Se fino a un decennio fa internet era un luogo poco frequentato, oggi, se non altro perché ormai ogni dispositivo è progettato per funzionare ai fini e per mezzo della navigazione, la tendenza è totalmente cambiata: molto spesso, per attingere ai dati di cui abbisogniamo, ci dirigiamo subito su Google. Ecco allora levarsi le grida di coloro che sono contro queste nuove tecnologie, le quali dissiperebbero la vera natura umana, e ne farebbero, nel migliore dei casi prospettati da costoro, uno strumento ai servizi dei cosiddetti poteri forti. Lungi dal voler immergerci qui nel vasto oceano di simili teorie a cui spesso manca una ragione fondante, perché, per esempio, non si sa chi siano queste fantomatiche persone che vogliono governare il mondo e le nostre menti, proviamo a vagliare il senso dell’astio contro la rete.

Il buon senso di questa fazione anti-mediatica si riduce nel rilevare che non ogni fonte è attendibile e che, per saper dire qualcosa di importante su un argomento, c’è bisogno di un buon confronto, cioè di studio. Ossia gli stessi accorgimenti metodologici che si possono leggere su qualunque manuale di qualunque disciplina esistente. Infatti, prendendo in esame la scienza storica, non è forse vero che pure lì ogni documento e informazione acquisita sono vagliati e verificati?

Newton - William Blake (1795)

Newton – William Blake (1795)

Dove sarebbe dunque la novità? Se pure su carta e in qualunque forma si presenti il dato si rende necessaria questa accortezza, allora qual è la differenza da internet? Lo storico sciocco leggerà un breve paragrafo di un testo e pretenderà di conoscere ogni cosa sul tema ivi bene o male abbozzato; la persona altrettanto sciocca leggerà un articolo su internet e sarà fiducioso di esaurire con ciò lo scibile umano. Se il primo è più raro, forse è solamente perché uno storico è stato educato alla fatica della ricerca, non perché internet sia una fonte tout court inattendibile; anzi, si metta lo sciocco non-storico dinanzi al paragrafo di cui si diceva, e si vedrà che si comporterà come se si trovasse a leggere un articolo in rete. Pertanto il difetto sembra risiedere non tanto nel supporto mediante cui ci si approccia all’argomento, ma nell’educazione di chi ne fa uso.

Potremmo con sicurezza aggiungere che, nel caso all’utilizzo di internet soggiacesse un buon pensiero, questa sarebbe un’ottima fonte di cui servirsi. È possibile avere i più svariati vocabolari a cui attingere, e li si può confrontare tra loro; cercando informazioni su autori si trovano passi, stralci di opere, addirittura, se ormai datati come i classici, interi libri. Si possono scoprire abstract di medicina o biologia; trovare articoli di scienziati, medici, filosofi, storici; si possono, al di là delle autorità riconosciute, confrontare dieci, venti, trenta scritti sul medesimo tema, nei quali giacciono le più svariate argomentazioni e, senza che i vari autori potessero saperlo, agli occhi di chi li legge si integrano e confutano l’uno con l’altro.

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D’altronde non avviene sui libri il medesimo che sui siti? Vi sono quelli scritti da persone famose, da scienziati, medici, scrittori di narrativa, filosofi, ma non tutti questi sono di pari livello e parimenti intelligenti. Così per raccapezzarci su una questione non ci basterà leggere un solo autore (o un solo suo libro), solamente perché è famoso, ma dovremmo dialogare con molti; peraltro i classici, gli autori famosi di cui riconosciamo un’autorità per sentito dire, non solo non dicono le stesse cose, ma si contraddicono pesantemente fra loro. Secondo quel ragionamento due opinioni opposte dovrebbero essere ugualmente vere, ed è una lampante assurdità. Solo perché qualche cosa l’ha detta Aristotele allora deve essere assolutamente vera? Solo perché un medico porta avanti una tesi quella è per forza corretta? Chi si oppone all’uso dei media attribuisce frequentemente ai testi un’autorità astratta, come se qualcosa, solo perché stampata, avesse più valore. Eppure, che ci si confronti in rete, su carta, a voce, fa lo stesso; ciò che conta è l’intelligenza di chi vi si approccia.

Ovviamente quanto detto rimane valido per qualunque media si voglia prendere in considerazione. Dalla TV, che non è male di per sé, ma ne è insopportabile buona parte del contenuto attuale, e potrebbe essere riformata e rifondata su scopi più intelligenti; a Facebook, che permette confronto con persone che magari di persona difficilmente si sarebbero incontrate e con cui, in base agli interessi, si può riflettere. È lampante che la quasi totalità degli utenti si dedichi a sciocchezze, a postare immagini inutili per passare il tempo; tuttavia, non vi è solo questo. Dipende sempre da cosa si cerca. La degenerazione che temiamo provenire dai media, in realtà alberga nelle nostre anime vacillanti. E si manifesta ovunque, in qualunque forma: nei media, nelle parole, nei gesti, e pure nei libri. Perciò, invece di arrogarci il titolo di antimoderni, sarebbe meglio iniziare a fare ricerca seria, che possa finalmente educare e cancellare al contempo lo scempio che deprechiamo.