeta e artista William Morris (1834-1896) aderì all’organizzazione; da allora, per quasi due anni, Morris e Hyndman collaborarono fraternamente e ne furono i dirigenti più noti. Entrambi fecero molto per trasformare la Federazione in una organizzazione prettamente socialista ed entrambi si batterono perché il nome della stessa venisse cambiato in quello di Federazione Socialista Democratica, cosa che avvenne sul principio del 1884. I due scrissero in collaborazione un opuscolo di grandi dimensioni intitolato A Summary of the Principles of Socialism e tutti e due ebbero un ruolo fondamentale nella nascita del giornale settimanale “Justice” (1884-1925), organo del movimento. In quello stesso anno, il 1884, il Reform Act concesse il diritto di voto ai lavoratori nei collegi di contea ed estese il suffragio anche nelle città; intanto, però, a dicembre scoppiò una crisi gravissima che determinò le condizioni di esistenza successive della Federazione e cambiò la vita anche ad Hyndman.

Il casus belli fu la vicenda di Andreas Scheu (1844-1927), esule austriaco e membro del comitato esecutivo della Federazione Socialista Democratica; costui aveva avallato la decisione secondo la quale gli scozzesi, invece di divenire una normale sezione della Federazione, si affiliassero invece ad essa in una maniera alquanto generica, mantenendo una larga ed indiscutibile autonomia. Hyndman, che perseguiva invece l’obiettivo della creazione di un partito proletario socialdemocratico centralizzato e disciplinato sul modello europeo continentale e ancora più precisamente tedesco, era nettamente contrario ad una soluzione di tale genere e denunciò senza indugio l’operato di Scheu. Lo accusò apertamente di anarchismo e ne chiese l’immediata espulsione. Nella riunione dell’esecutivo della Federazione Socialista Democratica apertasi il 23 dicembre 1884 e protrattasi fino al 27, dopo un lungo e tesissimo dibattito dai toni duri ed infuocati, la maggior parte dei membri del massimo organismo dell’organizzazione, capeggiati da William Morris, si dimisero e decisero di formare una nuova associazione politica che prese il nome di Lega Socialista. Gli scissionisti preferirono rassegnare le proprie dimissioni anziché approfittare del fatto di essere in netta maggioranza per poter reclamare una conferenza della Federazione con la quale prenderne definitivamente il controllo; semplicemente essi lasciarono la vecchia sigla a Hyndman e se ne andarono.

La curiosa decisione fu imposta da Morris, il quale pensava fosse meglio non accapigliarsi sotto gli occhi della stampa borghese, la quale avrebbe fatto di tutto per screditare il socialismo; inoltre Morris desiderava sbarazzarsi di vari personaggi importanti della Federazione, della cui buona fede dubitava, e contava di ripartire da zero con un gruppo di compagni animati da principi più affini ai suoi. Le accuse che i secessionisti mossero esplicitamente a Hyndman furono di direzione autoritaria e antidemocratica e di “opportunismo politico”. Ma sullo sfondo c’era qualcosa di più. Gli hyndmaniani si avviavano recisamente a creare un partito politico con ambizioni parlamentari; ma all’interno della Federazione Socialista Democratica vi era un consistente gruppo di anarco-comunisti, ovviamente e profondamente contrari all’azione parlamentare in qualunque circostanza. In seno alla riunione di cui abbiamo parlato, questa fazione si trovò infine a svolgere il ruolo di ago della bilancia ed unendosi ai seguaci di Morris riuscì nell’intento di mettere in minoranza Hyndman e i suoi compagni. Ma il culmine di tutta la vicenda, che ebbe dell’incredibile, fu la presa di posizione di Friedrich Engels, il quale per i motivi già accennati, razionalmente inspiegabili, legati alla sua profonda disistima personale nei confronti di Hyndman, diede il suo appoggio incondizionato alla formazione della Lega Socialista lasciando la Federazione Socialista Democratica al suo destino, benché la prima fosse ben lontana dalle concezioni engelsiane stesse e dal modello socialdemocratico tedesco che Engels caldeggiava.

La Federazione Socialista Democratica si era esplicitamente impegnata alla realizzazione in Gran Bretagna di una organizzazione partitica rispondente ai canoni engelsiani e facente professione aperta di marxismo ortodosso, dimostrando in questo senso una maggiore compattezza ideologica, a differenza della Lega Socialista, che fu sempre una organizzazione a dir poco eclettica, ambigua e composita e nella quale le varie componenti erano molto diversificate e lontane dall’avere una strategia comune, al di là del carisma personale e federatore di Morris, che non fu mai un marxista in senso stretto ma piuttosto un socialista libertario, e con una fazione anarco-comunista cospicua che condizionò l’esistenza stessa e le scelte iniziali e successive dell’organizzazione. Il posizionamento di Engels in questa vicenda ci mostra nella maniera più lampante come nello svolgersi della Grande Storia e delle piccole vicende connesse ad essa l’interdipendenza di molti fattori entra in gioco; non soltanto fattori economici, sociali e politici sono determinanti, ma nondimeno variabili psicologiche spesso imprevedibili ed irrazionali.

Come spesso accade, l’imponderabile fece capolino e dettò le sue condizioni. Va detto che molti anni più tardi, William Morris, in implicita polemica con Engels ormai scomparso, ammise di aver avuto torto a sospettare dell’integrità morale di Hyndman e che avrebbe dovuto restare con lui nella Federazione, ignorando le pressioni degli anarco-comunisti da un lato e di Engels stesso dall’altro a sostegno della scissione. Ad ogni modo, i risultati delle elezioni politiche del novembre-dicembre 1885, susseguenti a questo asperrimo confronto interno, dimostrarono la debolezza intrinseca e la fiacchezza della Federazione Socialista Democratica e la scarsa presa che essa ebbe in questa circostanza, confermata in seguito per tutta la durata della sua esistenza, sull’elettorato e sulla classe operaia britannica, nonostante le iniziative che essa tentò di dirigere, come quella in favore dei disoccupati con la richiesta, da tempo familiare nel socialismo dell’Europa continentale, del “diritto al lavoro”. Il governo, si affermava, aveva l’obbligo di assicurare ad ogni cittadino l’accesso ai mezzi di produzione e di disporre lavori pubblici per dar lavoro a chi venisse respinto dall’industria capitalista. Hyndman e i suoi seguaci sottolineavano con vigore l’idea di Marx secondo cui l’industria capitalista avesse sempre bisogno di un “esercito industriale di riserva” sia per avere una scorta di operai nei periodi di forte sviluppo, sia per tenere bassi i salari con la concorrenza per il posto di lavoro. E così, alla richiesta che lo Stato garantisse il lavoro abbinarono la propaganda per la socializzazione dell’industria e della terra.

Il filosofo ed economista tedesco Karl Marx, autore dell'ormai celebre Il Capitale

Il filosofo ed economista tedesco Karl Marx, autore dell’ormai celebre Il Capitale

La loro agitazione assunse la forma di dimostrazioni e cortei per chiedere interventi immediati e misure a lunga scadenza; uno dei metodi più efficaci a cui ricorsero fu quello di guidare alle chiese, la domenica, cortei di disoccupati. Ma il consenso del movimento operaio britannico fu raccolto da formazioni riformiste ed economiciste, legate al tradeunionismo che Hyndman avversò per tutta la sua vita. Infatti nel 1893 nacque il Partito Laburista Indipendente, guidato da James Keir Hardie (1856-1915); nel 1900 venne invece lanciata la proposta di una sorta di rassemblement di tutte le forze operaie inglesi allo scopo di creare un nuovo e forte partito unitario: il Comitato di Rappresentanza del Lavoro portò alla nascita del Partito Laburista nel 1906, ma già nel 1901 la Federazione Socialista Democratica si era ritirata dal progetto a cui aveva inizialmente aderito dopo avere verificato l’incompatibilità tra i propri principi marxisti e rivoluzionari e la vocazione riformista e filo-istituzionale della nascente formazione. Così nel 1911 la Federazione Socialista Democratica, insieme ad alcuni gruppi socialisti radicali minori, mutò nome e diede vita al Partito Socialista Britannico, che successivamente costituirà l’embrione del Partito Comunista di Gran Bretagna, fondato nel 1920.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Hyndman divenne un ardente sostenitore dell’intervento delle potenze dell’Intesa contro gli Imperi Centrali. Il suo interventismo era però molto distante dalle classiche posizioni dei fautori dell’imperialismo aggressivo e razzista britannico: Hyndman, come ricordato, fu sempre un convinto assertore dell’autodeterminazione irlandese, sostenne i boeri nei loro conflitti contro la Gran Bretagna ed infine promosse la causa dell’indipendenza nazionale indiana nel suo volume The Awakening of Asia (1919). Egli avvertì nel militarismo germanico una minaccia esiziale per la civiltà e per i futuri sviluppi della prospettiva socialista e si convinse che la cosa più giusta da fare fosse impegnarsi nella lotta per l’annientamento di tale minaccia presente e futura. Egli fu per questo sconfessato dalla maggioranza dei suoi seguaci, a favore del neutralismo, e si staccò quindi dal Partito Socialista Britannico per formare un nuovo partito, il Partito Socialista Nazionale, sorto nel 1916. Alla guida di questa formazione politica Hyndman ottenne nelle elezioni kaki del dicembre 1918 l’unico discreto successo elettorale della sua vita, ottenendo tre seggi in Parlamento. Nel mondo britannico vennero indicate con tale nome le elezioni che avvenivano in un periodo nel quale la gran parte della popolazione maschile era appena stata sotto le armi. Da ciò il termine “kaki”, che è il colore per antonomasia della divisa militare, e per estensione indica la divisa stessa. Successivamente l’espressione assunse anche un altro significato, indicando le elezioni che si svolgono durante un periodo particolarmente grave per la nazione, come guerra incipiente o in corso, o una minaccia terroristica, e che spesso ebbero un risultato quasi plebiscitario. Nel 1919 gli hyndmaniani ripresero l’antico nome di Federazione Socialista Democratica, ma l’organizzazione proseguì la sua strada nell’irrilevanza politica fino a dissolversi definitivamente nel Partito Laburista nel corso del 1941. Nell’ultimo anno della sua vita, Hyndman avanzò la proposta di una intesa nazionale per la formazione in Gran Bretagna di una sorta di comunità cooperativa su basi autarchiche, probabilmente sotto l’influenza del socialismo fichtiano e sulla scorta di una sua personale reinterpretazione de Lo Stato Commerciale Chiuso (1800).

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Una delle ultime edizioni disponibili oggi sul mercato del saggio di Hyndman The Awakening of Asia

Henry Mayers Hyndman morì il 20 novembre 1921. Accusato di opportunismo e di arrivismo dai suoi avversari, Engels in testa, Hyndman compì un percorso travagliato attraverso le vicende straordinarie che contrassegnarono il periodo storico che gli toccò in sorte di vivere e tentò di mantenere una sua particolare “coerenza ideale” al marxismo politico in un Paese come la Gran Bretagna, per molti versi estraneo a questa ideologia. Secondo il giudizio evidentemente erroneo che Engels conservò fino alla fine nei confronti di Hyndman, l’inglese fu la personificazione del vizio. Ma un vero carrierista sarebbe potuto entrare nel Partito Laburista una volta che questo fu fondato e disponendo di notevoli qualità umane ed intellettuali non si sarebbe trovato in difficoltà nell’adagiarsi in una posizione di comodo e in una intoccabile e confortevole rendita di posizione. Hyndman scelse invece la difficile via della dissidenza e si cimentò in una sua personalissima battaglia a favore del socialismo marxista, abbandonando l’internazionalismo negli ultimi suoi anni.

Egli non fu certamente immune da molti dei condizionamenti tipici della sua epoca (ideologia vittoriana, positivismo, evoluzionismo, parlamentarismo, secondinternazionalismo su tutti) ma seppe sempre essere un rivoluzionario totalmente disinteressato, patriottico e “popolare”, dalla coscienza cristallina e sincera, pur essendo spesso vittima di una ostilità difficilmente spiegabile in termini esclusivamente politici. Vanno resi gli onori delle armi a uomini simili, il cui sacrificio e il cui impegno di tutta una vita in nome di un Ideale di Amore e Giustizia Sociale offrono degli esempi da additare, degni del massimo rispetto e della più alta considerazione, e sottolineano la siderale distanza che corre tra la società volgare e superficiale nella quale sguazziamo, tra i nostri tempi disincantati ed immorali e i tempi eroici e pionieristici delle prime lotte di emancipazione del proletariato socialista.