Si credeva ormai che Gianfranco de Turris avesse terminato la sua opera di curatela delle opere di Julius Evola, di cui è da tempo il prezioso custode. Sbagliato. Perché un’altra raccolta di saggi vede nuovamente comparire il suo nome come curatore del volume uscito quest’anno per le Edizioni Mediterranee: Julius Evola e la sua eredità culturale. Il saggio in questione è un’opera collettanea, frutto della trascrizione degli atti del convegno L’eredità di Julius Evola tenutosi a Roma nel novembre 2014.

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Quest’ennesima pubblicazione non è certo un pretesto per aggiungere il detto al già detto. E per chi abbia tentato almeno una volta l’approccio a una qualsiasi delle opere evoliane è chiaro quanto la lettura non sia così immediata, poiché essa presuppone una certa preparazione in materia. Non certo per lo stile, sempre chiaro e conciso, ma per i contenuti non sempre alla portata di tutti. Anche se una cosa va detta, in merito alle opere di Evola. Come per Cioran, Jünger e Gómez Dávila, oltre a una dovuta preparazione filosofico-culturale (in particolare per i saggi Teoria e Fenomenologia dell’Individuo assoluto, Saggi sull’idealismo magico e L’individuo e il divenire del mondo), si presuppone anche una certa sensibilità da parte di chi legge. Sensibilità soprattutto nei confronti di temi come la Modernità, il senso del Sacro e i valori dello Spirito.

La pubblicazione degli atti del convegno, ora nero su bianco, è utilissima appunto per preparare il terreno a una reale comprensione delle letture evoliane, onde evitarne il fraintendimento. Perché, purtroppo, in passato è avvenuto anche questo. Finito, nel secondo dopoguerra, nelle grinfie degli ultras della destra neofascista – che maneggiavano malamente i suoi libri – il nome di Julius Evola è stato gettato in una coltre di fumo nero impedendone la divulgazione del pensiero, soprattutto a livello accademico, dove risulta ancora uno sconosciuto, se non un innominabile. Si ricorda, a tal proposito, la vicenda che lo vide comparire in tribunale, dietro arresto, in seguito all’accusa di essere l’ispiratore dei FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria) durante gli anni Cinquanta. Chi volesse approfondire la questione può trovare la ricostruzione degli eventi in Elogio e difesa di Julius Evola. Il Barone e i terroristi di Gianfranco de Turris (Roma, Mediterranee, 1985).

Evola 2

Ma l’obiettivo del saggio recentemente uscito per le Edizioni Mediterranee è appunto quello di fare chiarezza una volta per tutte, di proporre uno studio sistematico, serio e distaccato dell’intera produzione evoliana. Alcuni studiosi si sono quindi riuniti per trattare uno ad uno i temi e le opere del Maestro della Tradizione, senza dimenticare il contesto storico in cui esse venivano concepite. Le firme degli accademici che con i loro interventi hanno dato il loro contributo sono nove in tutto. Senza contare che il saggio è preceduto da una premessa di de Turris, a cui seguono la presentazione di Giancarlo Seri e l’introduzione di Pietro Mander. Si è voluto quindi commemorare come si deve questo autore così a lungo ostracizzato e demonizzato, più spesso ignorato. E se un tale destino infame ha potuto colpire un pensatore tanto originale ciò è accaduto anche perché il contenuto dell’opera è rivolto – per forza di cose – a un pubblico d’élite. Però una qualche critica al pubblico in questione va mossa.

Come nel caso di altre figure della destra culturale, molti dei lettori evoliani non sono quasi mai all’altezza dell’autore di riferimento. Perché sono i presupposti a essere errati. Si legge il tale o il talaltro solo ed esclusivamente per l’appartenenza (vera o presunta) a questa o quell’altra chiesa politica, al di là del valore letterario, dei contenuti. È il pubblico degli ultras che di solito rasenta l’analfabetismo, e che quando sa leggere e scrivere lo fa dando prova della peggior ottusità. Un consiglio a costoro: lasciate perdere i libri e andate allo stadio. Julius Evola non fa per voi. Sperando quindi di non deviare in ulteriori – ma inevitabili – polemiche e puntualizzazioni, si torna volentieri al lavoro degli studiosi (seri) evoliani.

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L’operazione attuata da de Turris in questa occasione è per molti versi paragonabile a quella compiuta da Luigi Iannone con il volume Ernst Jünger, uscito per Solfanelli nel 2015 e da lui curato. Anche in questo caso il libro è una sorta di mappa di navigazione; un’opera di analisi, di commento (di parafrasi verrebbe da dire), per orientarsi all’interno del pensiero di un autore troppo grande per essere affrontato senza una guida. Il primo degli interventi che aprono il volume è a firma di Vitaldo Conte e tratta il periodo artistico dell’Evola dadaista e sperimentatore di droghe, forse il meno conosciuto degli aspetti della sua vita. Leggendo il saggio si ha poi conferma di quanto affermato da Gian Franco Lami davanti alle telecamere RAI nel 2008 (unica attenzione rivolta al filosofo dalla tv pubblica, eccezione fatta per il documentario di Giano Accame):

Io penso che sia stato un uomo e un filosofo integrale, in grado di essere filosofo mentre dipingeva ed artista mentre faceva filosofia.

L’Evola più strettamente filosofo, a cui ci si riferiva più sopra, tocca a Massimo Donà; mentre è Davide Bigalli a presentare gli aspetti della tradizione ermetica. Sulla scia del pensiero tradizionalista continua Claudio Bonvecchio, spostando però lo sguardo sull’aspetto italico-mediterraneo che è stato oggetto dei suoi studi. Per chi invece preferisce approfondire gli studi evoliani in materia di Storia delle Religioni vi è il saggio di Giovanni Casadio, che indaga sulle fonti storiche di opere come Il mistero del Graal o Rivolta contro il mondo moderno. Fabio Marco Fabbri dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma si concentra in particolare sulla sociologia islamica esplorata da Evola, mentre Mario Conetti spiega e commenta la visione storica (cioè anti-storicista) che si ritrova alla base di un’opera-chiave come Gli uomini e le rovine. Per chi invece voglia indagare sull’Evola più politico vi è il saggio di Giuseppe Parlato, che tratta la delicata faccenda al di à delle demonizzazioni e della attribuzioni improprie. E in merito al tanto discusso fascismo evoliano Parlato è chiarissimo, ribadendo quello che molti dei lettori evoliani fanno finta di non sentire: del fascismo Evola salvava davvero poco in quanto si riteneva un intellettuale esclusivo. E poi aggiunge:

Non si può pensare che Evola sia stato il teorico del mondo giovanile neofascista tout court o, addirittura, il teorico del neofascismo. Egli fu il significativo riferimento di una parte soltanto del mondo giovanile della destra neofascista […] la quale non amò mai definirsi neofascista, a causa del netto rifiuto del nostalgismo come modello politico.

C’è infatti chi, come Gian Franco Lami o Francesco Cassata, ha definito Evola come un intellettuale contemporaneamente antifascista e antidemocratico. Se queste dichiarazioni siano poi state avanzate a torto o a ragione la faccenda è aperta al dibattito, il che però meriterebbe una discussione a parte. Ma, per uno studio serio ed esaustivo, non poteva certo mancare un intervento in merito alla filosofia dell’Eros evoliana. Ed è Romano Gasparotti a parlarne nel saggio che chiude il volume. Perché a proposito di Metafisica del sesso – l’opera che attraverso le polarità maschile-femminile rilegge interamente storia, politica e società – va ricordato come Alain de Benoist ritenga sia proprio questa, e non altre, la vera opera-chiave.

Il filosofo francese Alain de Benoist

Il filosofo francese Alain de Benoist

Ad alimentare le innumerevoli polemiche che da sempre costellano il mondo evoliano (non si può parlare di Evola senza che il solo nome susciti gli isterismi o le esaltazioni del primo imbecille di turno) si ricordano, in occasione del convegno del 2014, le (infondate) accuse di affiliazione alla Massoneria rivolte a de Turris e presenti, al fine di denigrarli; per gettare ulteriore fango sul nome di Evola e dei suoi studiosi più autorevoli. La solita solfa. Ma a compensare tutta questa superficialità facilona e cialtrona bastano i giudizi di Marguerite Yourcenar, autrice delle ormai celebri Memorie di Adriano, e dello scrittore e poeta Gottfried Benn.

Forse alcuni dimenticano – o semplicemente non sanno, per i motivi detti più sopra – che fu proprio la Yourcenar a definire Julius Evola Érudit du génie, e che a giudicare Rivolta contro il mondo moderno come un’opera il cui significato eccezionale si paleserà chiaramente negli anni che vengono fu proprio Benn. Egli si disse trasformato in seguito alla lettura di quest’opera che dona a chi legge nuovi occhi con cui guardare all’Europa. E si potrebbe continuare oltre con le citazioni colte ed entusiaste nei confronti di Evola, ricordando che a sinistra anche i nomi di Massimo Cacciari e Lucio Dalla – come, prima di loro, Cesare Zavattini e Federico Fellini – figurano tra i suoi lettori. Ma ci si ferma qui, poiché si crede che questa sia già materia sufficiente a zittire le schiere dei denigratori. E quindi, adesso, per una buona volta, silenzio. C’è gente che studia.