Si manifesta sempre un certo timore nel momento in cui ci si cimenta nel tracciare la parabola esistenziale di un grande uomo, e il timore cresce se innanzi a noi si erge un gigante letterario qual è Émile Zola. Figura cardine dell’Ottocento francese, amato e odiato dai suoi connazionali, Zola mostra nei suoi scritti il volto di una Francia oscura e marcia. Una Parigi dissacrata dalla corruzione, nelle cui strade si consuma inerme il destino di milioni d’individui nell’indifferenza della storia e della società pre-capitalista. I romanzi di Zola sono anticonformisti, a tratti cinici e nauseanti. Nessun ceto sociale è esente dalla sua analisi spietata e inflessibile: nobili, borghesi, operai, prostitute, agitatori, lavandaie, minatori tutti descritti e ritratti nelle loro miserie, condizionati dal tempo e dallo spazio in cui vivono. Essi sono la summa, la rappresentazione e l’espressione massima di una società che annovera ed esalta il pragmatismo, inneggia all’uguaglianza sociale che poi, di fatto, non trova nessun riscontro nella realtà. Così Francesco De Sanctis definì Zola nei Saggi critici:

“Emilio Zola è il pittore inesorabile di quella vasta corruzione francese, che, larvata sotto il regno di Luigi Filippo, si snudò il seno sfacciatamente sotto l’Impero”.

In passato la letteratura francese ha analizzato i vari aspetti della miseria etica e morale della società. Balzac mostra i nuovi ricchi varcare la soglia del modo aristocratico. Eppure sono arricchiti non ricchi, nobilitati dal guadagno, non dalla nascita, affamati di denaro e successo, divisi tra la bella vita e il duro lavoro, ma nonostante ciò, tutto questo non avviene che in superficie perché è subordinato alla materia del racconto narrato, di cui Balzac è l’orchestratore. Il cambiamento è solo accennato in maniera sbiadita, forse Balzac non ne ha piena coscienza ma Zola è figlio del suo tempo. Giunse a Parigi con sogni e speranze, fiducioso di ritrovarvi quel mondo romantico di cui tanto aveva letto nelle pagine dei grandi scrittori e poeti del tempo. A tratti sembra di poter leggere nel suo animo d’adolescente: guardare il tramonto morire sulla Senna, passeggiare in compagnia di una bella dama presso gli Champs Elysee, e magari leggere Dumas e Hugo sui prati, nei pressi di Notre-Dame de Paris. Quel mondo che aveva fervidamente idealizzato nel suo animo da romantico s’infrange nel momento stesso in cui giunge a Parigi e si ritrova solo, disperato, immerso in un mondo che non rispecchia le sue fantasie. Le strade logore, gli ubriaconi, la misera dilagante sono solo alcuni degli aspetti che dissolvono nell’animo di Zola il suo sentimentalismo romantico. È il momento della metamorfosi: gli insuccessi della vita e lo spettro della povertà provocano una ribellione nell’animo del futuro scrittore. Egli manifesta un odio prima di tutto per se stesso e poi verso ciò che Parigi gli pone dinanzi.

La foto mostra Emile Zola nella maturità

La foto mostra Emile Zola nella maturità

Il 2 aprile del 1840 venne al mondo nei pressi di Rue Saint Joseph, Émile, il primogenito dell’ingegnere italiano, naturalizzato francese, François Zola e di Emilie Aubert.  A causa del lavoro del padre la famiglia Zola è costretta a trasferirsi ad Aix-en-Provance, nel sud della Francia, dove il giovane Émile trascorrerà la sua adolescenza. Quella che si prospettava essere un’infanzia felice si rivela densa di sofferenza e amarezza. Nel 1847 a soli sette anni, il piccolo Émile perde il padre e a causa dei debiti, la famiglia Zola va in banca rotta ed è costretta a vivere di stenti. È il primo momento in cui Zola fa diretta esperienza della miseria. È proprio durante il periodo in cui il piccolo Émile frequenta il collegio statale di Aix che farà la conoscenza di quelli che saranno in seguito i suoi compagni d’arte. Baille, Salari, Valabrègue e Paul Cézanne saranno gli amici d’infanzia, l’allegra brigata con i quali il giovane Émile condivide l’amore per la poesia e la letteratura. In modo particolare Émile sarà legato da un profondo affetto e amicizia a Paul Cézanne il futuro pittore impressionista.

Giovani desiderosi di apprendere, di sperimentare, di vivere anziché imparare nozioni, l’allegro gruppetto passa il tempo libero leggendo i grandi autori romantici. In tal modo Zola ricorda i momenti felici trascorsi ad Aix:

“A quell’epoca, i nostri amori erano, prima di tutto, i poeti. Non andavamo a zonzo da soli, avevamo sempre qualche libro nelle tasche o nei carnieri da caccia. Grande fu l’influenza che esercitò sulle giovani menti la lettura di Victor Hugo; Per un anno, Victor Hugo ha regnato su di noi da monarca assoluto, conquistandoci con quel suo incedere da gigante”.

Sono anni d’intensa formazione letteraria, il giovane Zola abbandona la lettura del grande gigante per interessarsi ad altri scrittori tra i quali risuonano i nomi di Scott, Flaubert e Taine di cui legge avidamente gli scritti. Si cimenta anche con i romanzi di Balzac ma li trova noiosi, giudicandoli di scarso valore, ne rivaluterà la potenza espressiva nella maturità. All’interesse per la letteratura si affianca quello per le scienze naturali: conosce il naturalista Antoine Marion e grazie a costui inizia a interessarsi alla teoria dell’ereditarietà, tema che avrà grande ripercussione nei suoi scritti futuri diventando l’asse portante del suo ciclo di romanzi i Rougon – Macquart. Pur costellata di privazioni e sofferenze per la misera condizione della famiglia, quella di Aix sarà un’esperienza che Zola porterà sempre con sé, si può affermare con serenità che le radici culturali di Émile sono proprio radicate in quest’angolo di mondo. A diciotto anni decide di abbandonare la tanto amata Provenza e recarsi con la madre nella capitale.

Le difficoltà finanziarie si fanno sempre più difficili per madre e figlio. Émile non si perde d’animo. È un ragazzo intelligente, legge Molìere, Montaigne e Jules Michelet proseguendo così, d’autodidatta, la sua formazione personale e nel contempo prova a superare l’esame di maturità al liceo Sant-Louis. Tuttavia le speranze riposte nella riuscita dell’esame s’infrangono; Zola è respinto, ritenta a Marsiglia ma anche qui l’esito è negativo. Non riesce a integrarsi nel sistema scolastico ed è bocciato agli esami di maturitàÈ l’ennesimo colpo nella vita dello scrittore, l’ennesimo insuccesso. Muore in lui ogni sogno e desiderio di accedere al mondo universitario. Lo sconforto lo assale, senza una laurea lo aspetta il duro lavoro. Nella capitale sperimenta la solitudine. È lì, solo, disperato, l’orgoglio mortificato, il desiderio di affermarsi più forte che mai cozza con la realtà che si prospetta ben diversa. Senza amici trascorre le giornate girovagando in cerca di un impiego. Nelle lunghe notti solitarie, tra quattro mura ricoperte di muffa, scrive poesie, fuma tanto e guarda alla finestra il sole rischiarare i tetti e le strade di Parigi.

Rimane in contatto con i suoi vecchi amici, scrive lettere dalle quali traspare l’amarezza per una vita castrante e limitata. Scrive a Baille:

Sono ancora a carico di mia madre, che può appena provvedere a se stessa.  Sono costretto a cercarmi un lavoro per mangiare, non l’ho ancora trovato, spero di trovarlo presto. La mia situazione è questa; guadagnarmi il pane in un modo qualsiasi e, se non voglio dire addio ai miei sogni, devo occuparmi del mio avvenire durante la notte. La lotta sarà lunga, ma non mi spaventa; sento in me qualcosa e, se realmente questo qualcosa esiste, prima o poi dovrà venire alla luce!”

Zola in un ritratto di E. Manet

Zola in un ritratto di E. Manet

Un amico di famiglia riesce a trovargli un impiego alla dogana, il tutto pagato con pochi franchi. Zola però non demorde; è forgiato, temprato in quest’ambiente di umiliazioni e povertà. Il 1862 si rivela essere l’anno della svolta. Viene assunto come fattorino dalla casa editrice Hachette. Qui non perde occasione per fornire prova della sua intelligenza. Proprio per questo farà subito carriera e in breve tempo è nominato capo del servizio pubblicitario. È l’inizio. Émile incomincia a interessarsi alla grande macchina dell’editoria e assimila subito i meccanismi della giovane industria letteraria. Grazie al suo lavoro ha la possibilità di entrare in contatto con grandi artisti e scrittori: conosce personalmente Taine, Lamartine, Guizot, Michelet e il critico Sainte-Beuve, sarà proprio quest’ultimo a iniziare Zola alla lettura di testi scientifici e antropologici. Intrepido e ansioso di ottenere il giusto merito decide di sottoporre i suoi lavori al direttore della casa editrice; costui consiglia all’aspirante scrittore di abbandonare la poesia e di dedicarsi assiduamente a coltivare l’arte della prosa, è lì che può eccellere.

Zola muove i suoi primi passi in un mondo in cui la borghesia capitalista è più famelica che mai. Nella sua corsa al potere cerca senza sosta di imporsi e di sostituirsi a quel mondo feudale improduttivo e surclassato. Un peso per tutta quella parte della nazione che produceva e proliferava con il duro lavoro. La borghesia s’impone dunque a quel feudalismo parassitario destinato ormai a scomparire. In questo scenario anche la classe degli intellettuali illuministi cerca di tenere unita culturalmente e politicamente la piccola e media borghesia. Si consolida in tal modo sotto Napoleone III la grande borghesia capitalista francese, ammirata dalla piccola-media borghesia e invidiata dalla classe proletaria. In tal senso la letteratura si trova profondamente divisa innanzi a tale conflitto; scissa tra l’incedere del capitalismo borghese e la povertà proletaria. L’eroe romantico ormai è morto.

Zola manifesta nei suoi primi scritti, reminiscenze che derivano dal romanticismoContes à Ninon la sua prima raccolta di scritti, e il romanzo La Confession de Claude, passano inosservati, non destando l’interesse della critica né tantomeno quello del pubblico. Ciononostante Zola persevera cercando sempre di trovare la sua strada, di uscire dall’anonimato e distinguersi da quella massa informe di scribacchiniLa svolta si ha nel 1867 con l’uscita del romanzo, psicologico e fisiologico, Thérèse Raquin, il romanzo d’esordio che consacrerà Zola nel panorama letterario francese. In tale opera emergono quegli elementi stilistici, quei tratti che caratterizzeranno e saranno una peculiarità della scrittura di Zola, e che da qui in poi riemergeranno nei Rougon-Macquart. È proprio tra le pagine di Thérèse Raquin che si fa forte l’interesse verso i particolari, le minuzie, le descrizioni sempre più precise e dettagliate

Il romanzo Thérèse Raquinn, edito da Oscar Mondadori

Il romanzo Thérèse Raquinn, edito da Oscar Mondadori

Immerso in quell’ottica positivistica che dominava la Francia, Zola, scrive incessantemente, continua a produrre articoli, saggi critici, storie per giornali e riviste ma pian piano si desta in lui l’esigenza di scrivere una grande opera che sia espressione del suo tempo. Un’opera che sia calata nella realtà storica, che sia testimone di quel periodo di trasformazioni e mutamenti. Un’opera monumentale, che in qualche modo riecheggi la Divina Commedia di Dante o la voluminosa Comédie humaine di Balzac. Proprio quel Balzac, detestato in gioventù e rivalutato durante il periodo parigino, diventa una sorta di modello al quale ispirarsi. Ciononostante, se Balzac aveva dimostrato interesse per i mali sociali, per cui vizi, ambizioni e degradazione affiorano nei suoi romanzi, Zola porta all’esasperazione tale interesse facendo di essi la struttura, l’impalcatura sulla quale edificare la storia del romanzo. E lo fa cercando un modo nuovo per trattare la materia, rinnovando nel contempo il linguaggio e lo stile. Rivelatrice in questo senso è la lettura di Claude Bernard; Zola ne rimane affascinato, capisce, infatti, che se il metodo scientifico poteva essere impiegato per studiare e giungere alla conoscenza del corpo umano, a tal modo poteva essere impiegato per addentrarsi nei meandri dell’animo umano, scoprirne e analizzarne le passioni, gli istinti, i vizi realizzando in tal modo quello che chiama romanzo sperimentale.

La realtà diventa il punto d’inizio, l’ouverture dalla quale partire per arrivare e descrivere la verità.  Questo suo nuovo modo di osservare e interpretare la realtà, alla pari del chirurgo, il quale opera impassibile sui pazienti senza lasciar trapelare alcun sentimento, gli vale il giusto titolo di teorico e caposcuola del naturalismoIn tal senso lo scrittore, innanzi alla realtà più squallida, dolorosa, ripugnante e degradante non deve tirarsi indietro ma con coraggio descrivere quelle drammatiche situazioni in maniera oggettiva. In virtù di ciò Zola rifiuta la letteratura d’ispirazione, lo scrittore deve partire dagli oggetti, dai volti, dall’ambiente, da ciò che è attorno a lui. Il realismo quindi deve fare i conti con la realtà del tempo. Zola non intende fare l’arte per l’arte, essa non è fine a se stessa ma deve avere un riscontro utile nella società, una scrittura impegnata, viva. Non dilettare ma scandalizzare il lettore. A tal proposito lo stesso Zola, tessendo l’elogio del compositore austriaco Johann Strauss, ragguaglia circa l’intento della sua scrittura:

“[Johann Strauss] Ha mostrato come il mondo può essere bello, io invece ho scritto come il mondo può essere brutto”.

Avendo sperimentato in prima persona la fame e la miseria, lo scrittore di Aix intuisce che alla base degli squilibri sociali vi sono disuguaglianze economiche. Degrado economico e miseria sono i due elementi che generano inesorabilmente criminalità, alcolismo, degrado fisico e morale. Forte di tale convinzione nel 1870 prende vita il progetto di realizzare i Rougon-Macquart, un ciclo di romanzi a sfondo sociale cui lavora per circa vent’anni. A influenzare questo monumentale affresco della Francia della seconda repubblica, gioca un ruolo decisivo, la lettura di Lucas e Darwin: testi come quello di Lucas, Eredità naturale, o le teorie di Darwin sulla selezione naturale e dell’ereditarietà si rivelano essere il collante che tiene unito il ciclo di romanzi. Il lavoro si va definendo nel tempo nella mente di Zola e a ciò contribuiscono gli avvenimenti del vivere quotidiano. Il ciclo dei Rougon-Macquart si compone di venti romanzi nei quali Zola elabora l’albero genealogico di due famiglie, i Rougon e i Macquart, che man mano, nel corso dei libri subiscono l’inevitabile evoluzione soggetta alle influenze dell’ambiente. Analizza il processo evolutivo in maniera graduale; non è interessato alla storia ma al processo storico, all’evoluzione. Le due famiglie esprimono quell’idea tanto cara a Darwin secondo cui i caratteri ereditari si tramandano attraverso le generazioni, determinando successi e fallimenti; in virtù di ciò i Rougon sono il ramo forte nell’albero genealogico mentre i Macquart sono condannati al fallimento. La scrittura di Zola è fredda, puramente descrittiva; l’autore pur mantenendosi estraneo alla narrazione si preoccupa di mostrare, conduce il lettore per le strade, tra i vicoli, riporta odori, suoni, immagini di vita quotidiana.

“Nella pianura nuda, in una notte senza stelle, scura e densa come l’inchiostro, un uomo procedeva solo lungo lo stradone da Marchiennes a Montsou; dieci chilometri di massicciata che si lanciava in linea retta attraverso campi di barbabietole”.

L’albero genealogico dei Rougon Macquart

L’albero genealogico dei Rougon Macquart

All’intenso studio sulla natura umana si affianca l’instancabile attività di critico e giornalista. Nel 1868 la liberalizzazione della stampa permette a Zola di prendere posizione circa i suoi orientamenti politici; è repubblicano convinto, vicino e solidale ai movimenti socialisti. Insieme con alcuni amici e colleghi inizia la collaborazione per il giornale repubblicano “La Tribune. Nel 1870 si lega in matrimonio con Eleonore Alexandrine Meley. Ciononostante la vita sentimentale dello scrittore proprio come il suo impegno letterario e politico, si rivela essere burrascosa e frenetica. Avrà, infatti, una relazione con una donna più giovane, Jeanne Rozerot, la cameriera della moglie, dalla quale avrà due figli Denise e Jacques. A causa del suo animo irrequieto Jeanne non sarà l’unica amante nella vita di Émile. Intanto i tumulti destinati a sconvolgere la Francia sono ormai alle porte; la guerra iniziata da Napoleone III contro i prussiani porta la Francia sull’orlo del baratro. Il malcontento dilaga a macchia d’olio. I repubblicani insorgono e i movimenti operai s’impadroniscono del potere. È l’anno della Comune di Parigi, la prima esperienza di governo proletario che tuttavia mostra sin da subito i suoi limiti. Accecati dal desiderio di sangue, di punire la borghesia e il re per aver condotto la Francia alla rovina, l’esperienza comunarda sfocia in un’orgia di sangue e violenza. Zola vive con profondo terrore e sofferenza questi momenti; l’impegno attivo sul campo lo mantiene lontano dal suo tavolo da lavoro impedendogli di dedicarsi ai romanzi. Nei suoi articoli emerge la condanna per le azioni dei comunardi; non è ostile ai proletari, ma ne contesta e rimprovera i modi cruenti del loro agire. Segue gli sviluppi e rimane amareggiato dalla crudeltà e dalla spregiudicatezza dimostrata dai suoi connazionali. Al termine degli scontri e della restaurazione dello status quo scriverà:

“Ecco la cosa odiosa; ci siamo uccisi tra fratelli e adesso incoroniamo quelli che hanno massacrato il maggior numero dei loro concittadini!”  

Il 18 marzo del 1871 artigiani, socialisti, lavoratori, marxisti e anarchici occuparono la città di Parigi e istituirono la Comune. Quest’esperienza di governo socialista ebbe vita breve. Dopo settantadue giorni le truppe regolari schiacciarono e massacrarono i rivoluzionari comunardi.

Il 18 marzo del 1871 artigiani, socialisti, lavoratori, marxisti e anarchici occuparono la città di Parigi e istituirono la Comune. Quest’esperienza di governo socialista ebbe vita breve. Dopo settantadue giorni le truppe regolari schiacciarono e massacrarono i rivoluzionari comunardi.

Dopo l’esperienza comunarda Zola riprende a lavorare ai suoi romanzi. In La curée (1871) Zola ritrae la nuova aristocrazia intrappolata in modo d’apparenza e di finte virtù nelle quali, “apparire” si rivela vitale rispetto ad “essere”. Quello che ne vien fuori, pur essendo La curée un romanzo breve, è una vivida critica al pragmatismo, al vizio e l’affarismo del nuovo ceto aristocratico. De Sanctis scrisse:

“La cureé, come lavoro d’arte, è il miglior romanzo di Zola, per semplicità dell’architettura, per unità e rapidità di azione e per concentrazione di forze“.

Di notevole rilevanza è il terzo romanzo Le ventre de Paris. Forse, più in questo testo che in altri, Zola si preoccupa di mostrare come l’ambiente abbia una valenza e un’incidenza sulla vita degli individui piegandoli alle sue norme e alle sue leggi. Ogni romanzo è supportato da un intenso studio preparatorio, da ricerche e documentazioni: dal reportage sulle condizioni dei minatori nella miniera di Anzin, una delle più prospere del tempo: nasce così il romanzo Germinale.

Scena dello sciopero dei minatori tratta dal film Germinale realizzato nel 1993 da Claude Berri.

Scena dello sciopero dei minatori tratta dal film Germinale realizzato nel 1993 da Claude Berri.

È solo la pubblicazione dell’Assommoir – costato allo scrittore un anno di duro lavoro – a determinare il successo, ergendo e consacrando Zola, nel pantheon tra i grandi della letteratura francese de fin de siècle. Romanzo del popolo, dell’operaio, nel quale Zola mostra la caduta di una donna, Gervaise, nell’alcolismo, scandalizza la Francia. Il romanzo si rivela essere una totale dissacrazione del mondo operaio. Al proletario non è data nessuna chance di riscatto. Giudicato erroneamente cinico, sadico, osceno per il linguaggio, per il realismo, per le immagini crude, disgustose e amorali la critica e gli intellettuali ignorarono che l’intento dello scrittore era sottoporre agli occhi dei suoi concittadini una condizione di degrado che ormai, di fatto, era una realtà in Francia. Accanto alla fama e al successo si affiancarono anche il risentimento e l’astio della maggior parte dei politici, intellettuali e dotti del tempo. Lo stile scarno e il sacrale rigore scientifico resero il padre del neorealismo il bersaglio prediletto dei giornali satirici. Il ciclo di romanzi fu ultimato con fatica solo nel 1983. Il peso di una vita intensa gravava su di lui, stanco ma non ancora disposto a farsi da parte iniziò a lavorare a un nuovo ciclo di romanzi, Le tre città, di cui il primo, Lourdes, mette in luce tutto l’ateismo e l’anticlericalismo di Zola critico e polemico con la dottrina cattolica. Per lo scrittore l’uomo è solo nella storia e i miracoli non esistono se non nelle leggende e nel folclore popolare. Per tale ragione il romanzo fu bollato come eretico e inserto nell’indice dei libri proibiti.

Sul finire del secolo, la terza repubblica diventa il teatro di un aspro conflitto politico passato alla storia come l’affaire Dreyfus.  Indro Montanelli lo definì il più appassionante giallo di fine secolo avvenuto in Francia alla soglia della fine della guerra franco-prussiana, conclusasi per i primi, con una devastante sconfitta; il risentimento per la sconfitta, il clima di tensione, l’occupazione illecita dell’Alsazia e della Lorena contribuì ad alimentare l’odio e il risentimento verso la nascente nazione di Bismarck. Lo spionaggio militare, il dilagare del nazionalismo, l’antisemitismo, i contrasti tra repubblicani e monarchici e l’esperienza comunarda contribuirono a fare della Francia una vera polveriera e il caso Dreyfus fu la scintilla che ne causò l’esplosione.

internet - degradazione alfred dreyfus -

La degradazione di Alfred Dreyfus in un disegno dell’epoca

Ad Alfred Dreyfus, ufficiale d’artiglieria d’origine ebrea alsaziana, fu imputato il crimine di spionaggio militare e alto tradimento verso il popolo francese; secondo le indagini, l’ufficiale aveva passato informazioni militari ai prussiani. L’indagine fu condotta da esponenti dell’esercito in maniera del tutto sommaria; cacciato con infamia e disonore dall’esercito Dreyfus sarà trasferito nel carcere sull’Isola del Diavolo nella Guyana francese. A tre anni di distanza dal processo e dalla condanna, a riportare il caso sotto l’attenzione del pubblico è proprio Émile Zola. Lo scrittore, venuto a conoscenza di alcuni elementi secondo i quali Dreyfus non era stato condannato in conformità a prove accertate e dunque sicure, ma sul consenso d’accusa giacché l’alto comando militare necessitava di un capro espiatorio, decide di intervenire e coinvolgere le autorità affinché l’ufficiale abbia un giusto processo civile. Già in passato durante gli anni dello scandalo Zola era intervenuto con un articolo sul celebre giornale “Le Figaro” in difesa di Dreyfus ma è solo con la pubblicazione della lettera dal titolo provocatorio, J’accuse, pubblicata il 13 gennaio sulla prima pagina del giornale socialista L’Aurore che riuscì a riportare il caso all’attenzione dell’opinione pubblica.

Il J’Accuse sulla prima pagina del quotidiano socialista L’Aurore. Il titolo J’accuse non fu opera di Zola bensì di Georges Clemenceau

Il J’Accuse sulla prima pagina del quotidiano socialista L’Aurore. Il titolo J’accuse non fu opera di Zola bensì di Georges Clemenceau

La lettera sortì l’effetto sperato; provocò scalpore il fatto che l’atto d’accusa mosso da Zola fosse indirizzato direttamente a Félix Faure allora presidente della repubblica. Il “j’accuse” ha segnato la svolta nell’affaire Dreyfus; l’eco mediatico risuonò in tutto il paese dividendo l’opinione pubblica tra i sostenitori, i dreyfusardi che, come Zola, ne sosteneva l’innocenza, e gli antidreyfusardi che si mostravano solidali con l’esercito e si opponevano a qualunque tentativo di riapertura del caso. L’affaire Dreyfus aveva segnato profondamente l’animo Francese portando alla ribalta due diverse nature: la Francia militarista e quella democratica. Feroce e spietata fu la campagna diffamatoria contro Zola. Le pesanti accuse rivolte ai vertici dell’esercito francese lo costrinsero ad abbandonare la Francia e a trovare rifugio in Inghilterra. Lo scrittore, infatti, era stato condannato a un anno di carcere e al pagamento di una grossa multa.

Il colonnello Dreyfus

Il colonnello Dreyfus

Esiliato continua a seguire le vicende della patria lontana, fiducioso nel trionfo della giustizia. Lavora al nuovo ciclo di romanzi I quattro Vangeli ancora una volta incentrato sui temi sociali che tuttavia, rimane incompiuto a causa della morte. Grazie all’amnistia del 1900, Zola può finalmente rimettere piede sul suolo francese, giusto in tempo per esalare l’ultimo respiro. La sua anima si spense durante la notte del 29 settembre. Morì soffocato a causa del fumo emanato da una stufa guasta. Quella mattina del 1902 la Francia perdeva uno dei suoi figli più nobili; i dubbi su un possibile assassinio non furono mai fugati del tutto.

Tomba di Zola nel cimitero di Montmartre. Oggi è un cenotafio commemorativo. Nel 1908 le spoglie dello scrittore trovarono degna sistemazione nel Pantheon accanto alle tombe di Alexandre Dumas e Victor Hugo, scrittori a lui cari che aveva ammirato e letto da ragazzo e che in parte hanno contribuito a renderlo l’uomo che è stato.

Tomba di Zola nel cimitero di Montmartre. Oggi è un cenotafio commemorativo. Nel 1908 le spoglie dello scrittore trovarono degna sistemazione nel Pantheon accanto alle tombe di Alexandre Dumas e Victor Hugo, scrittori a lui cari che aveva ammirato e letto da ragazzo e che in parte hanno contribuito a renderlo l’uomo che è stato.

Leader culturale della sinistra francese, scrittore prolifero e giornalista attivo, cercò di debellare le ingiustizie vigenti nella Francia di fine Ottocento. L’onesta intellettuale e la forte sensibilità di Zola trascendono i limiti di cui è affetto il positivismo. Vive immerso in un secolo di mutamenti, dominato dal progresso scientifico e industriale, ma non se ne lascia sedurre, ricordando sempre quella miseria sperimentata in gioventù. La sua penna fu al servizio di quel mondo di contadini e minatori il cui grido d’aiuto rimase inascoltato.

“Aumentare il salario, che forse si può? Una legge di ferro lo fissa allo stretto necessario: all’indispensabile, perché l’operaio possa mangiare pane e sputo e procreare dei figli. Se il salario scende sotto quel livello, l’operaio crepa; e la richiesta di nuovi operai lo fa risalire. Se supera quel livello, cresce l’offerta di manodopera e lo fa calare. È l’altalena delle pance vuote, la condanna a vita alla galera della fame”.