di Filippo Lusiani

Stando alle statistiche più recenti sono migliaia i cittadini europei, non per forza di origini islamiche, che negli ultimi anni hanno deciso di arruolarsi nell’Isis lasciando il loro paese (Francia, Spagna, Inghilterra, Belgio, Italia…) per sposare la causa jihadista. Si tratta di cifre agghiaccianti che segnano un fenomeno apparentemente inspiegabile, ma in realtà per nulla privo di fondamento razionale.
Il filo rosso di questa intricata faccenda è la situazione preoccupante in cui si trova oggigiorno la società europea: la quasi totale assenza di valori. Si badi bene che con questo termine non si intende certo riferirsi a dei vuoti princìpi esteriori dal retrogusto moralistico, bensì a quelle idee, a quei concetti concreti e veri che sono in grado di plasmare e nutrire una comunità politica. Una comunità propriamente detta non può di fatto esistere senza di essi, in quanto è la loro ricerca e affermazione a costituire la base delle relazioni di confronto reciproco che caratterizzano in senso determinante un insieme – grande o piccolo che sia – di esseri umani. Nel caso in cui questi valori vengano a mancare la stessa comunità cessa di essere tale, riducendosi ad un ammasso di persone che vivono nell’individualismo più sfrenato, essendo appunto prive dei necessari punti di riferimento. Come se non bastasse, però, è inevitabile che a questo punto qualcosa si sostituisca ad essi, dato che in ogni caso l’agire umano deve seguire una qualche massima che lo orienti; è facile osservare come questo ruolo decisivo sia stato conquistato da princìpi distruttivi quali l’egoismo o la smania di profitto fine a se stesso, creando le condizioni affinché organizzazioni e istituzioni sociali e politiche si tramutino in strutture artificiose rette unicamente dai rapporti di potere e dalle leggi di mercato.

Evidentemente quelli sopra citati possono solo formalmente essere definiti dei valori – poiché vengono banalmente fatti valere – ma sostanzialmente non lo sono nel modo più assoluto, in quanto intimamente contraddittori. Tale ragionamento può essere traslato per definire come erronei i princìpi assunti a fondamento del fanatismo islamico, in quanto risultanti dal fraintendimento dell’autenticità di uno specifico credo religioso e più generalmente della religione (intesa nel senso più universale possibile). Giunti a questo punto si potrebbe obiettare che chiunque, ragionando criticamente, sarebbe portato a negare che una società possa fondarsi su premesse del genere; il problema sta nel fatto che esse non trovano ostacoli nel proprio radicamento! Dei veri valori impedirebbero questo processo di solidificazione, ma in loro assenza qualsiasi principio in grado di persuadere e unire degli individui può facilmente far presa e divenire talmente potente da non essere messo in discussione.

Detto ciò, forse ora non c’è più tanto da stupirsi se si assiste a fenomeni quali l’arruolamento di giovani europei nell’Isis; essi vi trovano dei valori – falsi e contraddittori – ma comunque assolutizzanti e forti, vi trovano un senso di partecipazione, una missione all’interno di qualcosa di “grande”. L’Europa purtroppo in molti casi non possiede e non comunica a queste persone dei principi giusti che permettano di frenarli mostrando loro che stanno per compiere un gesto assurdo, e ciò avviene proprio perché ciò su cui essa è fondata si dimostra puramente esteriore e terribilmente vuoto.

Porre rimedio a tutto questo non è compito breve né da poco; significa comprendere che per migliorare il nostro vivere non c’è bisogno di creare dei nuovi valori, bensì di scoprire quelli che sono già scritti nell’essenza dell’uomo e delle sue relazioni.