Indubbiamente, il pensiero filosofico di Friedrich Nietzsche é uno tra i più complessi, ambigui e profondi della storia del pensiero occidentale contemporaneo, specialmente a causa del suo simbolismo quasi mistico (spesso utilizzato nelle sue opere), ma, in particolare modo, a causa dell’ah-sistematicità globale delle sue considerazioni. Nietzsche fu un critico spietato del suo tempo e del contesto socio-culturale nel quale viveva, un brillante profeta del futuro e, soprattutto, un cinico contestatore delle filosofie e degli assetti culturali a lui precedenti (in particolare della filosofia socratico-platonica e della cultura giudaico-cristiana, ch’egli riteneva dei depauperamenti massimi dello spirito profondamente naturale ed istintivo dell’essere umano). Tuttavia, dopo la morte del pensatore (avvenuta nel 1900) –il quale, in vita, non trovò mai la larga acclamazione e valorizzazione che, invece, trovò nel  corso dei decenni successivi il suo pensiero-, le sue opere e le sue, per molti versi, rivoluzionarie e sconvolgenti tesi, divennero oggetto di profondo e controverso dibattito e, debitamente o indebitamente, vennero assunte come loro fondamento ideologico-legittimante da differenti posizioni del panorama intellettuale di stampo politico del secolo breve (sia di destra che di sinistra). Sebbene, infatti, comunemente, si associ il pensiero di Nietzsche all’adattamento a certi ideali e miti eroici di una certa destra germanica, il pensiero del tedesco (benché lui stesso avrebbe contestato tale operazione ermeneutica), divenne oggetto di profonda analisi ed attualizzazione anche di componenti filosofiche e di pensatori più inclini al pensiero di sinistra, tra i quali, soprattutto, Foucault e Deleuze (i cosiddetti “Nietzscheani di sinistra”). Tuttavia, nella prima metà del novecento, Nietzsche, com’é noto, divenne il pensatore, l’ideologo, il padre ispiratore del pensiero nazionalsocialista, il quale –tralasciando l’influenza delle probabili alterazioni operate dalla sorella, intimamente legata al partito nazista, dopo la sua morte, al suo pensiero, ancora tema di dibattito e critica filologica ed ermeneutica-, con i suoi concetti di superuomo (o per meglio tradurre “oltreuomo”) e di volontà di potenza, si prestava adeguatamente ad essere il padre originario dell’ideologia nazista che poneva al centro delle sue riflessioni l’affermarsi di una “nuova Umanità”, più forte e più evoluta, in grado, a partire da impulsi di supremazia ed auto- affermazione individuale, di imporsi sulle, invece, categorie umane considerate inferiori e più deboli. L’idea del superuomo, ovvero dell’autenticazione di una nuova umanità, in grado di superare i limiti strettamente umani della storia, della morale, delI’ideologia e del sentimento, in effetti, si sposava (con le adeguate forzature interpretative) a questo concetto cardine del pensiero hitleriano: all’avvento di una nuova fase storica del mondo, totalmente guidata e determinata da una categoria umana più intelligente e biologicamente più adatta alla sopravvivenza sul pianeta rispetto alle altre e, soprattutto, predestinata, ovvero la cosiddetta “razza ariana”, il popolo dei tedeschi puri.

I primi movimenti paramilitari nazisti, e infatti, si ponevano come gruppi armati principalmente xenofobi e repressivi, ambiziosi di sovvertire gli assetti di potere di una della Germania del tempo (tragicamente annientata sul piano economico e sociale da una guerra spietata e perduta), conservando l’ideale supremo di ricostruire una “nuova Germania”, esclusivamente composta da ariani germanici ed eliminando, fisicamente, ogni barriera esterna o ostacolo umano reputato inferiore, come ebrei, zingari, disabili, omosessuali e comunisti. Tuttavia, le squadre militari naziste ed il loro capo ispiratore e venerato (Adolf Hitler), facevano riferimento ad una cultura già radicata da tempo in Germania e alla quale Nietzsche, invece, (come palesemente appare in alcuni suoi contributi) si oppose con decisione: l’antisemitismo ed il modello socio-politico del cosiddetto “pangermanesimo”. Nietzsche, infatti, era, in verità, profondamente anti-germanico (riteneva che il popolo tedesco fosse dominato da un’ideologia borghese e perbenista non in linea con il suo modello antropologico del superuomo) e, sorprendentemente, per alcuni aspetti, filo-giudaico. Nietzsche non contestava affatto il popolo ebraico che considerava laborioso è moralmente forte, a differenza dei cristiani, figli di una cultura debole e tendente al piagnisteo facile: la celebre “morale degli schiavi”. Ma il massimo punto di forzatura estremizzata del pensiero di Nietzsche é evidente a partire dall’evoluzione dell’antropologia filosofica nazista, che vedeva (al contrario di Nietzsche che intendeva il dominio del superuomo alla stregua esclusivamente di rapporti di potere e di forza) nelle categorie umane più deboli un elemento nocivo da eliminare dal pianeta –Nietzsche non parlava di stermini di massa-. Nietzsche, inoltre, con la sua filosofia rivoluzionaria del superamento del sistema borghese vigente, e di superamento una morale stagnante e rigida, non avrebbe mai appoggiato, invece, una filosofia dell’esistenza rigidamente e schematicamente legata ad un assetto di valori predefinito ed a veri e propri miti divinizzati (lui che dichiarava la morte di Dio ed invitava l’uomo a liberarsi di tutti gli déi ed i miti del passato!). La grandezza di Nietzsche consiste proprio in questo, nel non aver mai partorito una ontologia della morale, ponendosi, inevitabilmente, in un’ambigua condizione oltrepolitica ed oltremondana e chiunque tenti di inglobare Nietzsche all’interno di un pensiero politico, perciò, ha già errato in partenza. Nietzsche, con la radicale profondità d’ogni suo scritto risulta essere, in realtà, il padre illegittimo di ogni futuro pensiero.