Gran parte delle rivoluzioni nella storia sono compiute ed animate da élite. È questo l’elemento di base che, nella sostanza, distingue una “rivoluzione” da una semplice rivolta. Se quest’ultima, infatti, altro  non è che un semplice atto di forza, un’opposizione, da parte di un gruppo contro determinate condizioni di potere, la rivoluzione porta con sé il germe della permanenza, quella storicizzazione che sradica il passato. La rivoluzione è tale perché accompagnata da un progetto, da un’idea, da un’avanguardia in grado di definire l’azione, di interpretare originalmente la realtà e fornire alle masse un lungimirante sguardo sul futuro. Quando in Europa, agli esordi del XX secolo, la società liberale e borghese incominciava a vacillare sotto i pesanti colpi delle grandi rivolte operaie, al tempo del declino di quella pomposa formalità positivista che aveva  in qualche modo uniformato ed ingentilito il costume, avanguardie e generazioni di rivoluzionari ed intellettuali arditi animavano la scena del tempo, pronti a demolire quelle strutture opprimenti. Si apriva l’epoca delle “masse” e tramontavano- seppur non radicalmente- le strutture della società di fine Ottocento. Si apriva il nuovo secolo sull’eco frastornante del progresso tecnologico e  scientifico, all’insegna del frastuono ruggente dell’automobile e al rapido suono dei velivoli. Si apriva un’epoca di contraddizioni,  tra l’amore istintivo per il dolce e ritmato progresso e la volontà assoluta di distruzione.

Gli anni finali e più intensi della Belle Epoque, per molti versi, furono un vero e proprio calderone di fermentazione per quella che sarebbe divenuta l’arte, la politica e la società del secolo. Tra questo prodursi di avanguardie e sperimentazioni culturali,  quella che più fra tutte si impose fu, senza dubbio, il Futurismo. Movimento letterario,  artistico, filosofico, metapolitico, indefinibile nella sua fluida complessità, che molto offrì alla generazione dell’intera cultura successiva e al modo stesso di intendere la realtà. Fu un’interpretazione modernista, avventuriera,  giovanilistica,  aggressiva ed originale:  grazie soprattutto all’abilità del suo ispiratore, alla sua genialità, al suo intuito, il movimento di Marinetti riuscì a celebrare, nel quotidiano, quella massima tanto esaltata, “scandalizzare i borghesi”, proponendo la propria idea, nella prassi giornaliera, attraverso azioni e comportamenti irriverenti e ai limiti dello scandalo. Mettere in discussione tutto il perbenistico costume che reggeva la società capitalista, incendiare la morale, i comportamenti, la vita stessa degli individui.

Il futurismo fu un movimento anti-capitalista proprio perché tentò di penetrare tra le masse, in maniera tale da sprigionare tutti quegli istinti e quelle pulsioni che venivano inibite dalla controllata società borghese. Contro il lessico forbito ed equilibrato, si esaltava la parola libera e semplice; contro la melliflua ed ipocrita educazione borghese s’ergeva il vitale e violento schiaffo; contro il moralismo la selvaggia azione; contro il pacifismo la virile guerra degli eroi. L’ideale futurista fu vera “caffeina d’Europa”, in grado di rivitalizzare la cultura, di apportare ad essa originalità e creatività , fungendo da vitale scintilla per una nuova esplosione artistica. Dalle assolate lande mediterranee il nuovo verbo si diffuse a macchia d’olio in tutto il Continente, unendo idealmente le nuove generazioni pasciute all’ombra del progresso. In questo modo il futurismo divenne un movimento di livello internazionale: celebre è il futurismo russo, in grado di inserirsi tra le contestazioni operaie dell’epoca e galoppare il fermento che, da lì a poco, avrebbe dato vita alla celebre Rivoluzione del 1917. La geniale originalità dell’Idea marinettiana fu, infatti, proprio quella di creare un’avanguardia culturale in grado di farsi volgare, di massificarsi e porsi come guida di popolo. Il futurismo fu un vero e proprio laboratorio di fermenti, di idee, di progetti e di azioni, una palestra culturale della migliore gioventù intellettuale, che seppe offrire adrenalina e vitalità ad uno scorcio di secolo che le bramava follemente.