Morti sono tutti gli déi: ora vogliamo che il superuomo viva.

Friedrich Wilhelm Nietzsche: il suo nome porta con sé la distruzione della tradizione, dei valori secolari, rimanda, immediatamente, alla dissidenza par excellence, alla profanazione intellettuale e nobile dell’ordine morale ed accademico dominante. Nietzsche, infatti, come egli stesso amava definirsi, ha rappresentato, senza alcun dubbio, in seguito alla formulazione dei suoi concetti irriverenti e fuori da ogni schema morale e convenzionale, la dinamite più esplosiva e demolitrice della storia dell’intero pensiero e della totale cultura umana. Egli non ha soltanto, per mezzo del suo brillante ed innovativo genio dissidente, minato alle solide fondamenta del positivismo borghese dell’epoca e costruito nuovi concetti e linee di pensiero, ma ha generato una nuova filosofia, destinata, negli anni seguenti, ad essere ampiamente ripresa e divulgata da autorevoli intellettuali (uno tra tutti l’intramontabile Vate Gabriele D’Annunzio): la filosofia del vitalismo, del dinamismo umano, la filosofia del Superuomo.

Nietzsche nasce il 15 ottobre del 1844 in un piccolo paesino della Germania orientale, Röcken, da Carl Ludwig Nietzsche, un pastore protestante dalle idee politiche piuttosto reazionarie e filo-monarchiche (il nome Friedrich, infatti, sembra sia stato scelto in onore del re Federico Guglielmo IV di Prussia che, nel giorno di nascita del nostro filosofo si apprestava a celebrare il suo quarantanovesimo compleanno) e da Franziska Ohler. Nel 1849, quando il piccolo Friedrich ha soltanto cinque anni, avviene un evento drammatico nella sua esistenza, destinato, probabilmente, a segnare la sua personalità per gli a venire, muore il padre, a causa di una malattia cerebrale o, come dirà lui, di «rammollimento cerebrale». Successivamente, intraprende i suoi studi liceali, dove, già in questi primi anni giovanili, emergono la sua passione per la musica e la linguistica in generale ed, altresì, il suo spirito dissacratore, rivoluzionario ed anticonformista, di profonda insofferenza sia nei riguardi dei compagni che nei confronti dei docenti. Nel 1864, terminato il ciclo di studi liceali, l’appena ventenne Friedrich Nietzsche, viene iscritto dalla madre alla facoltá di teologia dell’università di Lipsia, con la speranza che, un giorno, anche il figlio possa seguire le orme pastorali del marito defunto. Ma, come sarà facilmente intuibile, per un uomo che, in seguito, affermerà che «Dio é morto!» gli studi teologici e la carriera ecclesiastica non rappresentano, propriamente, il proprio indirizzo esistenziale, infatti, l’anno seguente, cambia facoltà, iniziando a seguire corsi di filologia classica presso la stessa università. Negli anni di Lipsia, Nietzsche, formerà solidamente la propria cultura filosofica e quella struttura di pensiero che lo renderà il genio incontrastato del suo tempo, leggendo importanti opere rivelatrici come Il mondo come volontà e rappresentazione del compatriota Arthur Schopenhauer. Nel 1869, a soli ventiquattro anni, appena laureato, viene chiamato a ricoprire la cattedra di filologia classica presso l’Università di Basilea, ed in questi anni, nel frattempo, conoscerà anche il musicista Richard Wagner, instaurando con lui una profonda amicizia. Nel 1872, poi, viene pubblicata una delle sue opere più illustri La nascita della tragedia, all’interno della quale, servendosi della sua profonda formazione greco-classica, compie un’analisi storico-sociale dell’evoluzione del mondo greco e della decadenza insita all’intera cultura sorta a partire dalla nascita della forma artistico-letteraria della tragedia, presentando i celebri concetti dello “spirito apollineo” e dello “spirito dionisiaco”. Del 1883 è, invece, l’eccellenza massima del genio tedesco, l’opera che delineò in maggior misura il contributo intellettuale del pensatore, destinata ad imporre, grazie al suo carattere alternativo ed immaginifico, i suoi straordinariamente innovativi e rivoluzionari concetti Also sprach Zarathustra (Così parlò Zarathustra).

É in quest’opera, infatti, che compaiono i concetti più profondi del pensiero di Nietszche, come quelli dell’eterno ritorno e della morte di Dio, ma, sopratutto, del superuomo o, per meglio dire, dell’oltreuomo. É all’interno di questo scritto, infatti, che il “folle” eremita Zarathustra, uscendo dal proprio isolamento sociale speculativo, torna tra l’uomo comune, dichiarando, prima, la già citata morte di Dio (simboleggiante l’annullamento, nell’uomo moderno, dei valori e degli assunti teologico-metafisici che avevano dominato l’intera scena intellettuale secoli prima) e l’arrivo del celebre superuomo, di un uomo nuovo, che si libera dai vincoli borghesi della mediocrità umana, superando ogni valore o ogni astruso concetto normativo etico imposto, generando una nuova cultura, una nuova epoca, procedendo oltre rispetto alla propria umanità ed accettando la fondamentale assenza di principi assoluti nel mondo. Il superuomo nicciano, rappresenta la nuova fase dell’umanità, il livello evolutivo successivo del genere umano, di un genere umano che deve liberarsi del proprio passato retorico ed opprimente. Nietzsche morirà nel 1900, a causa di una malattia cerebrale (probabilmente la stessa che, anni prima, uccise anche il padre) dopo alcuni anni trascorsi in preda ad uno stato di totale delirio mentale, morendo, come lui stesso probabilmente avrebbe desiderato in una condizione di vera e propria pervasione dionisiaca, lasciando alla cultura novecentesca successiva una ricchezza demolitrice infinita.