Martoriati a colpi di machete e squartati vivo: questo il prezzo di restare uomini, abitanti della Natura. Questo il triste epilogo di una vita spesa a difendere la Natura, madre terrena e spirituale delle comunità ancestrali dell’Amazzonia. Il Mercato non ha occhi per guardare né un cuore per ascoltare ed Edwin Chota lo ha scoperto all’età di 54 anni in viaggio con tre attivisti peruviani per incontrare comunità indios impegnate anche loro contro il disboscamento del “ Polmone della Terra”. Appartenente all’antica tribù indigena degli ashàninkas, l’attivista peruviano Edwin Chota era nato e cresciuto nell’ Alto Tamaya, una piccola comunità al confine tra il Peru e il Brasile, immersa nella foresta pluviale. Avvocato di professione, Edwin aveva ormai acquistato grande fama in ambiente ecologista per la sua battaglia legale contro il disboscamento operato dalle grandi industrie in accordo con i poteri politici e contro il traffico di droga lungo i fiumi ad opera dei narcos. Essendo stato da sempre un attivista solitario a causa del disinteresse e del favoreggiamento illegale delle istituzioni, il leader indigeno aveva deciso di intraprendere un viaggio verso  il villaggio brasiliano di Apiwtxa accompagnato da altri tre attivisti peruviani al fine di incontrare le autorità indigene e chiedere giustizia, quando sulla via del ritorno, lungo il fiume Superiore Tamaya, sono stati assaliti da un gruppo di taglialegna. L’attivista peruviano, nonché presidente dell’ Alto Tamya-Saweto e fondatore dell’Aconomac (Comunità Native Asháninkas di Masisea e Callería ), erano ormai mesi che aveva lanciato numerosi appelli rivolti al governo peruviano a causa delle costanti minacce di morte rivolte dalle bande locali di narcotrafficanti e taglialegna illegali, senza ricevere alcuna risposta. Anche la federazione peruviana degli indigeni AIDESEP aveva in precedenza accusato l’amministrazione del luogo di essere restata indifferente davanti a innumerevoli segnalazioni ad opera di membri della comunità impegnati nella salvaguardia della foresta. I peruviani lo ricordano come il Chico Mendes di questi tempi, sindacalista e ambientalista brasiliano che lottava contro la deforestazione del Sud America ed assassinato a solo 44 anni per mano di capi mafiosi legati allo sfruttamento degli alberi per la produzione industriale di lattice e a lungo protetti dalle autorità per la collaborazione economica tra le parti.

La lotta al disboscamento e al traffico di stupefacenti, da Chico Mendes ad Edwin Chota, è destinata a restare una battaglia silenziosa e senza futuro, a causa della progressiva perdita di interesse dei governi riguardo il destino della Terra e dei suo popoli autoctoni;ormai diventate istituzioni votate esclusivamente all’arricchimento economico e al godimento istantaneo a scapito dell’ambiente, accecati dal Capitale e dall’egoismo. Pensiamo alla vicenda dell’orsa Daniza, deceduta pochi giorni fa in Trentino. Catturato per la sua pericolosità dopo aver ferito un boscaiolo , l’esemplare di orso marsicano (ormai rimasti in meno di un centinaio in Italia) è stato prontamente narcotizzato. In poche ore il decesso. I veterinari e le istituzioni si sono lavati le mani, affermando di non potersi spiegare la reazione da parte dell’organismo dell’animale. Intanto si è finalmente concluso il progetto di ampliamento degli impianti sciistici intorno a Madonna di Campiglio, fino ad ora bloccati a causa della presenza dell’orsa protetta. Come Edwin Chota così l’orsa ha pagato con il sangue l’essere un impedimento alle forze del Capitalismo mondiale e agli interessi economici dei poteri forti. Sul corpo dell’attivista peruviano, tracce anche delle nostre mani: l’Italia ogni anno importa tonnellate di legname illegale, riuscendo a raggirare le normative e i controlli necessari per la salvaguardia del pianeta ( link http://www.ambientequotidiano.it/2014/07/13/greenpeace-denuncia-italia-legno-illegale/).

La volontà di potenza dell’Uomo  teorizzata da Nietzsche si è trasformata nell’affermazione della pre-potenza dell’Uomo sulla Natura, che preferisce la macchina all’albero, il presente al passato e al futuro, il Denaro alla vita.

“Posso solo sperare, contrariamente a tutte le evidenze, di 

non essermi ancora svegliato, perché il risveglio di quella mattina d’agosto mi 

mise di fronte alla miserevole e tremenda realtà: non si trattava di un incubo; 

mi guardai allo specchio, ero veramente un uomo, un essere di quella specie 

mostruosa che è l’umanità.”

Enrico Giannetto, Note per una metamorfosi