Ringrazio tutti coloro che mi hanno fatto del bene, perdono a coloro che mi hanno fatto del male e domando scusa a coloro ai quali ho in qualche modo nuociuto”.

Cosi’ iniziava il Testamento di Francesco II di Borbone, ultimo Sovrano delle Due Sicilie, spodestato principalmente dalle forze massoniche Inglesi, che mal vedevano la grandezza della monarchia cattolica napoletana e i suoi rapporti idilliaci con la Santa Sede, piuttosto che da mille camicie rosse mal equipaggiate. Mai principe nel mondo intero sopportò le avversità della fortuna con la fermezza silenziosa e la dignità di Francesco II. Detronizzato, impoverito, restato senza patria, Francesco II ha piegò la sua testa sotto la bufera e la sua rassegnazione assumendo quello che era il carattere di muto eroismo, tanto mancante e tanto necessario ai giorni nostri. Galantuomo come uomo e gentiluomo come Re, ecco chi fu veramente l’ultimo Re del glorioso Regno delle Due Sicilie. S.M.Francesco II , salì al trono dopo morte del padre Ferdinando II il 22 Maggio 1859 ma il suo regno era destinato ad avere vita breve. Qualche anno dopo, infatti, i mille avanzavano, sorretti dalle potenze straniere, e il Suo Regno iniziò a vacillare.

Francesco II, dinanzi ad uno dei più grandi complotti internazionali della storia, e, soprattutto, dinanzi al tradimento dei suoi ufficiali e dei suoi uomini di governo e più vicini e “devoti” consiglieri, comprese che tutto era perduto, ma che occorreva non perdere l’onore e la memoria storica: per evitare spargimenti di sangue di civili, lasciò Napoli, e si rifugiò nella fortezza di Gaeta, seguito da tutti coloro che volontariamente con grande coraggio e senso del dovere scelsero di salvare l’onore combattendo dalla parte del legittimo ed amato Sovrano ingiustamente aggredito.

Consapevole dell’imminente fine, non si volle piegare a nessun compromesso, e solo per questo probabilmente perse la guerra ed il suo regno. Francesco II, dinanzi ad uno dei più grandi complotti internazionali della storia, e, soprattutto, dinanzi al tradimento dei suoi ufficiali e dei suoi uomini di governo e più vicini e “devoti” consiglieri, comprese che tutto era perduto, ma che occorreva non perdere l’onore e la memoria storica: per evitare spargimenti di sangue di civili, lasciò Napoli, ma si rifugiò nella fortezza di Gaeta, seguito da tutti coloro che volontariamente scelsero di salvare l’onore combattendo dalla parte del legittimo ed amato sovrano aggredito.

Non cercò mai alleanze facili, ne tentò di salvare se stesso o le sue immense fortune personali. Non scambiò mai la propria dignità e quella del popolo napoletano e del suo amato regno con il sanguinante oro piemontese e massonico. Non si oppose mai al corso della storia, ma mai con estrema fermezza abbandonò quel ruolo che la stessa storia gli aveva assegnato. Morì da Re, in esilio in Trentino nel 1894, portando sempre nel cuore l’amore per il Suo popolo.

Dignità, silenzio e coraggio, queste le migliori parole per descriverlo, questo il percorso della sua esistenza. Formato al culto del vero, da buon cristiano, non volle mai compromettersi con la corruzione e il tradimento dei suoi ideali. Preferì la povertà, la vita semplice, la calunnia piuttosto che venire meno al suo giuramento di cristiano e di ultimo grande Re di un regno che non c’è più.