di Enrico Spanio

 

Bene, direi che il pensiero umano delle origini è, per quel che sappiamo, retto da una logica che vede nella relazione la natura stessa delle cose. Oggi questa saggezza antica e vitale si è persa e tutti parlano un linguaggio senza spessore di relazioni, astratto dallo spazio che abitano e dal tempo che vivono e quindi lontano dalla verità delle cose di questo mondo, che il tempo scorrendo ci illumina.
Ho sentito un profugo parlare di diritti umani che l’Europa non rispettava nei suoi riguardi. Vorrei aiutarlo ed insieme a lui, se posso, vorrei aiutare moltissimi miei connazionali a considerare che le parole vuote, tolte cioè dalla relazione con la vita reale degli esseri umani, tendono a fare un figurone nell’attimo e a farci sentire chissà che gran portenti nel pronunciarle, ma poi come ogni cosa vuota e astratta producono danni e dolori. Non basta gonfiare le parole belle per diventare uomini belli. Il rospo che si gonfia non diventa né leone né toro. Esplode lui e imbratta il mondo intorno.

Al di là degli slogan imparaticci che riempiono la bocca di intellettuali e non, la libertà, proprio perché è un diritto è anche un dovere, e lo è in egual misura. È il primo diritto e proprio per questo il primo dovere. La libertà non è un oggetto che ti regala la tua mammina e te la puoi mettere in tasca e via che te la porti dietro, finché morte non vi separi. La libertà, come la vita stessa è un’azione e come ogni azione c’è solo nella misura in cui la realizzi, la “fai”, compiendola nel tuo agire. Ogni azione c’è solo se la compi. L’ascesa del Monte Bianco c’è solo se affronti la roccia e la neve e ti ci arrampichi, se no c‘è solo una cartolina del Bianco ed un chiacchierone in pianura che parla dell’arrampicata. Per capirci: amare non è qualcosa che ti metti in tasca come un accendino, è un’emozione che c’è solo se la realizzi nell’emozione stessa che ti muove ai gesti dell’amore, se no è parola vuota. Non c’è l’amore in un essere umano se non nella misura in cui quell’essere umano lo realizza emozionandosi ai gesti dell’amore. Se no son chiacchiere pretenziose e vuote millanterie.
Così la libertà è un’azione e, come la vita, vive solo se la nutri e la proteggi e, nell’azione concreta di nutrirla e proteggerla, le doni ogni giorno la possibilità di sopravvivere  ancora, in te e nel mondo che ti circonda.

Ora chiedo a questo benedetto uomo che scappa in Europa per difendere i suoi diritti: “scusami, ma lasciando la tua terra e le donne curde da sole a difenderla, abbandonando il tuo paese a gente che taglia la testa a chi non la pensa come lui, che fa giustiziare i prigionieri dai bambini piccoli, che butta gli omosessuali giù dalle palazzine… scusami, ma tu, scappando, come la difendi la libertà? Quello che chiami il sacrosanto diritto umano alla libertà, se con la tua azione concreta non lo difendi, come pensi che possa vivere?  Vuoi che facciamo una telefonata a tua nonna, che mentre tu sei via, se ne occupi lei, come facciamo con i fiori quando andiamo in vacanza? Ci raccomandiamo tanto che ci pensi lei? Vuoi che te la difenda lei, la nonnina? Vuoi che se ne occupi lei? Almeno fintanto che tu, preso dal panico e a causa di così nobile e generoso sentimento, continui a dimenticarti del tuo diritto umano alla libertà e quindi del tuo egualmente umano dovere alla libertà?”

Ti consiglierei di dare un’occhiata alle parole di un vecchio partigiano internazionalista e comunista come Sartre, per capire a quale tipo di comportamento umano appartiene il tuo discorrere di diritti umani. Lui lo avrebbe chiamato un comportamento di malafede. E per lui non era un complimento, credimi.
Immaginati se nel quarantatré i partigiani italiani e francesi, invece di prendere un mitra e salire sui monti a difendere la libertà del loro popolo, avessero detto: “scappiamocene tutti in Svizzera”. Ti immagini i nazisti, chi li fermava poi? Sempre l’esercito delle nonnine della salvezza? Forse che i partigiani non avevano una famiglia, una ragazza, una moglie e dei figli da lasciare a casa in balia dei nazisti?
E così, secondo te, tanto per dire, dopo essersi presi facile facile Italia e Francia, gli eserciti del Reich si sarebbero fermati sul confine svizzero per rispetto ai diritti degli orologi a cucù o l’avrebbero invasa proprio come tutto il resto? Chiedo così, tanto per chiedere? Cosa ne pensi?
Pensa che ingorghi tra regione e regione, mentre tutti scappavano da un cantone all’altro, condolendosi della scarsa umanità dei barbari doganieri elvetici e naturalmente lasciando in eredità il problema di difendere la loro libertà alle nonne, alle mamme e a qualche emigrata curda, mentre si dirigevano all’unico stato ancora libero: il principato di Andorra?
Immagini che ce l’avresti un’Italia di cui lamentarti se nel 1917, con già sulle spalle un mezzo milione di morti, un milione di feriti, dopo lo sfondamento di Caporetto e la disfatta del nostro esercito, con la patria invasa, i ragazzi del ’99 a diciotto anni d’età, invece di difendere la loro terra facendosi ammazzare sul Piave, avessero detto: “amici, scappiamo in Francia?” E magari trovati intoppi alla frontiera avessero detto: “francesi bastardi che non tutelano i nostri diritti”? Dimmi ci sarebbe un’Italia di cui lamentarti? Ce l’avresti un’Italia di cui lagnarti? Sì? Sei proprio convinto?

Così, per finire, quando coloro che calpestano i diritti umani, che tu sbandieri, ma non difendi, avranno preso l’Iraq, la Siria, la Libia, ecc. e avranno sistemato le loro basi a poche decine di chilometri da noi, cosa proponi? Sul serio vorresti che ci facessimo accogliere dalla Svizzera, come avresti proposto ai nostri nonni al tempo dei nazisti?
Allora una cosa, che qui in milioni si sono dimenticati, te la voglio dire. Il compito degli esseri umani a differenza degli animali è quello di agire non solo in base agli istinti, ma anche in base all’educazione. E chi ti educa alla fuga davanti ad un esercito invasore di boia che sputano sui diritti umani e che, però ammettiamolo, è un esercito molto meno numeroso dell’esercito di profughi che sta facendo scappare… chi, dicevo, ti educa alla fuga, non educa a divenire uomini, ma falsi uomini e carichi a chiacchiere.

Educarsi all’onestà nell’uso delle parole e ad essere veritieri nell’uso delle nostre espressioni è la base su cui si costruisce ogni educazione. Riempirsi la bocca di parole che poi non realizziamo è essere non uomini di valore, ma chiacchieroni sfrontati. Pensare che si possa essere liberi senza l’azione concreta di realizzare e proteggere la libertà, anzi abbandonandola al suo destino è un pensiero davvero troppo stupido per essere un pensiero umano. A meno che non sia dettato dal paura: allora va bene, perché il panico rende noi uomini del tutto stupidi. E questo ti dice quanti vivano nel terrore anche qui in Occidente, terrorizzati al punto dall’essere anche loro pieni delle tue parole vuote. La differenza con te è solo che loro il nemico non ce l’hanno alle frontiere, ma nel cuore e nel cervello. Loro sono per se medesimi peggiore nemico.
Le parole anche le più belle devono essere collocate nella realtà che dà loro un significato per averne uno reale. Altrimenti son solo un quaquaraqua.

“Accogliere”, tolta dal contesto reale che la nutre, per quanto sia bella, è parola vuota e bella solo all’apparenza come il simil oro e la paccottiglia dei truffatori. Così, tu che scappi e noi che ti aiutiamo, non a difendere il tuo concreto diritto alla libertà, ma la tua debolezza e quindi il tuo diritto a divenire uno schiavo, siamo entrambi complici in una pessima educazione.
Anche un capo clan che accoglie un picciotto nella sua famiglia, è accogliente, ma guardiamo bene se lo sta educando, sul serio. Sì? Siam convinti proprio? Lo educa al suo ed al nostro bene accogliendolo? Accogliere lo accoglie, ma con questo atto di accoglienza e integrazione sta rispettando o tradendo i diritti umani?

Basta con questo ritornello isterico che “noi dobbiamo accogliere, abbiamo il dovere dell’accoglienza”. Noi non abbiamo il dovere di accogliere le nostre debolezze o quelle degli altri, ma al contrario di combatterle. E questo duro impegno alla “non accoglienza” delle paure nostre, questo lavoro si è sempre chiamato educazione. Educazione che a ogni latitudine ed  in ogni epoca ha sempre avuto come fine di liberare il bambino dalle sue debolezze per renderlo libero sempre più. Dunque, se c’è un dovere chiaro è proprio quello di non accogliere le debolezze in noi e fuori di noi. O meglio di accoglierle quel tanto che serve per comprenderle e per educarci a superarle.

Così accogliere sul serio un essere umano che fugge terrorizzato, al di là delle parole vuote sarebbe accoglierlo sul confine della sua propria libertà e, prima che la abbandoni, fermarlo per educare il suo cuore e la sua mano a combattere per realizzarla e non a tradirla accecato dalla paura. E naturalmente combattere con lui, mettendo anche la nostra vita in gioco, perché la sua libertà è alla fine la nostra stessa libertà.
Accogliere la sua umanità e quindi il suo diritto-dovere alla libertà è proprio il contrario che accogliere la sua fuga e lasciare che si accetti come schiavo. Lasciare che si abbandoni alle sue paure e queste lo trascinino in una fuga da schiavi non è fargli del bene, ma tradirlo. Ci piace tanto però, abbellire con parole vuote questo suo gesto triste ed infelice, perché ci fa sentire in buona compagnia. Per perdonare la nostra debolezza lo aiutiamo a portare a compimento la sua e chiamiamo questo vigliaccata: “accogliere”. Più fasulli di così, non si riesce ad immaginare.
Direi, così a occhio, ma posso sbagliare… Io direi… accogliere è tanto un modo di rispettare, quanto di tradire i diritti umani. Come ogni cosa, fuori della relazione concreta con la vita vuol dire tutto e niente. Questa parola “accoglienza”, con cui ci riempiamo la bocca se non è posta nella giusta relazione con le cose del mondo, è solo una bella parola che come tante belle parole e buone intenzioni lastrica le strade per futuri inferni.
Così, benedetto uomo, tutti sbagliamo ed abbiamo momenti di debolezza che ci spingono all’errore, ma poi un essere umano si riprende e rimedia, o almeno ci prova. Non da noi devi cercare accoglienza e rispetto, ma da te stesso prima di tutto e poi dal tuo popolo. Torna indietro, prendi le armi e difendi la tua terra, le donne e i bambini ed i vecchi che hai abbandonato là, nella speranza illusoria che i loro diritti umani li difendesse bambin Gesù. Ma son quasi tutti mussulmani e non credo che il santo bambinello sarà di grande aiuto e quanto all’ausilio di Maometto, non mi pare che l’esercito del califfato tema molto le sue rappresaglie.
Che ne dici? Forse dovevi provarci tu a dar una mano ai diritti umani, invece di riempirti la bocca di parole di cui ancora non capisci tutto il duro significato. Perché chi scappa non risulta mai di grandissimo aiuto a nessuno e nemmeno a quei diritti che dice sacri.

Vedi, credo che un giorno, quando sarà calato il polverone delle parole vuote e ti accorgerai di come ti sei comportato, capirai che non è perché qui chiamiamo le cose coi nomi opposti e diciamo la fuga “il sublime eroismo della distanza”, capirai, quando non ci sarà più una terra da difendere neanche da noi, che dalla fuga e dalla codardia davanti all’ingiustizia e alla prevaricazione non è mai venuto fuori niente che non fosse il diventare più grande e più forte dell’ingiustizia e della prevaricazione. E allora, ma sarà un poco tardi, e chiamerai con il nome vero te ed il tuo attuale comportamento. Dirai a te stesso: “ma quale eroe della fuga… quella volta invece di difendere la libertà, il mio diritto alla libertà, sono stato un vigliacco ed ho lasciato che la umiliassero e la ammazzassero”.
Diceva un grande tedesco: “sono stato anch’io collaboratore del nazismo, certo non ho fatto niente positivamente, ma mi sono girato dall’altra parte e voltandomi dall’altra parte lo ho aiutato a diventare quel mostro che è diventato”. Tu non solo ti sei girato, hai fatto un bel po’ di strada perché il problema non fosse più davanti ai tuoi occhi. Allora… Dimmi? Dimmi tu, di che diritto umano stai parlando? Dell’umano, troppo umano diritto di tradire il tuo valore umano? Di questo stai parlando? E potrai concludere giustamente: “e chi mi ha aiutato ad essere un vigliacco lo è stato come me, non facendomi capire quanto male avrebbe fatto subito a me e poi a tutti gli uomini questo mio gesto egoista, lasciando che la mia libertà venisse stuprata da dei tagliagole, solo perché erano armati ed avevo paura. Difendere e tenere vivo il mio primo diritto era il mio primo dovere”.

Allora, spero che quel giorno, non lontanissimo, su qualche Piave o su qualche Marna, sarai a difendere e non a scappare, perché la libertà che non difendiamo oggi è la schiavitù che ci attende domani. Tutti noi: profughi e “accoglienti”.