Molte volte la vera storia è quella scritta dai perdenti, che quasi sempre con le loro sconfitte hanno insegnato molto più ai loro contemporanei, e naturalmente anche ai posteri, di quanto non lo abbiano fatto tanti vincitori. Ci sono storie a cui ci sentiamo legati istintivamente, si parla di uomini che non vollero abdicare di fronte agli eventi irreversibili della loro epoca, al loro mondo, alla loro fede e al loro valore. Uno di queste storie è sicuramente quella del Patriota Andrea Hofer, il Tirolese che sfidò Napoleone.

Si racconta che questo uomo grande grosso e rude nei boschi della sua terra natia era abituato ad affrontare e a strozzare con le mani anche gli orsi. Appena Napoleone,appoggiato dagli illuminati di Baviera invase la sua Patria, si trasformò alleandosi con gli austriaci bavaresi in un impavido e mitologico guerriero pronto a ergersi capopopolo. L’invasione dei francesi non solo tolse l’indipendenza al suo popolo ma addirittura fece si che in breve tempo decine di costumi e tradizioni locali furono aboliti con leggi dichiaratamente repressive, furono vietate le processioni ed il suono delle campane delle chiese. Hofer, chiamato il Generale barbone per via della sua lunga e folta barba nera, condusse la rivolta del popolo tirolese nella sua valle, scendendo dai suoi monti nella valle dell’Inn, e sostituendo nella battaglia sul Monte Isel il generale austriaco Chasteler ferito durante gli scontri. Lui, romantico guerriero presa in mano la situazione e con il suo manipolo di uomini male armati, riuscì letteralmente a bastonate gli invasori francesi. Più volte mise in fuga i reggimenti franco-italiani e bavaresi inviati a riconquistare la regione. La sua insurrezione propagò velocemente in tutte le vallate dal Tirolo Settentrionale a quello meridionale, da Merano a Bolzano. Nei primi mesi di guerra i Tirolesi guidati dal loro eroe poterono credere di aver scacciato una volta per tutte il potente invasore francese che odiavano profondamente.

Ma la determinazione di Hofer e l’audacia dei suoi uomini servì a poco visto che alla pace di Schombrun, l’Austria accettò lo scambio di cedere l’Alto Adige e il Trentino per il Salisburghese. Hofer si sentì tradito dagli Asburgo e dagli stessi Bavaresi e, ritornato al di qua del Brennero, risalite le “sue” valli, fu pronto a continuare in una lotta impari la “sua” guerra, e a tentare di cacciare i francesi e gli italiani filo-francesi dalla “sua” terra. Quindi alla ripresa della guerra contro Napoleone nel 1809 il Tirolo insorse in massa e i tirolesi di lingua tedesca e italiana furono guidati dal Comandante supremo Andreas Hofer oste della Val Passeria. Nonostante la sconfitta dell’Austria i popolani tirolesi continuarono una furiosa guerriglia. Abbandonato al proprio destino il Tirolo venne invaso da un intero corpo di armata francese, e malgrado una disperata resistenza dovette capitolare. Hofer si rifuggiò con i familiari in una baita di montagna ma tradito da un compaesano fu condotto a Mantova, processato e fucilato come bandito comune il 20 Febbraio del 1810. Nelle poche ore di prigionia prima di morire giustificò così ai suoi carcerieri la sua condotta:

“Io amavo molto il mio Paese, come tutti. Forse lo amavo più degli altri. Per la mia terra, per la mia Patria mi sarei gettato sul fuoco. Non ci pensai nemmeno un attimo ad affrontare quello che dicono essere il più grande esercito del mondo. Ma poi… chi è mai questo Napoleone? per permettersi di regalare il mio amato Tirolo ?. Andreas Hofer: da pari a pari!”

Nonostante la sua morte Hofer rimane tutt’ora a piu’ di 200 anni il simbolo di un’intera popolazione che lotta da sola per la libertà della propria terra.

« Da genitori mortali è nato l’eroe

da cui sono guidati gli intrepidi tirolesi?

O si tratta del grande spirito di Gugliemo Tell,

dai morti tornato ad animare un tempo disperato?

Egli viene come Phobus attraverso i cancelli del mattino

Quando l’oscurità tetra è sconcertata

eppure la sua condizione è modesta! sulla sua testa indossa quale semplice cimiero un pennacchio di airone.

O Libertà! Essi barcollano avanti e indietro sotto pressione – e con la mente si vorrebbe fuggire.

Ma la meta della loro schiera è già sepolta: roccia su roccia

discende: -guarda! Al di sotto di questo divino guerriero

colline, torrenti, boschi, riuniti a disdignare il Tiranno,

e sconvolgere la sua crudeltà. »

(sonetto di W.Wordsworth sulle gesta di Hofer 1809)