La Fondazione Julius Evola lavora sempre più per diffondere il pensiero del filosofo tradizionalista. Lo prova la recentissima pubblicazione di Studi Evoliani 2015 per i tipi delle Edizioni Arktos di Carmagnola (per ordini: info@edizioniarktos.it). L’Annuario, peraltro, segue di poco la comparsa in libreria del precedente Studi Evoliani 2014, dedicato al quarantennale della scomparsa del pensatore. È il decimo volume della rassegna: il primo vide la luce nel 1998. In quell’occasione, si mise in pratica l’intenzione espressa dall’editore Giovanni Volpe di dedicare al pensatore un libro all’anno che raccogliesse inediti, significativi contributi esegetici ed interventi critici mirati a valorizzare la figura di Evola. Dopo l’uscita del numero del 1999 l’iniziativa si interruppe, per essere ripresa nel 2008, grazie alla collaborazione tra Gian Franco Lami e Gianfranco de Turris. La Fondazione è giunta al decimo numero del suo annuario e ciò, di per sé, può considerarsi già un successo. Ma non è tutto. Sfogliando Studi Evoliani 2015 ci si può immediatamente rendere conto della ricchezza del numero, indispensabile lettura per gli studiosi di Evola e non solo.

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Apre la rassegna la pubblicazione degli Atti del Convegno tenutosi a Roma il 28 novembre 2015, in occasione dell’uscita della nuova edizione de La Crisi del mondo moderno di René Guénon, dopo quarantacinque anni dalla precedente. I relatori, Andrea Scarabelli, Giovanni Sessa e Alberto Ventura, autori delle Appendici critiche della nuova edizione del libro, in quella giornata si sono confrontati su tematiche inerenti il valore della proposta guénoniana. Scarabelli ha evidenziato la correttezza filologica messa in campo da Evola nel tradurre La Crisi, sin dal 1937, a dispetto di quanti lo avevano accusato di infedeltà e di falso ideologico, perpetrato pro domo sua. Sessa si è occupato dei rapporti tra Guénon e gli autori della letteratura e della filosofia della crisi, mostrandone le vicinanza, ma facendo rilevare come il francese guardasse al moderno da distanza siderale, auspicando, nel nome della Tradizione, un definitivo superamento della crisi. L’arabista Ventura si è soffermato sui rapporti teorici intercorsi tra Evola e l’esoterista di Blois, nell’intenzione di mostrare la loro vicinanza per quanto attiene agli aspetti fondamentali di critica del moderno, limando, così, la distanza teorica tra i due. Una simile tesi ha provocato nei circoli degli “evolomani” e dei “guénonomani” reazioni convulse ed incontrollabili. In particolare, dopo il Convegno e la ripubblicazione della Crisi, qualcuno è insorto in nome della lesa maestà, rifiutando la contaminazione evoliana del testo di Guénon. Reazione assolutamente prevedibile e in linea con il DNA di certi ambienti che, siano essi collocabili a destra o a manca, continuano ad essere caratterizzati da settarismo sterile e scolastico fideismo.

Una foto d'epoca ritraente il filosofo tradizionalista René Guenon

Una foto d’epoca ritraente il filosofo tradizionalista René Guenon

Davvero rilevante risulta la sezione Saggi. In essa spicca l’ampio ritratto di Evola artista, tracciato da Guido Andrea Pautasso in un lavoro certosino mirato a presentare, in modo vivace ed estremamente documentato, giudizi e ricordi di quanti in quel frangente frequentarono il futuro tradizionalista. Vengono inoltre pubblicati due articoli del 1920, scoperti da Pautasso stesso, essenziali per la messa a fuoco dell’azione creativa svolta in arte da Evola. Importante altresì il ritratto tracciato da Scarabelli del pittore liberty Raul dal Molin Ferenzona, ancora poco studiato, accompagnato dalle sue suggestive immagini zodiacali. Giulia Toso, critica d’arte che sta riordinando l’Archivio de Pisis, delinea un quadro delle relazioni, poco note, tra Evola ed il noto pittore ferrarese. Dalle sue parole emerge in modo non smentibile il ruolo centrale svolto dal pensatore romano nelle avanguardie intellettuali novecentesche. A seguire, due lettere inedite inviate da Evola a de Pisis, significative al fine della definizione, attraverso la data, della presenza del filosofo a Bucarest e a Vienna, in occasione del suo incontro con Codreanu e durante l’Anschluss.

Un'opera del filosfo-artista J. Evola - La genitrice dell'universo, 1968-70, olio su tela. Roma, collezione privata

Un’opera del filosfo-artista J. Evola – La genitrice dell’universo, 1968-70, olio su tela. Roma, collezione privata

Dopo questi saggi dedicati al “periodo artistico”, segnaliamo l‘intervento di Giovanni Sessa che commenta la discorde concordia con cui si confrontarono, in un rapporto di leale amicizia mai venuto meno, Evola e Scaligero. Le sue considerazioni muovono dalla nuova edizione dell’autobiografia scaligeriana Dallo yoga alla Rosacroce e rimuovono il cliché della inconciliabilità teorico-pratica dei due. Da parte sua, Hervé A. Cavallera, curatore dell’opera omnia di Giovanni Gentile, in un saggio organico e informato, mostra come i rapporti intercorsi fra il tradizionalista e i filosofi attualisti debbano oggi essere letti con maggiore serenità. Le polemiche del passato possono, alla luce dei testi, essere superate. Stimolante risulta, nella stessa sezione, la lettura di Nuccio D’Anna di Cavalcare la tigre, cui va affiancato lo scritto di Giampiero Mattanza centrato sull’esegesi della Bhagavad-Gita, testo importante per un accesso pertinente alla tradizione indiana. Attuale, ai fine di una lettura realista della situazione geopolitica, l’intervento di Paolo Borgognone, introdotto da Alfonso Piscitelli, che analizza, con persuasività e competenza, la ricezione di Evola in Russia. Il giovane studioso piemontese si sofferma sul lavoro svolto in questo ambito da Alexander Dugin.

Il filosofo e politologo russo Aleksandr Dugin, da sempre attento agli aspetti della tradizione, nonché traduttore in russo di Evola

Il filosofo e politologo russo Aleksandr Dugin, da sempre attento agli aspetti della tradizione, nonché traduttore in russo di Evola

La sezione Cronache e polemiche è interamente dedicata al ricordo di Gian Franco Lami, filosofo politico della “Sapienza” di Roma, che per molti anni collaborò con la Fondazione curando la pubblicazione delle antologie degli scritti evoliani comparsi su riviste e quotidiani, ed improvvisamente scomparso nel 2011. Commemorano la sua indimenticabile figura e il suo contributo critico alla causa evoliana amici e collaboratori. Chiude il volume l’ampia rassegna di recensioni di tema tradizionalistico. La lettura di Studi Evoliani 2015 dimostra che Julius Evola, nei vari momenti della sua esistenza intellettuale, non fu un minore, un personaggio ai margini, isolato e poco considerato. I documenti qui pubblicati stanno a evidenziare, contrariamente a quanto sostengono da troppo tempo malevoli e prevenuti critici, la sua centralità nella cultura del Novecento. Per questo il suo lascito intellettuale e spirituale è di cruciale attualità.