di R. C.

Per i pochi che non conoscessero Corto Maltese, è il protagonista di una serie di fumetti ideati e creati dal maestro Hugo Pratt negli anni ’60. Avventuriero, corsaro, esploratore e cacciatore di tesori, le sue avventure hanno stregato intere generazioni di giovani e continuano a farlo oggi. Certo è che sembrerà strano agli occhi di molti la scelta di un personaggio di fantasia per la rubrica degli “Homines”. Che posto può avere un eroe di fumetti, in mezzo ai grandi personaggi che hanno scolpito la storia degli uomini?

Corto Maltese è da sempre considerato molto di più di un semplice fumetto per ragazzi. Lo stesso Pratt, preferiva chiamare la sua opera ”letteratura disegnata” piuttosto che banali fumetti. Le innumerevoli referenze letterarie e storiche presenti nell’opera, i personaggi realmente esistiti che compaiono nelle varie vicende, e la profondità dei discorsi ne fanno un’opera che ha interessato non solo gli adolescenti.

Corto Maltese: il camerata, l’anti-fascista, il massone…?

 “Da che parte sta Corto Maltese? “

Con questa domanda Umberto Eco cercava di capire, in maniera ironica e disinteressata, un qualcosa che altri hanno cercato d’analizzare per puri scopi propagandistici: l’orizzonte politico di Corto Maltese. In molti hanno provato, più o meno esplicitamente, più o meno provocatoriamente, a etichettare il pirata, senza mai riuscire definitivamente a chiudere il dibattito.

Storicamente, infatti, il Maltese è considerato nell’immaginario collettivo come appartenente alla “nebulosa della sinistra”. Figlio di una prostituta zingara, vero e proprio nomade (senza casa né famiglia), libertino nei modi, Corto ha sempre esercitato un certo fascino nell’universo della sinistra, universo che non ha mai perso l’occasione per appropriarsi dell’eroe. Eppure, molti si scordano che Corto è un capitano, ergo un militare di marina. E la tradizione marinara inglese dell’epoca (suo padre anche era un marinaio inglese) girava intorno a quattro parole d’ordine: Comando, Disciplina, Gerarchia e Ventura.  Si scordano che Corto crede nelle tradizioni culturali, nelle leggende, senza abbandonarsi alla logica cieca del progresso e della ragione. Corto per esempio in Corte Sconta detta arcana, avrà ammirazione per il celebre barone Maximilian Von Ungern-Sternberg (personaggio realmente esistito): aristocratico discendente dei teutoni che, a capo della sua banda a cavallo e al grido di “Avanti, alla ricerca delle nostre follie e delle nostre glorie”, promette di schiacciare i rivoluzionari rossi.

Si capisce che Corto non sia proprio di sinistra… Di destra allora? “Camerata Corto Maltese”, così s’intitolava una recente conferenza organizzata a Roma sul marinaio, che aveva come scopo quello di analizzare le possibili “attitudini fasciste” del marinaio. È vero che Corto crede nell’amicizia, è vero che lo stesso Pratt ha combattuto nella Decima Flottiglia Mas, ma è anche vero che l’unico fascista che appare in tutta l’opera di Pratt, è anche l’unico è ricevere un bel calcio “scorretto”, in mezzo alle gambe. E poi, Corto non è nazionalista, non crede nei Paesi…

Non è tutto: addirittura le logge massoniche italiane e non, hanno provato a incollare un’etichetta al marinaio. Anche in questo caso, vi sono verità e supposizioni. È vero che Pratt era un massone iscritto alla loggia Hermes di Venezia, ed è anche vero che il simbolismo esoterico legato alla massoneria e all’iniziazione è assai presente. Ma è lo stesso Corto a denigrare quest’ultima etichetta. Mentre piomba (per sbaglio) in una riunione di “liberi muratori”, alla domanda “siete per caso un libero muratore?” il Maltese risponde seccamente:”No. No. Spero di essere solamente un libero marinaio”. Quando, sempre nella Favola di Venezia, gli chiederanno “Ma, allora… lei è un iniziato”, dirà: “No! Sono semplicemente informato. Io non credo né ai dogmi né alle bandiere”.

L’essenza inafferrabile di Corto Maltese

No, Corto Maltese va oltre a tutto ciò. Va oltre la troppo semplice dialettica politica; va oltre gli schemi “destra – sinistra” o “fascista – comunista”, va oltre il concetto di etichette. Come disse lo stesso marinaio nell’avventura Mu, la città perduta: “Non hanno ancora capito che le migliori risposte si danno quando non ci sono domande”.  Vi è in Corto un’essenza più profonda, molto più difficile da afferrare.

L’epoca in cui vive Corto, inizio del ventesimo secolo, è ambigua. Le grandi scoperte geografiche sono già state fatte (l’ultima sarà l’incredibile corsa del polo sud tra Scott e Amundsen negli anni ‘20), le mappe del mondo sono complete, gli avventurieri come Cook o Bougainville non esistono più. Le corazzate di ferro hanno sostituito definitivamente i galeoni, i mercantili e i battelli a vapore hanno fatto lo stesso con i velieri. È un mondo che cambia: in giro si dice che non vi è più spazio per le avventure romantiche e per i giovani sognatori… Eppure Corto riesce, grazie al suo inguaribile romanticismo, a vivere storie invidiabili, soprattutto in tempi come questi. Perché il Maltese è prima di tutto un sognatore e un romantico, e anche in un’epoca di cambiamenti travolgenti, riesce a vivere sogni incredibili. Pratt crea il suo personaggio nei decenni che vedono il delirio consumistico e capitalistico prendere forma. Nasce proprio in quegli anni sessanta del miracolo economico, e il peso del suo messaggio si mette proprio di traverso alla logica consumista e materialista di una società italiana e occidentale in mutamento continuo.

Il mondo reale pensa alla materia, Corto Maltese odia il materialismo. “Il tesoro”, inteso come scopo ultimo di un’avventura e fonte di arricchimento, non si trova mai. L’avventura è l’unico tesoro possibile. Corto non vive e soprattutto non combatte per le ricchezze materiali e l’oro, ma piuttosto per il benessere morale del suo Essere, per un qualcosa. Corto Maltese fugge dalla materia.

Tutto ciò fa pensare che Corto Maltese non è comprensibile perché è unico. Impossibile etichettarlo, poiché la sua è una filosofia essenziale e indecifrabile perché mistica, e soprattutto, spirituale. Non è un caso che il Maltese, in “Le elvetiche “Rosa Alchemica” voglia proprio incontrare Herman Hesse, il grande scrittore tedesco premio Nobel della letteratura, e grande filosofo esistenzialista. Già, si può non essere schiavi di un’etichetta, si può non essere schedati, si può rimanere se stessi senza giudizi e paraocchi, e il Maltese lo dimostra divinamente. Magari, solo lo stesso Corto può trovare la propria etichetta: “Forse sono il re degli imbecilli, l’ultimo rappresentante di una dinastia completamente estinta che credeva nella generosità!… Nell’eroismo…”