di Giuseppe Piconese

La parola “diritto” è divenuta uno dei vocaboli ai quali le nostre orecchie e le nostre menti si sono, per forza di cose, abituate. Abitudine che spesso tende alla rassegnazione, nella forma di resa intellettuale che impedisce a chiunque di poter aprire un serio dibattito in merito ai diritti senza tralasciare, magari volutamente, quella che dovrebbe essere la conditio sine qua non di ogni tipologia esistente di questi ultimi: i Doveri. Bombardati mediaticamente da ogni possibile e immaginabile lotta o campagna per l’acquisizione di determinati diritti, la coscienza del cittadino sembra ormai aver rimosso la concezione che, oltre al vastissimo universo di diritti pretendibili e auto-attribuibili, esiste un’altra sfera complementare e indispensabile a tutto ciò: quella dei Doveri, verso l’osservazione dei quali ogni uomo dovrebbe tendere e indirizzare le proprie energie spirituali e fisiche.

Parlando di Doveri e della linea etica che ne scaturisce non si può non far cenno e menzione a una delle figure politiche italiane che maggiormente ha trattato il tema: Giuseppe Mazzini. Nella sua opera intitolata I Doveri dell’Uomo, il celebre politico italiano ci offre una delle più complete e esaurienti linee di pensiero per quanto riguarda la delicata questione dei Doveri. I principi e i valori espressi trovano compimento in una precisa etica del Mazzini che riscuoterà enormi successi sia in patria che all’estero: particolarmente in quei Paesi che, in seno ai moti rivoluzionari che imperversavano in Europa e in altre parti del mondo, erano riusciti a riscattare la propria Patria del giogo di potenze straniere conquistando l’unità politica ma non ancora quella spirituale. Non si erano quindi definiti ancora i valori e i principi attorno ai quali affratellarsi e unirsi; il nostro Paese e le sue vicissitudini dell’epoca ne sono un esempio.

Così la Legge del Dovere formulata da Mazzini, e alla quale l’autore  si augura ogni uomo possa far corrispondere la propria stella-guida, si fonda sull’obbligo che ogni essere umano ha dalla nascita di tendere al miglioramento perpetuo di sé e delle proprie facoltà. Ma in quale modo può avvenire ciò? In quale direzione concreta devono essere indirizzate le energie e gli sforzi di ogni persona? La risposta viene individuata in tre istituzioni che l’autore indica come le sole fonti di compimento dei propri doveri: la Famiglia, la Patria, l’Umanità. La prima di queste, la Famiglia, viene percepita come un’ istituzione profondamente radicata nell’uomo, che non potrà scomparire mai, e nella quale ogni componente ha il preciso dovere di far maturare e di dar vigore a quelli che sono gli ideali e i valori di ogni buon cittadino. Altra parte dei Doveri si riversa nella Patria intesa però non come il semplice territorio abitato ma come senso di comunione che raccoglie e affratella gli abitanti di quel luogo e li spinge anche a lottare e sacrificarsi per conseguire il miglioramento e la conservazione di questo senso comune. Infine, l’ultima parte degli obblighi ai quali l’uomo deve adempiere risiede nell’Umanità intera, che non comprende popolazioni più o meno degne di esistere e di manifestarsi (Mazzini rifiuta completamente il concetto di razza), il cui miglioramento continuo e in ogni luogo dove essa sia presente deve essere il solo motore generale di ogni azione umana; sia essa esercitata attraverso la Famiglia o la Patria.

La questione attuale delle spregiudicate e disparate richieste di diritti quindi non può più sottrarsi al confronto con la sua controparte, ossia quella dei Doveri. La sola volontà di arrogarsi e auto-attribuirsi un diritto, di qualsiasi natura esso sia, non è sufficiente dunque a conferire il merito di acquisire tale diritto. Ogni diritto, piaccia o non piaccia, scaturisce solo ed esclusivamente da un Dovere precedentemente compiuto.