Il libro Jünger-Hofmann, LSD, carteggio 1947-1997, pubblicato quest’anno da Giometti & Antonello, introdotto in modo eccellente da Donato Novellini e tradotto da Simona Piangatello, è, ma solo all’apparenza, un libro per tutti. Per tutti perché in effetti contiene “soltanto” le lettere amicali che Albert Hofmann ed Ernst Jünger si scambiarono per cinquant’anni a partire dal 1947. Tuttavia, è proprio questa aura di quotidianità che alimenta il fascino occulto del testo e che, forse solo a pochi, darà la possibilità di transitare al di là delle parole in metafisiche “elisioni” dove la vita di ogni giorno introduce a piani metastorici in grado di trascendere o di sublimare i più insignificanti particolari in misteriose tracce destinali. In questa recensione ci interessa indagare specialmente l’opinione che l’inventore-sperimentatore dell’LSD e il creatore di Avvicinamenti, droghe ed ebbrezza avevano degli stati lisergici e, argomento attuale e sempiterno oggetto di più o meno dogmatiche prese di posizione, ci interessa conoscere l’idea dei due studiosi sulla diffusione delle sostanze psicotrope. Cercheremo inoltre di vagliare le riflessioni che possano servire a s-velare qualche nuovo aspetto della gnoseologia jüngeriana e della connessa metafisica.

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Sin dalle prime lettere Hofmann racconta come fosse riuscito a ricavare l’LSD incorporando il gruppo della dietilammide nell’acido lisergico estratto dal fungo della segale cornuta e, citando Goethe, allude al rapporto tra le allucinazioni cromatiche e gli umori. L’LSD produrrebbe l’estraniamento dal proprio corpo dando l’impressione che la mente si stacchi dalla materia nonché la perdita di ogni cognizione temporale. Lo studioso svizzero legge siffatte reazioni attraverso la lente della metafisica jüngeriana riferendosi al metodo mentale di Nigromontanus capace di svellere le radici con cui siamo attaccati all’abituale, quotidiana immagine del mondo. Infatti, scrive Hofmann in un’altra lettera del ‘48, l’illuminazione sperimentata determina il piacere stereoscopico. E, se si consulta l’omonimo saggio di Jünger contenuto nella raccolta Il cuore avventuroso, si capisce bene quale sia il riferimento di Hofmann essendo il piacere stereoscopico la possibilità di

acquisire contemporaneamente, nella medesima sfumatura o gradazione e mediante un unico grado di senso, due qualità sensorie. Ciò è possibile solo in quanto un senso, oltre alla sua propria facoltà, assume in più le attitudini di un altro senso.

Esperire in un solo senso tutti gli altri è uno degli effetti metafisici dell’LSD che, annota lo scienziato nel 1950, innesca il restringimento o l’infinito dilatamento dello spazio aggiungendo significativamente che

 i risultati gnoseologici possono essere dimostrati in via sperimentale tramite esperienza diretta.

L’LSD sarebbe inoltre in grado di produrre un senso di felicità sovrannaturale o, viceversa, un terrore indescrivibile.

Albert Hofmann - Bernd Brummbär

Albert Hofmann – Bernd Brummbär (2008)

Dal canto suo Jünger è cosciente che le sostanze nuove introducono a camere davvero pericolose e potenzialmente ferali, ma appare fortemente attratto dal legame tra queste sostanze e la produzione artistico-letteraria. Egli nota che, se la prestazione creativa necessita di una coscienza vigile, la fase della concezione dell’idea può essere stimolata dal loro uso – e in misura diversa dall’uso di funghi messicani dal potere divinatorio (Psilocybe) e di sostanze più comuni come il te, il caffè, il vino. D’altra parte, Jünger ricorda uno dei risultati ai quali è giunto in Al muro del tempo: le scoperte fisiche e i progressi nell’ambito della chimica non sono la causa dell’evoluzione bensì il risultato.

È chiaro che in questo caso il concetto di evoluzione sia da intendere in senso metastorico poiché per Jünger i mutamenti in atto sono frutto di una metamorfosi fatale che astrologicamente è sintetizzata dal passaggio dall’Era dei Pesci a quella dell’Acquario. Le scoperte tecniche (nel gigantesco come nel microscopico) sono l’effetto di questa trasmutazione che conduce al di là della linea, al di là del muro del tempo – dalla storia alla metastoria, come si intuisce se si legge il romanzo distopico Eumeswil.

Dying City - Alfred Kubin (1904)

Dying City – Alfred Kubin (1904)

In una lettera del 1970 Jünger rievoca con nostalgia un simposio lisergico di qualche anno prima scrivendo che si si stava bene nel blu trascendentale e chiosando: a disturbare c’erano solo i motori, ma così si capisce dove si nasconde il vero nemico – frase questa che denota il parziale mutamento di prospettiva sul tema della tecnica rispetto ai tempi de L’operaio. E due anni dopo, progettando un altro esperimento, il viandante metafisico rende nota implicitamente l’analogia tra codesti esperimenti e il concetto di viaggio. Tale affinità, che è palese nel testo Avvicinamenti e che ricorre ogniqualvolta al posto del verbo drogarsi è adottato il verbo viaggiare, in queste lettere è spiegato con l’analisi della parola àncora. Citandola Jünger si riferisce a Huxley che morendo chiese per iscritto alla moglie di iniettargli l’LSD e associa l’àncora al corpo volendo con ciò rilevare come levare l’àncora significhi lasciare il corpo, alleggerirsi e alimentare quella che Léon Bloy, pronunciando le sue ultime parole, definisce l’immense curiosité.

Se si pensa al ripetuto concetto di avvicinamento si afferra che alcune sostanze – così come alcune esperienze quali il silenzio contemplativo, l’eros e l’appressarsi della morte – possono agevolare l’accostamento al reticolo fondamentale, all’Incomputabile – al di qua delle rifrazioni caleidoscopiche e della dimensione nella quale siamo, ognuno di noi, maschera, riflesso e irradiazione. Apprendiamo da Avvicinamenti come Jünger, alla stessa stregua di Hofmann (ma sarebbe forse meglio affermare il contrario), attribuisse – sulla base dei suoi viaggi – all’LSD la capacità di rendere più vivida la materia a tal punto che, scrive il filosofo nel testo del 1970,

per me era come se fino ad allora avessi percepito solo le ombre della luce, che adesso diventava essenziale. Brillava anche quando chiudevo gli occhi.

Ernst Jünger (1895/1998)

Ernst Jünger
(1895/1998)

Nei viaggi ogni preoccupazione svaniva, il lavoro, la famiglia, tutto – e si usciva, racconta lo scrittore, fuori da sé lasciando tutto indietro anche gli atomi – non importa. In questa esperienza materia e movimento, abito e corpo non mostravano alcuna separazione.

Essere ed evento coincidevano in modo quasi assoluto, e così pure la visione e il fenomeno.

Pertanto, l’errare lisergico deve essere concepito come il rischioso viatico che può estaticamente introdurre all’anticamera dell’Essere e condurre sulla soglia della forma originaria – indistinta, immota, eterna. Si tratta di un avvicinamento che tuttavia non ha uno scopo tangibile, uno scopo cui si possa dare un nome risiedendo il senso dello stesso avvicinarsi nel cammino, nel medesimo, ieratico viaggio.

Anche sul controverso tema della diffusione massificata delle droghe, i due autori sembrano avere idee assai simili. E se Hofmann talvolta prende le mosse da un approccio più scientifico e Jünger da presupposti metafisici, la discrasia si risolve poiché Hofmann è un appassionato lettore di Jünger e Jünger, grazie al padre farmacista e agli studi di biologia, possiede delle nozioni scientifiche di un certo livello.

Plot 30 - Odilon Redon

Plot 30 – Odilon Redon

In una lettera del 1962 il filosofo scrive: le nuove sostanze, che stanno al vino come la scienza antica sta alla scienza moderna, dovrebbero essere sperimentate solo in piccoli gruppi. L’autore difatti, confermando l’aristocraticismo di ascendenza nietzscheana così presente in tante sue opere, asserisce di non poter condividere il pensiero di Huxley di dare alle masse la possibilità della trascendenza e ribadisce il concetto qualche anno dopo dichiarando che, a dispetto dell’utilizzo generalizzato dell’LSD, lui e Hofmann non avrebbero mai oltrepassato il limite del buon gusto. Jünger conclude riportando una massima alquanto significativa: Non lo dite a nessuno, solo al saggio, motto che sarebbe valso anche davanti a questa profanazione – alludendo alla diffusione sconsiderata della droga nella società. È evidente come il termine profanare, spesso utilizzato anche da Hofmann, evochi per contrasto qualcosa di sacro o – come spesso si legge – di magico. Il valore sacrale dei viaggi che conducono a un impossibile avvicinamento all’Inavvicinabile è pertanto il principio dal quale si parte per opporsi alla proletarizzazione delle droghe più potenti – non si fa lo stesso discorso per le droghe più comuni.

Il rimando ai Misteri Eleusini, in cui gli iniziati sarebbero stati soliti assumere degli allucinogeni ricavati forse dalla stessa segale cornuta, conferma questa constatazione: nel viaggio lisergico si cela qualcosa di sacro che può avvelenare o risvegliare. Per questo il viaggio non è per tutti, non essendo tutti in grado di camminare sulla corda, di restare vigili mentre il piano si inclina, la clessidra si rovescia e le forme caleidoscopicamente trasmutano. Jünger dunque non si limita a stigmatizzare l’uso massificato delle nuove sostanze né si richiama ad argomenti dogmaticamente moralistici, ma inquadra questa diffusione alla luce della sua filosofia giacché, dopo aver rilevato come il consumo generalizzato di droga abbia tanta poca importanza quanto la popolarità dell’astrologia, ritiene che sia necessario fare attenzione agli indizi essendo palese che

in entrambi i casi si sente la mancanza di qualcosa di cui si va alla ricerca e che forse un giorno verrà trovato.

Così, per il filosofo, sarebbe bene che il consumo di massa venisse affiancato dal lavoro intellettuale di piccoli gruppi, se possibile, prosegue Jünger, a porte chiuse.

Un foglio con 900 dosi di LSD (William Rafti)

Un foglio con 900 dosi di LSD (William Rafti)

L’autore di LSD. Il mio bambino difficile è perfettamente d’accordo col filosofo tedesco e, a partire dalla metà degli anni ’60, analizza con preoccupazione l’uso generalizzato degli allucinogeni che si sta verificando negli Usa tra i giovani e gli adolescenti. Il celebre scienziato ritiene che le droghe magiche siano divenute un problema proprio negli Stati Uniti perché in questa nazione dominerebbe una concezione del mondo razionale e materialistica, la quale, per reazione avrebbe risvegliato la nostalgia di una realtà più profonda e più soggettiva. D’altronde, prosegue Hofmann, in un paese che non è preparato neppure per il più innocuo alcol, difficilmente profanare le droghe magiche potrebbe condurre alla scoperta delle loro positive qualità – anzi il pericolo sarebbe che attraverso un uso improprio l’LSD finisca per acquisire – come invero capitò – fama di droga terribile. Lo scienziato crede che debba essere rifiutata l’idea secondo cui l’LSD, non determinando alcuna dipendenza, sia innocuo e preferirebbe che i ragazzi sotto i vent’anni non utilizzassero questa droga.

La motivazione è coerente con le premesse jüngeriane che sorreggono spesso le riflessioni di Hofmann: l’uso dell’LSD deve essere sconsigliato ai giovani non perché evitino i rischi di bad trip, ma perché il vero valore di questo tipo di sostanze risiede nella loro funzione rivelatrice e sarebbe assai rischioso dischiudere la porta quando l’anima sta maturando. Come Jünger lo scienziato non condivide l’idea dell’orientalista Rudolf Gelpke secondo cui la droga sarebbe la panacea della nostra epoca; piuttosto sarebbe d’accordo con Timothy Leary secondo il quale le droghe, specialmente gli allucinogeni, possano essere utilizzati in modo intelligente solo nei circoli esoterici.

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La corrispondenza tra i due colti amici prosegue per tutta la vita e si evolve in un reciproco avvicinamento sempre più profondo che, a dimostrazione di una oramai inconsueta signorilità, sfocia nell’uso del “Tu” soltanto nel 1972 – da allora in poi al posto del “Signore” i due sodali utilizzeranno la forma amicale “Caro Ernst” e “Caro Albert”. E in effetti di tempo ne era passato dal lontano 1951 quando i due avevano viaggiato sulle note del concerto per flauto e arpa di Mozart a casa di Hofmann suggellando la loro amicizia non più solo epistolare con una cena e una bevuta post e meta lisergica. Dopo questa esperienza, sonderanno tante altre volte con inimitabile sensibilità i misteri di uno sconosciuto Oltre strappando con stile i veli della comune percezione. Tra le righe di questo libro sottilmente accattivante si percepisce la presenza abissale di un’intesa straordinaria che si rafforza non solo in virtù dei medesimi interessi pratici e teorici, ma anche in virtù del dolore, il quale, come ben sanno i due psiconauti, può trasformarsi per sparuti iniziati – alla stregua del veleno – in alchemico farmaco. Il dolore che accomuna i due ricercatori deriva soprattutto dalla morte dei rispettivi figli – il figlio di Hofmann trapassa nel 1989 per emorragia interna e il figlio di Jünger, Alexander, si suicida nel 1993. Nel 1944, durante la guerra, Jünger aveva perso anche Ernstel presso le cave di marmo di Carrara.

Oltre ai reciproci ringraziamenti per i doni che i due sodali erano soliti inviarsi e alle considerazioni su tematiche importanti quali la degenerazione dell’aziende farmaceutiche causata dal puro profitto, la disoccupazione, la tecnica e la trasformazione dell’ambiente naturale, nelle lettere troviamo gli acuti pareri di Jünger e di Hofmann su tanti autori del mondo culturale – tra questi possiamo citare Eliade, Cioran, Huxley, Maria Sabina, De Sade, Goethe, Allen Ginsberg, Thoreau, Borges, Emerson e Gurdjieff.

Albert Hofmann e Ernst Jünger

Albert Hofmann e Ernst Jünger

Nel 1996, prima che l’ultracentenario Ernst Jünger s’incamminasse verso la definitiva azzurrità, il suo caro amico Albert scrive della sensazione di un legame fatale che con l’avanzare dell’età contribuisce a far sperimentare l’atemporalità redentrice chiudendo la lettera con un augurio di raro affetto e bellezza rivolto a Ernst e a sua moglie Leselotte:

Che vi sia concessa la salute e ancora molta gioia durante il nuovo giro intorno al sole nella nostra meravigliosa e incantevole astronave. Vostri, Albert e Anita.

Ma il tempo del divenire era oramai sfumato e due anni dopo del vegliardo Anarca, eroico sperimentatore di campi di battaglia e di imbattute radure senza nome, non resteranno che gli inimitabili scritti e, in una foto dal fascino numinoso, le splendide clitocybe sorte sulle sue tracce ai piedi del bosco variopinto di Rittimatte a testimonianza del suo legame fecondo con Gaia.