Su un piano totalmente opposto, invece, si pongono le teorie cosiddette “anarco-capitaliste” o “liberal” sostenitrici della celebre dottrina dello “stato minimo”, ovvero propugnatrici di una società totalmente libera nei rapporti di scambio economico tra i soggetti, dove lo stato non abbia alcuna funzione di controllo in ambito economico (l’economia é amministrata unicamente da individui privati), ma soltanto quella di garantire, nella formalità del diritto una condizione sociale di eguaglianza, ma che, nei fatti, non agisce attivamente nella redistribuzione equa delle risorse. Uno dei principali sostenitori di questa tesi politica é il già citato Robert Nozick, autore di un’opera, pubblicata pochi anni dopo rispetto all’opera di Rawls (nel 1974), intitolata Anarchia, stato e utopia. La teoria di fondo di Nozick, all’interno dell’opera, é l’idea secondo la quale la libertà individuale ed il diritto all’auto-affermazione del singolo individuo abbiano valore di dominio sopra ogni cosa, pertanto, lo stato, a differenza dell’impianto di Rawls, dovrà intervenire nelle vite del soggetto nella minore misura possibile, non imponendo una politica di azione ridistribuiva sulle risorse (in modo che regni l’equo dominio delle risorse tra i soggetti della collettività), ed i mercati economico-finanziari saranno lasciati in balia dell’autorità del singolo individuo privato e lo stato interverrà, soltanto, come organo politico in grado di continuare a garantire questa libertà d’espressione economica dell’individuo (punendo, ad esempio, coloro che vadano a violare la proprietà di un altro soggetto).

Si inserisce in questo contesto di dibattito anche un’altra interessante teoria politico-filosofica, posta in netta antitesi rispetto alla teoria liberista, quella dei “comunitaristi” (tra i quali emergono pensatori come Charles Taylor ed Alasdair MacIntyre), i quali riconosco, invece, una natura maggiormente vincolata alla comunità d’appartenenza dell’individuo, rispetto alla sua autonomia originaria. La filosofia comunitarista, infatti, non si pone soltanto come pesante critica al modello economico di stampo liberista ma alle teorie liberali in generale, non concependo la possibilità di percepire l’individuo atomizzato nella sua realtà soggettiva, smaterializzato rispetto alla comunità sociale d’appartenenza, ai valori ed ai rapporti umani intrinseci alla comunità stessa. I comunitaristi, inoltre, criticano totalmente l’idea di uno stato assente ed esclusivamente formale (come nel modello di Nozick), ma lo stato, in quanto incarnazione della comunità universale, deve intervenire attivamente nella vita del membro della collettività, che trae la sua identità di individuo propria a partire dalla sua identificazione nella comunità. Quello della giustizia sociale, della comprensione di quale sia il miglior modo possibile per edificare una società equa, dunque, é un tema che non lascia di certo spazio alla semplicità e alla risoluzione in risposte immediate, ma apre le strade a lunghi dibattiti e scontri d’opinione, che rappresentano, anche, lo spirito della nostra epoca, sempre più legata alle forme del politico e del sociale, e sempre più bisognosa di trovare un proprio ordine socio-umano.