È luogo abbastanza comune credere che, se si chiede al proprio compagno d’amore un parere sull’aspetto fisico, la risposta sarà molto probabilmente falsata. Non tanto per la possibilità che l’altro menta per non dare fastidio – situazione comunque possibile – ma più per il fatto che, con gli occhi accecati dalla passione, quella persona non sia in grado di giudicare “oggettivamente” le varie qualità fisiche dell’amato. “La ama, ovvio che gli pare bella come nessun’altra”, “Per piacere, dimmi te come sembro, il mio ragazzo non sa giudicare”, “Eh ma il suo giudizio è arbitrario, non sa essere neutro”: queste le frasi che scaturiscono da una tale pensiero. Nessuno toglie che una persona che giudica il proprio amato sia influenzata inevitabilmente da tutta l’esperienza passata, ergo da ogni passione che essa prova relativamente al proprio rapporto. Ecco che ogni aspetto, compresi i vari difetti fisici, alla vista o al tatto suo diventa qualcosa di pregio, di piacevole. Ma oltre a questo, la domanda da farsi è: un punto di vista oggettivo esiste? Troppo concentrati su chi ama, è facile dare per scontato che sull’altra sponda il giudizio sia imparziale, che cioè chi osserva la relazione dal di fuori possa dare un parere serio sulla bellezza fisica che gli si presenta davanti.

Ad una analisi più attenta tuttavia la situazione si presenta più complicata. Su che base un naso grande è peggiore di uno piccolo? C’è una misura ideale per il seno? Gli addominali per quale motivo devono vedersi scolpiti? Fino a che punto? Non è estetico che una persona presenti delle forme tendenti al curvy? E via così. L’estrema pluralità di punti di vista, osservabile nelle opinioni della gente che quotidianamente si presentano, crea già perplessità. Alcuni forse diranno che certa gente non sa giudicare, che esistono parametri (le proporzioni, forma fisica che esprime uno stato di salute ecc) che possono direzionare il giudizio. Che vi siano o meno tali parametri è un punto su cui riflettere. Il problema è che, anche se ci fossero, essi non potrebbero essere i soli a stabilire la bellezza o meno di questo o quello aspetto, ma sarebbero solo alcuni. L’errore originario, che crea problemi su questa riflessione, è che si vuole arrivare ad un giudizio oggettivo, che non dipenda dalla relazione che si ha verso la persona che si osserva, quando da tale relazione il giudizio non può separarsi, anzi è da essa determinato. Un esempio per chiarire: a 8 anni un bambino si reca allo stadio per vedere la sua squadra del cuore. Alla fine della partita un giocatore gli dà la maglietta firmata. Il bambino negli anni usa e riusa quella maglia, che diventa sgualcita e col tempo si rovina, finché non decide di riporla in un baule. Dopo venti anni, ormai adulto, egli va ad aprire il baule e trova il suo vecchio tesoro. Una maglia vecchia, impolverata e logorata dall’uso e dal tempo, eppure bellissima! Qualcosa che darà emozioni indescrivibili, a differenza di una maglietta nuova della stessa squadra, linda e mai usata da nessuno.

Si obietterà: non si giudica la bellezza dai ricordi, ma dalla forma, la pulizia, la salute della maglia ecc. Ed è vero, ma solo per quella persona che è interessata esclusivamente a quelle relazioni, che verso quella maglia non ha altri legami o non sa vederli. Per quell’uomo invece una maglia nuova non significherà niente, in quanto assente di tutto il significato racchiuso nella maglietta riposta nel baule. Di conseguenza non sarà bella, non avrà cioè quegli elementi che veicolano un valore, un significato importante per la persona che verso essa si pone. Lo stesso dicasi nella particolare relazione che è quella d’amore. Si dia il caso che una ragazza abbia un carattere fisico spesso ritenuto antiestetico, tipo delle orecchie a sventola. Alcuni ragazzi, che non la conoscono, potranno dire che quella particolarità non piace a loro. Forse ad alcuni del gruppo potrebbe pure non dispiacere. Ma per quella persona che la ama, quelle orecchie rimarranno qualcosa di bellissimo da vedere, toccare e sfiorare con le labbra. Questo perché, ogni qualvolta egli le tocca, si ricorda che quelle orecchie non sono di una persona qualunque, ma della propria amata. Che quando le vede, egli è di fronte a quella persona con la quale trascorre le giornate, con cui vuole condividere i propri pensieri, per cui sarebbe disposto a dare la vita. E cosi vedere quella particolarità fisica non può che provocare piacere, rinviando a tutta una serie di significati nei quali si ripone un altissimo valore.

Come in ogni realtà che si incontra, non si può mai giudicare oggettivamente qualcosa. Esso va sempre posto all’interno delle relazioni in cui si trova, dei significati che esso trasporta per il soggetto. Solo ponendo una visione d’insieme, potremo affermare se qualcosa è bello o meno, e se lo è per quella persona piuttosto che quell’altra. Tutto è relativo, ma non nel senso postmoderno – non vi sono verità – bensì nel significato che dipende dalle relazioni. Se comprendiamo le relazioni, allora potremo dare una risposta seria. Forse la pancia di quella donna, piena di smagliature e circondata da evidenti maniglie dell’amore, potrà parere spiacevole per la prima persona che passa. E quest’ultima avrà i suoi motivi: non conosce quella donna, quella pancia non gli significa niente e, in generale, preferisce un corpo snello. Ma per quell’uomo che in quel luogo ha visto crescere pian piano il proprio figlio, quella pancia sarà espressione di una bellezza così inestimabile che esprimerla, senza commuoversi al solo pensiero, diventerà impossibile.