Michel Foucault è uno di quegli autori il cui pensiero, per essere descritto ed analizzato nella sua profondità, meriterebbe innumerevoli dibattiti e ricerche, data la complessità, e, soprattutto,  la vastità dello stesso.
Foucault fu uno tra i più prolifici pensatori della storia della filosofia, che seppe offrire alla ricerca storico-filosofica in generale importanti contributi e disamine dei rapporti di forza e di potere che guidano la storia umana, alternativi rispetto a quelli tradizionali.
Egli ebbe modo di compiere le proprie ricerche metodologiche all’interno dei più rinomati centri accademici d’Europa. I suoi studi abbracciarono innumerevoli ambiti del sapere umano, come quello della psicanalisi, dell’antropologia, della psicologia, della letteratura, della storia, dell’epistemologia, delle scienze politiche, della sociologia, e, soprattutto, della storia delle idee e delle culture umane. Foucault -inserendosi in quel filone filosofico definito strutturalista, sorto a partire dagli Anni sessanta, in rapporto ad alcune linee di pensiero di derivazione marxista e di concezione della Storia, dunque, alla stregua di rapporti di forze e di potere immersi in un contesto umano inteso in un rapporto tra strutture fondanti e sovrastrutture ideologico/culturali- intende i processi storici umani ed i comportamenti umani conseguenti come determinati da precise condizioni socio-culturali del tempo storico nel quale si svolgono.

Foucault, a differenza dei sostenitori di linee di impostazione filosofica del tutto opposte, concepiva l’agire degli uomini, nel corso delle epoche storiche, non secondo logiche di libertà d’auto-determinazione (il soggetto non sarebbe affatto libero e pienamente consapevole nel suo agire etico), ma, rifacendosi indubbiamente agli studi freudiani sull’inconscio umano (ch’ebbero un’influenza decisiva sulla sua formazione generale), ma come un prodotto di un insieme di regole e norme di sapere imposte dal potere in quella determinata epoca storica.
Ogni sapere, ogni analisi storica, dunque, dev’essere autenticamente storicizzata; ogni studio sull’uomo e sulla cultura (alla luce di questa visione), necessita d’essere compresa e sviluppata a partire da quella che è la consapevolezza intorno ai meccanismi di potere e alle strutture ideologico-culturali dei precisi contesti storici umani. Compito del filosofo ed, in particolare, dello storico della cultura (dell’analisi a dei processi culturali del passato), sarà, dunque, quello di conoscere nel profondo i rapporti di potere e le conseguenti influenze dei poteri dominanti sui saperi collettivi delle strutture sociali del passato, raggiungendo, in questo modo, la consapevolezza di quella cosiddetta “episteme” che si pone a fondamento di quella precisa epoca storica e di quel preciso nucleo culturale.

Ecco che, con Foucault, sorge una nuova disciplina storico-filosofico, la cosiddetta “archeologia del sapere”. In questa concezione dell’analisi sulle culture della storia e sulle forme del sapere umano, si nota anche, per alcuni versi, l’influenza genealogista ch’ebbe sulla formazione culturale ed intellettuale di Foucault il Nietzsche della “Genealogia della morale” (opera indubbiamente geniale ed anticipatrice, sul piano delle future riflessioni attorno alla storia dell’etica umana e della morale). Per “Archeologia del sapere” (titolo, anche, di un suo celebre saggio), ha da intendersi una nuova disciplina di pensiero volta ad indagare quelle che sono le radici, le matrici originarie che determinano ed hanno determinato la formazione di precise strutturazioni ed impostazioni culturali, il nucleo archetipo (per l’appunto), che ha prodotto, a partire sempre da una lettura storica dei rapporti umani di forza, una precisa forma di sapere.
Foucault, nel corso della sua esistenza, compì importanti analisi attorno agli istituti di sapere storici, anche a quelli a lui contemporanei, soffermandosi, in special modo, sulla riflessione attorno agli istituti coercitivi dei manicomi, sullo sviluppo delle cliniche di igiene mentale ed, in sostanza, attorno all’evolversi della concezione della follia e del ruolo sociale e culturale del cosiddetto “folle” nel corso delle epoche umane.

La ricerca di Foucault, dunque, si sviluppa a partire da una concezione della storia come di un insieme di determinati rapporti di forza e di potere e come un distribuirsi di determinate linee di sapere e, dunque, di ordini culturali, a partire dall’influenza di questo potere sulla formazione interiore dell’uomo. Ecco, in quale senso, l’intera cultura, e tutte le forme del sapere storico, devono essere storicizzate, per essere comprese a partire dal sub-strato di potere che le ha generate, dalla matrice psicologica di quell’epoca. In questo contesto di idee, Foucault, riprendendo sempre alcune riflessioni avanzate da Nietzsche in merito al concetto di “Volontà di potenza”, inserisce le sue ricerche archeologiche in un macrocosmo di dinamiche culturali influenzate da quella ch’egli chiama “Volontà di sapere”, che si connette con il concetto di “Volontà di verità”.  Ma l’approccio alla storia della cultura umana in Foucault si imposta su una logica di discontinuità storica, di una storia intesa non come (nell’ottocentesca visione positivista, che fu poi quella, anche, di un certo marxismo) un percorso di sviluppo lineare destinato a completarsi culminando in un preciso momento, ma come un insieme di rapporti di potere, sviluppatisi secondo contingenze umane e nell’ottica di una totale discontinuità di eventi.

In questo senso, il pensiero di Foucault può, per alcuni versi, essere considerato un pensiero di stampo storicista (o, come è stato anche detto, “neo-storicista”), nel senso che la storia dell’uomo e della cultura, essendo relegata a questi limiti contestuali di potere, può essere analizzata e compresa soltanto nell’ottica di una conoscenza storicizzata della forma culturale stessa, di una critica psico-sociale delle dinamiche che hanno contribuito allo sviluppo di quella precisa forma, che non può essere giudicata al di fuori di sé o estrapolata dal suo contesto d’origine. In un certo senso, quello di Foucault può essere concepito come un relativismo storico (nel senso che gli eventi vengono compresi alla stregua delle relative concezioni della vita nelle epoche), ma non può, tuttavia, essere considerato un relativismo in senso assolutistico, ma soltanto un relativismo della ragione, per così dire. Foucault, ritiene che non esistano metri di giudizio assoluti, poiché il metro di giudizio è dato dall’epoca e dal contesto storico preciso, ma tuttavia non nega l’esistenza di componenti, di costanti assolute nei processi di sviluppo della cultura dell’uomo, ovvero rapporti di forza ed istanze di dominio e di volontà. Quello di Foucault, rimane un importante profilo attorno alla concezione dei rapporti dinamici della storia e all’analisi dei principi arcaici che conducono la Cultura e la Storia.