Lo ammette nei suoi frammenti, Nietzsche: sta raccontando la storia dei due secoli futuri. E col senno di poi pare difficile dargli torto, smentire la profezia. Perché il nichilismo si è fatto virale, in un certo senso si è fatto naturale, o subnaturale. Come previsto, perché son morte la antiche idee di Dio e diviene inefficace ogni suo surrogato, perché il dover andare oltre l’umano è sempre più pressante e pressa in alto e in basso, perché l’idea di tempo lineare e non come minimo a spirale regge ormai poco nelle nostre coscienze. Nietzsche aveva annusato la catastrofe in arrivo e forse pagò il prezzo di annunciarla col martirio, con passione per paradosso (ma mica tanto) cristica. Questo ci vien da dire, oltrepassata la metà di quei due secoli, mentre ci chiediamo se il peggio è passato, con la Seconda Guerra mondiale e la civiltà dei consumi, o debba ancora venire.

Se chiara è stata la profezia, vero è che il profeta rimane un enigma, per comprenderlo a fondo si deve esser lui stesso o almeno affacciarsi sullo stesso caos. In tanti ci hanno provato, innumerevoli sono da decenni i testi su Nietzsche, uno degli autori più venduti del Novecento (scrivendo libri “per tutti e per nessuno”).Un libro in più su Nietzsche era comunque necessario e compie veramente un atto di giustizia Piero Cammerinesi firmando un importante e speriamo pionieristico saggio: Storia di un incontro (Bonanno Editore), dove si racconta il rapporto fra il filosofo di Zarathustra e il fondatore dell’Antroposofia, Rudolf Steiner.

La copertina dell’opera di Piero Cammerinesi

Gli scritti di Steiner sul più famoso collega son trascurati dalla cultura accademica, ritenuti non scientifici perché fondati su un mondo spirituale posto a priori, sebbene esplorabile con particolari tecniche di meditazione o di pratica artistica. Insomma, abbiamo a che fare con un occultista, uno che faceva conferenze sull’Apocalisse, comunicava fisiologie occulte ed evoluzioni cosmiche prima di lui solo appena accennate dai Teosofi. Ovvio che non possa venir preso sul serio dai detentori delle cattedre universitarie e dai loro eredi. Non son più gli anni in cui Steiner veniva pubblicato da Amendola e Papini per la Carabba e da Laterza su indicazione di Croce e recensione di Gentile. Non siamo mica nel 1911, quando lo invitavano al Congresso internazionale di Filosofia di Bologna e c’erano anche Bergson, Durkheim, Keyserling.

Inutile aggiungere che una buona parte degli scritti di Steiner può venir letta anche da atei, da un punto di vista logico o meglio  gnoseologico (in particolare il saggio La filosofia della libertà). E lo stesso si può dire dei suoi studi su Nietzsche, a parte quelli più tardi. Perché cominciò presto, il futuro antroposofo ad interessarsi a Nietzsche, uno fra i primi, poco dopo Georg Brandes. Nel 1892, reduce dall’immersione nelle opere scientifiche di Goethe, scrive l’articolo Nietzscheanismus, tre anni dopo un intero libro, che lo saluta come “lottatore contro il suo tempo”.

Rudolf Steiner

Ne conosce talmente bene il pensiero, limiti compresi, che la famigerata sorella Elisabeth lo vuole a tutti i costi nell’archivio di Weimar, ma altresì come precettore privato che le spieghi le bizzarre teorie del fratello. Steiner ci prova, ma subito si accorge che l’impresa è impossibile: la signora non è in possesso delle basi logiche necessarie per capire concetti molto semplici, figuriamoci la filosofia dell’avvenire. Riscontra inoltre nella donna una certa immoralità, un intento mistificatorio ai danni del fratello ormai incapace di intendere e di volere. Insomma, Steiner fu uno dei primi a denunciare il disinvolto uso dei frammenti postumi nella compilazione dell’opera fantasma: La Volontà di potenza. Diviso il suo percorso da quello dell’archivio, spiegherà la storia d’Europa nei circoli socialdemocratici, passerà per salotti e templi della Società Teosofica e, dopo la rottura con il suo ramo anglo-indiano, fonderà l’Antroposofia. Senza mai abbandonare l’indagine sul caso Nietzsche.

Cammerinesi divide in tre momenti e in tre intenti tali sui scritti: uno precedente l’impegno nell’archivio, quello immediatamente successivo e l’ultimo, più maturo, ricco dei riferimenti esoterici che non piacciono agli accademici. Nella prima fase Nietzsche viene interpretato come segnale della fine di un’epoca, come emblema della crisi europea, cortocircuito dell’Illuminismo. Nietzsche si vuole contro, contro tutto ciò che è  moderno, a partire da Socrate e dal Cristianesimo. È apostolo di ogni “Gegen-Idee”, di ogni “contro-Idea”, in una lotta titanica combattuta nel nome dell’antitesi più radicale. Poi l’indagine si sposta sul lato più psichico o meglio psicopatologico. A differenza di molti nicciani invasati, l’antroposofo non nega la follia finale, il crollo di un sistema nervoso sovraccaricato oltre misura, con idee troppo grandi, da sforzi troppo intensi. Un corpo fisico mai beneficiato dalla salute non poteva che piombare in un collasso dei nervi senza ritorno.

Nietzsche negli ultimi anni

Nietzsche negli ultimi anni

Steiner poi scova l’origine dell’ “eterno ritorno”, ereditato da Dühring che però lo voleva confutare su base scientifica. Nietzsche si sente invece attratto da quella prospettiva, dal ritorno di tutte le molecole, di tutti gli atomi del cosmo alla loro situazione originaria dopo aver esaurito le innumerevoli, ma non infinite, combinazioni.

Le affermazioni più sconvolgenti le troviamo però nelle ultime conferenze di Steiner e nella sua autobiografia, La mia vita, scritta poco prima della morte avvenuta nel 1925. Ad esempio, il vero autore delle ultime opere (L’anticristo, Ecce homo, frammenti e lettere della follia) non sarebbe tanto Nietzsche quanto uno spirito del male, l’antico Arimane della tradizione persiana. A differenza del gemello Lucifero che tende a spiritualizzare tutto, negando carne e materia, Arimane è il grande materializzatore, l’assassino dello spirito, il calcolatore, il misuratore, padre della tecnica che è subnatura. Arimane parlerebbe dunque proprio per bocca di Nietzsche, preparando la strada ad una civiltà tecnicizzata e materialista. In quelle pagine Dioniso è crocefisso proprio per la sua lotta interiore contro quella bestia, immagine al negativo dell’incarnazione, della venuta del Cristo che secondo l’Antroposofia è perfetto equilibrio fra Lucifero e Arimane.

Nietzsche dunque assunse il male su di sé, veramente si sacrificò?

Steiner lo incontrò una sola volta, nel 1896, quando il profeta era già in chiusura ermetica. Con i suoi occhi da veggente vide che l’anima del malato era attaccata al corpo da un filo astrale sottilissimo, era già quasi tutta altrove, la carne era praticamente vuota. E cercando la storia delle sue incarnazioni sulla terra, scoprì che nella vita precedente era stato un monaco francescano dedito a rigidissimi ascetismi. Ecco il perché della sua Gegen-Idee, nella vita successiva, ecco la “fedeltà alla terra”, il rifiuto di ogni trascendenza e pesantezza del dovere. Ma appunto rimane il dubbio che tutta la polemica anticristiana di Nietzsche sia stata appunto un’Idea-contro, un’antitesi per permettere una sintesi futura, un nuovo cristianesimo purificato da Zarathustra, un nuovo equilibrio fra Lucifero e Arimane. In fondo così la pensavano i più brillanti allievi di Nietzsche: Vjačeslav Ivanov, Dmitrij Merežkovskij e Andrej Belyj. Tre russi, tre cristiani, tutti e tre in rapporto con Rudolf Steiner o con qualche sua idea.