Nel tempo della globalizzazione mondialista, sorretta dai principi assoluti della tecnofinanza e dall’invadenza totalizzante dell’economico sul politico  (con la conseguente mercificazione d’ogni espressione del reale) , la sfida dell’uomo attuale è quella volta al mantenimento della propria identità e delle proprie differenze. In un mondo sempre più in balìa del conformismo,  del monopensiero indirizzato verso le logiche di un capitalismo selvaggio e di una mera eliminazione di tutti gli aspetti particolaristici delle culture tradizionali , in cui le sovranità nazionali sono sempre più sottomesse alle influenze dei poteri sovranazionali tecnocratici, la resistenza identitaria diviene una necessità.

A questo riguardo emergono interessanti riflessioni attorno al ruolo delle comunità,  in una società qual quella contemporanea sempre meno comunitaria e sempre più disgregata,  scissa, atomizzata, dove i soggetti (vittime di un individualismo funzionale al sistema stesso nel quale viviamo) hanno perso sempre più il valore della relazione e del legame culturale.  In un tempo dove la consistenza del comunitarismo ha lasciato spazio ad una fluidità dell’esistenza sempre più marcata, dove il multiculturalismo ed il conformismo rischiano di minare la soggettività, il tema della difesa del particolarismo e delle differenze umane diviene centrale. Alain De Benoist, uno tra i più brillanti pensatori contemporanei, attento analista delle dinamiche sociali del nostro tempo e dei suoi mutamenti, animatore della corrente culturale della “nouvelle droite”, ha posto più volte l’attenzione su questa tematica. Egli critica, in più occasioni, il modello politico, economico e culturale di stampo liberale, il quale, a suo dire, sarebbe colpevole di questa smaterializzazione moderna delle società,  delle comunità,  del primato assoluto dell’ideologia mercantilista su quella politica e del trionfo dell’individualismo sul collettività  (con il conseguente isolamento del soggetto rispetto al mondo).

Il liberismo, infatti, avrebbe innescato un processo di accelerazione di quel globalismo in grado di annientare radicalmente il particolarismo identitario delle società umane. Il pensiero liberale,  con la sua portata di amore profondo per il progresso, per la tecnoscienza e per l’artificialjzzazione delle cose,  avrebbe inserito , nelle strutture del pensare comune, una tendenza all’universalismo. Questo concetto,  di fatto,  si pone come pensiero largamente totalitaristico, in quanto, proponendo una visione universalista del reale, annienterebbe di conseguenza  il particolarismo e le relazioni di differenza del mondo. Il liberismo, con la sua etica del progresso e del trionfo del potere e del dominio della tecnica ad ogni costo, avrebbe generato quella visione ottimistica e lineare della storia, che prospetta un avvento incondizionato della materia sullo spirito, della tecnica sull’uomo , eliminando, così, tutti gli attriti umani culturali che possano porsi ad ostacolo rispetto al progresso del libero mercato. La riflessione di De Benoist,  si articola anche e soprattutto sul fronte dell’ecologia , in riferimento alla questione della biodiversità e della valorizzazione delle differenze ambientali e dell’integrità dell’ecosistema,  contro l’ingerenza e la prepotenza di un’industrializzazione cieca e spietata.  In De Benoist compare, così, anche una certa attenzione per quella branca ecologista definita “ecologia del profondo”, che analizza i rapporti esistenti tra le entità naturali in chiave filosofica. Ma questo differenzialismo proprio del pensiero dell’intellettuale francese,  si rivolge anche alla questione dell’ “anti-specismo”, che afferma l’inesistenza delle differenze tra le varie specie naturali. Questo approccio di pensiero rivela ulteriormente questa tendenza all’eliminazione della diversità, questa avversione nei confronti di tutto ciò che non si conformi ai principi dell’unità e dell’eguaglianza assoluta (un’eguaglianza che,  ideologicamente, non tiene conto dell’importanza del soggetto, del singolo nella sua individualità). De Benoist contesta tale dottrina (che pone l’animale nella stessa condizione dell’uomo, non cogliendo in entrambi specifiche differenze ed esigenze di vita conseguentemente differenti) , così come l’antropocentrismo in senso assoluto,  che, di fatto, ripete la stessa fallacia intellettuale e la stessa tendenza al conformismo delle cose. L’autore d’Oltralpe, in sintesi, propone un approccio di valorizzazione della differenza naturale, nel rispetto delle specificità di ogni singola entità vivente. Questa tendenza all’uniformità , all’universalismo,  alla negazione delle differenze  troverebbe avvio a partire dagli sviluppi di una certa cultura mercantilista che, dal Seicento in poi, culminando con l’ “età dei lumi” e in certe derivazioni del marxismo (che, di fatto, è la diretta espressione di una certa filosofia borghese), avrebbe introdotto questa tendenza al conformismo di massa e alla concezione della molteplicità delle cose in un tutt’uno.  Contro questo conformismo ideologico,  dunque, nella filosofia di De Benoist, compare un invito al riconoscimento delle differenze , di quelle differenze che costituiscono l’impalcatura profonda , l’elemento di bellezza e di senso,  dell’uomo stesso e della vita tutta.