Per chi ha frequentato un liceo uno dei momenti obbligati è stata la prima lezione di filosofia. Certo, qualcuno potrebbe averla dimenticata, potrebbe non averla ascoltata, potrebbe esserne rimasto disgustato, ma è quasi certo che sia andata così: dopo le presentazioni e quant’altro, il professore chiede ai suoi allievi che cosa sia, secondo loro, la filosofia. Ancora inesperti, i più temerari si lanciano in proposte, tesi, spesso contrastanti fra loro. Ecco, la stessa scena va immaginata in un qualsiasi contesto in cui vari pensatori o appassionati di filosofia siano chiamati a rispondere a quella domanda. Uno stile di pensiero, ma anche e soprattutto di vita, cominciato 2500 anni fa, non ha ancora uno statuto chiaro.
Visto il recente appello dei massimi filosofi italiani a difendere la filosofia nelle scuole superiori, andrebbe chiarita una definizione di massima che consenta di tracciarne sommariamente limiti e ambiti di competenza. Non è vero che ogni dibattito di idee è filosofico, né che sia una questione di prestigio accademico.

L’interpretazione etimologica della filosofia (amore per la sapienza) è ormai inflazionata, vale la pena occuparsi subito di questioni più profonde e mai veramente risolte. Posto che il suo oggetto può essere il più disparato, non bisogna dimenticare le questioni di metodo. La filosofia non è fede. Molti potrebbero considerare questa un’ovvietà, ma non è così. Se la filosofia è indagine razionale (puramente razionale) deve rifiutare qualsiasi punto fermo che non sia stato razionalmente ed incontronvertibilmente provato.
La teologia è una disciplina affascinante, ma non è filosofia. Questo non è, ovviamente, un giudizio di merito, ma una semplice distinzione. Un’autentica indagine esclusivamente razionale non può assumere postulati dubbi o non universalmente riconosciuti. Spesso nelle varie discipline filosofiche si specula in modo indebito, o meglio, non conforme alla sola ragione, proprio perché si dimentica questo fatto. La filosofia morale, troppo spesso, opera con valori e virtù senza soppesarle in senso teoretico. Certo, è una buona fotografia di come vivono i più, assumendo valori assoluti culturali e facendo discendere da questi tutta una serie di conseguenze, ma è quasi assente una spregiudicata e profonda messa in discussione dei principi.
La corrente delle Virtue Ethics, ad esempio, si affida con eccessiva sicurezza a concetti vaghi e indistinti come quello della virtù. Possono essere e, anzi, sono idee interessanti, ma non certamente filosofiche in senso stretto. Ciò che non va confuso è il dibattito di opinioni e la discussione filosofica. Certo, per esigenze di sintesi scolastica, tutti i filosofi vengono presentati come grandi e autorevoli banche di opinioni, ma non è sempre così (quasi mai, a dire il vero). La vera tensione non dovrebbe essere quella della costruzione, quanto quella dell’indagine senza pregiudizio alcuno.

Molti condannano la bioetica come scienza proprio per il suo rifarsi a concetti come “dignità” e “sacralità”. Se è vero ciò che cerca di dimostrare Nietzsche, ovvero che i concetti non sono altro che immagini senza referente, costruzioni vuote, non possiamo difenderci dietro a simili parole. Non che Nietzsche fosse un nichilista assoluto o simili, per carità, ma l’appellarsi sempre a questioni di intoccabilità non dimostra altro che semplice chiusura per fede (in senso lato e non strettamente religioso). Non si vuole con questo lasciare briglia sciolta all’ingegneria genetica o quant’altro, ma la difesa va combattuta su altro piano che quello dei semplici divieti. Stesso discorso si può fare a proposito delle teorie tanto combattute in modo aprioristico come quella del gender, senza indagare in modo chiaro il problema e da lì prendere delle decisioni. Va ripetuto: non si danno giudizi di merito, ma una scelta è puramente fideista, l’altra è quantomeno uno sforzo razionale, poi la scelta va presa dal singolo. Questo sforzo è sempre riflessione, ovvero rimessa in discussione continua delle proprie prospettive e di quelle altrui. La stessa filosofia deve mettersi in discussione e non può pretendersi metodo razionale per eccellenza, il può non essere il corretto approccio a un qualsiasi problema, anche questo va discusso. Se si tenessero sempre presenti queste linee si potrebbe avere una filosofia vera, per cui vale la pena ripetere ancora queste linee apparentemente ovvie che, se trascurate, fanno ripiombare nella chiacchiera. Il dibattito di opinioni può avere la stessa funzione che ha in Kant la metafisica: uno sprone a cercare soluzioni compiute, ma non ha necessario valore conoscitivo.