Nel dibattito quotidiano si utilizzano spesso innumerevoli termini, come quello di “Europa” ed “Identità europea” quali sinonimi di Unione Europea ed Europeismo: ormai inconsapevolmente, le strutture transeunti si sono appropriate di lemmi valoriali millenari, quali per l’appunto il nome del Vecchio Continente.Ci si lamenta, a buon diritto, per l’ingerenza del potere tecnofinanziario di Bruxelles sulle politiche dei governi nazionali, inveendo contro un astratto concetto di “Europa” e scagliandosi ferocemente contro l’idea stessa di comunità europea. Percepiamo che l’Europa sia il cancro da estirpare, il male d’ogni cosa, la rovina intera delle nostre esistenze: ce lo chiede l’Europa è stato il passepartout delle peggiori riforme liberiste e antidemocratiche degli ultimi anni.

Se fino a pochi anni fa molti dei meccanismi subdoli che gravitano attorno a quel macro organismo chiamato “Unione Europea” erano perlopiù ignoti, oggi, anche alla luce dei fatti,  iniziano ad emergere verità sempre più allarmanti e quello che fino a poco tempo prima poteva essere bollato come becero complottismo, inizia ora a farsi sempre più consapevolezza reale. I rapporti di forza che articolano l’esistenza della comunità Europea sono esclusivamente di tipo finanziario e impostati secondo una logica di sudditanza piuttosto che di mutua cooperazione . È un rapporto tenuto in vita dall’economia di una struttura sorta artificialmente e rappresentante non il popolo europeo,  bensì un universo di “poteri forti” ed entità economiche che, dall’esistenza  di questa diabolica piovra sovrannazionale, traggono lauti compensi.

L’abitus economico poggia sul nulla, poiché non esiste un progetto culturale condiviso dalla Storia e latita, al contempo, una struttura politica vera e propria: le istituzioni “europee” servono soltanto a eseguire gli ordini provenienti dalle varie centrali lobbistiche e finanziarie, sparse per il Mondo. Il problema di fondo è che si parla d’Europa senza avere coscienza di che cosa rappresenti il termine nella Storia dell’Uomo, visto  che l’idea stessa di popolo europeo non ha nulla a che fare con la visione economicistica della realtà. L’influenza imperiale degli Stati Uniti ha, di fatto, determinato il progressivo abbandono delle tradizioni locali e dei differenti volksgeist europei, livellando il cosiddetto “primo mondo” sui valori bruti dell‘american way of life.  Nel pensiero comune e nel linguaggio quotidiano si tende, quindi, a parlare di Europa ed identità europea accostando le due espressioni al medesimo significato, ovvero considerando il concetto stesso d’Europa alla stregua di un sinonimo alternativo al concetto di “Occidente”. La narrazione propagandistica degli ultimi decenni, imbevuta di un ultra-modernismo scellerato , sottomessa all’ ideologia dominante del pensiero neo-liberista, ci ha insegnato che difendere i valori della cultura Europa significa equivalentemente difendere i valori del progresso, del libero-scambio e dell’ emancipazione ultra-individualistica del soggetto.

In questo modo, si è cercato di confondere l’etica fondante il modello antropologico tipicamente atlantista,  con lo spirito profondo dei popoli europei, figli , invece, di strutture culturali ben differenti  (anche se ormai profondamente svilite) e di radici ben più antiche. Si tratta, infatti, di comprendere che la cultura del Vecchio Continente, nella sua forma originaria, è cosa diversa ed opposta all’imperante modello di vita made in USA, prodotto dagli scarti delle varie società europee, approdati nel Nuovo Mondo nel corso dell’Età Moderna.  Siamo imbevuti, di fatto, di troppa “America” nelle nostre coscienze, e di troppa poca Europa nelle nostre menti. Si tratta,  dunque,  di riappropriarsi di quegli antichi valori che avevano costituito i popoli Europei,  di quella coscienza comune vera e propria, di quell’Europa che non è artificio finanziario basato su una non-moneta, bensì coalizione di più popoli, identitari ed autonomi nella propria essenza romano-cristiana, uniti da secoli di comune fatica intellettuale, capaci di produrre le più alte prove di civiltà e progresso.