“Quando saremo al fronte, ti prego, asciugami le lacrime.
Il nemico le scambierebbe per debolezza: non capirebbe.”

Tra il terrore sommario di alcuni settori “conservatori” della società, ed una altrettanto incosciente e gregaria adesione del fronte “progressista”, cerchiamo di delineare un’analisi pacata della teoria gender (TG).

Perchè è una teoria.
Perché in italiano la parola ‘teoria’ è quella che meglio rappresenta un insieme di strumenti concettuali che cercano di interpretare un fenomeno. La TG cerca di superare la teoria tradizionalista (TT) nell’interpretazione dei fenomeni che riguardano la sfera della sessualità, sia a livello individuale sia a livello sociale/politico.

Perché non vuole essere chiamata ‘teoria’.
Perché la parola ‘teoria’, nella ridicola ossessione post-ideologica di oggi, suona come un residuo totalitarista. Tutto ciò che fa riferimento ad una formulazione teorica, e che non possa essere immediatamente toccato e quantificato, è ormai invendibile nel supermercato delle idee. Rigettare l’etichetta di ‘teoria gender’, nascondendosi dietro al dito degli ‘studi di genere’, può rivelarsi un’operazione di marketing intelligente davanti alla massa inerme dei consumatori, ma è intellettualmente subdola.
Esiste poi una ragione più sostanziale. Alcune formulazioni/deviazioni della TG si rifiutano di adottare una schematizzazione rigida. Ad esempio la teoria queer, nella sua critica radicale alle identità sessuali, si trincera dietro una totale liquidità dei concetti che essa stessa utilizza, cercando di rifuggire ogni inchiesta logico-formale. Ed effettivamente lo stesso vale, seppur in misura minore, per la TG tout court: impegnata in una costante riformulazione di sé stessa, sembrerebbe non offrire nessun punto di riferimento per un’analisi critica. Ma d’altronde ragione e logica sono gli unici, faticosi strumenti che abbiamo prima di lasciare il passo alla guerra. Ritenendo quindi che sia sempre possibile fotografare un processo storico, pur con i fisiologici margini di imprecisione, cercheremo di affrontare la TG dandole la “miglior formazione” logica che ad oggi possa mettere in campo.

Che cosa dice la TG.
Innanzitutto la TG divide la sfera sessuale in quattro punti notevoli, indipendenti tra loro e i cui valori non presentano salti discreti bensì sfumature continue. Questi punti sono: sesso biologico, orientamento sessuale, identità di genere, espressione.

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Il sesso biologico corrisponde all’apparato genitale. Gli estremi sono ‘maschio’ e ‘femmina’, ma sono contemplati anche i (piuttosto rari) casi intermedi.
L’orientamento sessuale è l’attrazione affettiva/sessuale che proviamo verso gli altri. Gli estremi sono ‘eterosessuale’ ed ‘omosessuale’.
L’espressione è il comportamento “da maschio” o “da femmina” (o misto) di un soggetto, a prescindere dall’identità di genere (ad esempio sentirsi in tutto e per tutto uomini, ma muovere le mani in maniera femminile).
Il genere è una costruzione socio-culturale: è l’insieme di norme ed attività che in un determinato contesto spaziotemporale si sono definiti intorno all’idea di uomo e di donna. L’identità di genere è la percezione che ognuno ha di sé stesso: il sentirsi uomo o donna, dove anche in questo caso uomo e donna rappresentano solo gli estremi di un’infinita possibilità di ibridazioni. Questa identità, poiché di natura socio-culturale, non è innata nella persona ma viene a formarsi dalla culla in poi.

Le novità radicali che porta la TG rispetto alla TT sono quindi tre:
1) l’indipendenza dei quattro punti nevralgici tra di loro, ove invece per la TT questi sono da considerarsi semplicemente come diversi aspetti della stessa, inseparabile unità, e quando invece si presentano in maniera disgiunta sono sintomo di un disturbo.
2) la matrice socio-culturale dei generi, e quindi innanzitutto l’accidentalità del modo in cui si danno qui ed ora, ed in secondo luogo la loro mutabilità, ove invece per la TT il genere, pur potendo subire modificazioni storiche, è il frutto di una corrispondenza naturale che lega i sessi biologici con i ruoli e le funzioni che gli stessi soggetti svolgono nella società.
3) a livello formale, la continuità (e secondo alcuni anche la provvisorietà) dei valori assunti nelle varie scale, ove per la TT tra uomo e donna, maschio e femmina, eterosessuale ed omosessuale esistono delle differenze nette, sostanziali e (in linea generale) non modificabili nell’arco di una vita.

Che cosa implica teoricamente la TG.
L’arbitraria predilezione del caos a svantaggio dell’ordine.
Facciamo un piccolo passo indietro: ad oggi non abbiamo gli strumenti scientifici per dire se i concetti esposti sopra abbiano origine innata o culturale. Probabilmente, essendo la psicologia sempre fortemente contaminata dal contesto storico in cui si sviluppa, anche tra migliaia di anni e di studi non avremo mai dati puri e completamente affidabili. Al momento esistono studi scientifici che convalidano entrambe le posizioni, ed in questa sede di analisi puramente teorica sono poco utili. L’ipotesi che appare più plausibile rimane per chi scrive una inestricabile trama di relazioni tra natura e cultura, dove ontologicamente la prima precede la seconda, e da questa viene successivamente guidata e riempita di senso. Ma anche assumendo il punto di vista della TG, ovvero che il genere non è innato ma viene (almeno prevalentemente) appreso, non si capisce nel rispetto di quale libertà o in nome di quale principio dovrebbe essere disgiunto dal sesso biologico dell’individuo. Per esercitare una libertà c’è sempre bisogno di un soggetto, in qualche modo caratterizzato, che sia libero di scegliere la strada che più si confa alla sua natura. Ma se secondo la TG un bambino non possiede a priori un’identità di genere, e quindi in ogni caso questa dovrà essere formata nel corso della sua vita, costringere una tabula rasa ad orientarsi senza appoggi esterni appare assolutamente insensato: un mero omaggio alle teorie costruttiviste più radicali, irrispettose del reale, del mondo e del suo funzionamento. Insomma, ammesso che la costruzione del genere sia (interamente o principalmente) culturale, non si capisce perché questa sia sbagliata, ed intorno a cosa dovremmo costruirne una nuova.

Che cosa implica politicamente.
L’annullamento della dualità su cui è attualmente fondata la nostra società. La differenza sostanziale ed irriducibile di due persone, un uomo ed una donna, che si uniscono e si completano per formare una famiglia attraverso la procreazione, cade nella teoria di fronte alla continuità delle sfumature sessuali, e viene superata nella pratica dalla procreazione tecnologica (fecondazione eterologa, utero in affitto, etc.) o dall’adozione.
Tolto il criterio della differenza, da cui segue quello della dualità, ogni formazione può aspirare a diventare una famiglia, senza discriminanti di genere o numero. Dalle persone sole ai gruppi fino a ‘n’ componenti, maschi femmine o mischiati, tutti possono rivendicare a ragione il diritto di avere figli. Segue, ovviamente, che ciò che fino ad oggi era stato elaborato dalla psicanalisi sul rapporto tra genitori e figli perde ogni significato.

Ma queste sono solo le prime conseguenze che una tale trasformazione avrebbe. La nostra società è talmente imperniata sulla dialettica uomo-donna che enumerare adesso tutti gli ambiti che verrebbero sconvolti da una tale rivoluzione sarebbe opera titanica, ed andrebbe oltre lo scopo di questo breve testo.